Il messaggio

Papa Leone: “Il Web amplifica il pregiudizio nei confronti dei poveri e l’indifferenza verso le loro cause”

Le parole del Santo Padre in vista della Giornata mondiale dei poveri che si terrà il 15 novembre 2026

Papa Leone: “Il Web amplifica il pregiudizio nei confronti dei poveri e l’indifferenza verso le loro cause”

Attraverso un messaggio pubblicato sul sito della Santa Sede e rilanciato attraverso i suoi profili social, Papa Leone XIV si è espresso in merito alla “Giornata mondiale dei poveri” che si terrà tra cinque mesi, più precisamente il prossimo 15 novembre 2026.

Il Pontefice, nel documento intitolato “Il signore è il rifugio del povero“, ha parlato della condizioni delle persone più fragili della società, permeata da “un’ingiustizia sociale” che deriva “dalla corruzione tracotante, tanto deplorevole quanto discriminatoria” e nella quale non si cerca più il trascendente, ma solo l’interesse personale.

I primi a doverne subire le conseguenze sono i poveri, non a caso in aumento in molte società – scrive Prevost – L’assenza di Dio pone le persone non più una accanto all’altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione. Viene così esibita una dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia. In questa condizione si trovano non solo singole persone, ma intere popolazioni”.

“Il Web amplifica il pregiudizio nei confronti dei poveri”

Ma ecco che proprio all’inizio del suo messaggio, Papa Leone fa riferimento non solo alla vita reale, ma anche a quella digitale, un ambiente che, secondo il Santo Padre, concorre ad accrescere il pregiudizio verso i poveri.

“Il grido di giustizia dei poveri oggi viene spento con molteplici tecniche, sempre più subdole, fino a rendere afono ogni loro sforzo di fare udire le proprie richieste. L’ambiente digitale radicalizza il pregiudizio nei loro riguardi e accresce la cortina di indifferenza che circonda le loro cause. Al povero non resta che gridare verso Dio (cfr Sal 34,7) e far giungere a Lui il lamento, avendo certezza di essere ascoltato perché Dio è fedele e ricco di misericordia”.

Non è la prima volta che il Pontefice chiama in causa il mondo del Web e della Rete. Poco meno di un mese fa, infatti, ha presentato al mondo la sua prima Lettera Enciclica, nella quale ha parlato di intelligenza artificiale, uno dei temi cardine del progresso tecnologico e sociale dell’umanità. In questo documento, il successore di Pietro ha voluto sottolineare come la tecnologia debba rimanere al servizio dell’uomo e dei suoi diritti fondamentali, impedendo che le “cose nuove” di questo secolo si trasformino in una forma di sottomissione.

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Tornando al messaggio "Il signore è il rifugio del povero", Prevost sostiene che in una società che oggi ignora chi è oppresso, umiliato e indifeso, a loro non resta che abbandonarsi a Dio carichi di fiducia e attesa:

"In questo totale affidamento, rifiorisce il senso della propria dignità, si riconoscono sorelle e fratelli con cui organizzare i propri sogni, la speranza diventa silenziosamente realtà. Rifugiarsi in Dio equivale a trovare la protezione vera e sicura, quella che i potenti non possono garantire e preferiscono negare - e poi aggiunge - Il povero, però, sa riconoscere più di altri l’essenziale, perché vive dell’essenziale. Più simile di tutti a Cristo, riconosce Dio come proprio rifugio anche quando le circostanze sembrano smentirlo, ed è colmo di speranza per la sua giustizia, che non tarda a manifestarsi".

In conclusione, l'appello ai fedeli della comunità cristiana che "non può rimanere insensibile" verso chi è "invisibile":

"La Chiesa, per sua stessa natura, è chiamata ad essere povera e rifugio per i poveri. Sorgono inevitabili alcune domande, che in questa X Giornata Mondiale dei Poveri abbiamo urgenza di far risuonare nella nostra mente e nel nostro cuore. Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri? Abbiamo coscienza della nostra povertà e la preferiamo all’ingiusta ricchezza? Arriviamo là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità? Questi e molti altri interrogativi obbligano a un serio esame di coscienza, per verificare quanto ancora siamo chiamati a diventare a favore dei poveri e per la loro liberazione. Allora vedremo che i poveri diventano loro stessi rifugio per altri. L’esperienza della povertà rende particolarmente sensibili a una rinnovata solidarietà davanti alle sfide".