Università

Meritocrazia Italia: basta lauree facili

Lo Stato deve tutelare il valore legale del titolo di studio

Meritocrazia Italia: basta lauree facili

È ritenuto inaccettabile l’esamificio legalizzato delle Università telematiche, che rilasciano titoli accademici senza percorsi formativi di qualità, favorendo lo svilimento delle competenze e la svalutazione del merito.

Lo Stato spagnolo è intervenuto nelle scorse settimane bloccando il riconoscimento di titoli rilasciati da atenei telematici stranieri, rilevando ciò che in Italia molti sanno ma pochi hanno interesse a dire: un’Università telematica senza criteri selettivi di ammissione, verifica della frequenza ed esami svolti con serietà, senza docenti strutturati e in una quantità adeguata a seguire gli studenti, senza strutture sufficienti, produce laureati privi di preparazione. Tale situazione appare grave in un momento storico nel quale risulta necessario dare il contributo idoneo alla tenuta culturale, professionale ed economica dell’intero Paese. Una missione da affidare all’Università, motore del progresso sociale.

Il problema non risiede nella formazione a distanza, la quale, se ben congegnata, può favorire l’inclusione formativa. Il nodo centrale è l’assenza di controllo sulla qualità della didattica e sull’accertamento della conoscenza. Quando l’esame diventa una formalità e il titolo un prodotto commerciale, si crea una concorrenza sleale verso chi studia, fa ricerca e supera selezioni pubbliche con anni di sacrificio.

Gli effetti sul sistema dei concorsi pubblici e sulle carriere

Gli effetti sono visibili. Sempre più spesso si registrano casi di laureati telematici con lode che, grazie al solo punteggio del titolo, risultano preferiti nelle progressioni di carriera e nei concorsi pubblici rispetto a candidati che hanno costruito competenze sul campo. Il merito viene sostituito dal certificato e la competenza reale dalla strategia di accumulo crediti.

I dati pubblicati da IrpiMedia sul caso spagnolo confermano la dimensione del fenomeno. I colossi del settore hanno visto il gettito da master di primo e secondo livello crescere del 154% tra il 2019 e il 2024, passando da 8,7 a 22,3 milioni di euro. Nello stesso periodo, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha registrato alcuni Atenei come “non rispondenti/inadempienti” per i dati sugli iscritti ai master, con valore zero per l’anno 2021-2022. Solo dal 2023-2024 sono disponibili i numeri: 20.200 iscritti, scesi a 13.500 nel 2024-2025, mentre il gettito è aumentato di 4,4 milioni. L’inchiesta ne cita inoltre una condotta in Spagna per un presunto gruppo che falsificava esami e facilitava il conseguimento di titoli.

Le proposte di Meritocrazia Italia per la tutela del merito

Alcuni accorgimenti ministeriali hanno tentato di mettere un argine alla spersonalizzazione delle relazioni formative, ma l’intervento non basta. L’associazione Meritocrazia Italia chiede:

  • verifiche indipendenti e a campione sull’effettivo svolgimento degli esami e sulla corrispondenza tra carico didattico dichiarato e conoscenza acquisita;

  • l’aumento del numero minimo dei docenti strutturati in relazione al numero di iscritti;

  • la pubblicazione obbligatoria e verificabile dei dati su iscritti, laureati, tasso di abbandono e placement per ogni corso di laurea e master.

Fino a quando non ci sarà perfetta equiparazione qualitativa tra Università telematiche e Università tradizionali, anche in punto di organizzazione della didattica e della docenza, sarà necessario riconoscerne un diverso peso in sede di selezione nei concorsi pubblici.

Difendere il valore legale del titolo di studio significa difendere la competenza. Significa evitare che il Paese si ritrovi con dirigenti, docenti e professionisti scelti sulla base di un pezzo di carta, non di una competenza verificata.