Rieccola, puntuale. Con più o meno differenze di decimali rispetto ai mesi precedenti.
L’inflazione torna a occupare il centro del dibattito economico internazionale.
Dagli Stati Uniti all’Europa, i prezzi continuano a rappresentare una delle principali preoccupazioni per famiglie e governi.
Se da una parte il presidente americano Donald Trump ha scelto toni provocatori per commentare gli ultimi dati sull’andamento del costo della vita, dall’altra il “vecchio continente” registra dinamiche differenziate, ma accomunate da un elemento: il rischio concreto di un’erosione del potere d’acquisto.
Ed è proprio su questo punto che si inserisce un monito ancor più legato ai territori con l’interventi di Codici Lombardia, che chiede strumenti nuovi e più vicini ai cittadini per monitorare i rincari che incidono ogni giorno sui bilanci familiari.
Lo “show” di Trump davanti all’impennata dei prezzi
Negli Stati Uniti l’inflazione ha registrato una nuova accelerazione.
I dati diffusi a maggio mostrano un incremento annuale dei prezzi del 4,2%, in netto aumento rispetto al 2,4% dell’anno precedente, mentre su base mensile la crescita è stata dello 0,5%.
Un dato che ha alimentato il confronto politico, soprattutto perché l’aumento del costo della vita era stato uno dei temi centrali della campagna elettorale di Donald Trump.

Di fronte ai giornalisti, il presidente ha sorpreso tutti con una battuta destinata a far discutere:
“Sapete cosa mi piace davvero? Mi piace l’inflazione”.
Una frase pronunciata nel tentativo di spiegare che, a suo giudizio, il fenomeno sarebbe temporaneo e legato alle tensioni internazionali e al conflitto con l’Iran.
Trump ha infatti sostenuto che i prezzi torneranno a scendere rapidamente una volta conclusa la guerra e ha successivamente accusato i media di aver estrapolato le sue parole dal contesto.
Lo sprint dell’inflazione a stelle e strisce, l’ira dei Democratici
Le opposizioni democratiche hanno però reagito duramente.
Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer e la senatrice Elizabeth Warren hanno accusato il presidente di sottovalutare le difficoltà economiche quotidiane degli americani.
A rendere ancora più delicato il quadro c’è il fatto che l’inflazione ha superato la crescita salariale per il secondo mese consecutivo.
Secondo l’Ufficio di statistica del lavoro statunitense, i salari reali settimanali medi sono diminuiti dello 0,2% nell’ultimo mese e dello 0,7% rispetto a un anno fa: il peggior dato annuale dal febbraio 2023.
Una dinamica che rischia di trasformarsi in un problema politico in vista delle prossime elezioni di medio termine.
Secondo un sondaggio NBC News, soltanto il 32% degli americani approva oggi la gestione dell’inflazione da parte di Trump.
L’attesa per la Fed e il suo nuovo corso
Nel frattempo, cresce l’attesa per la prima riunione della Fed del 16 e 17 giugno sotto la guida del neo presidente Kevin Warsh: a lui le difficili scelte di politica monetaria dopo il balzo dell’inflazione Usa di maggio al 4,2% sospinta dai costi energetici per la chiusura di Horumz a causa della guerra in Medio Oriente.

Il tutto in un contesto che ha visto oggi la Banca centrale europea alzare il suo tasso di riferimento al 2,25%, la prima stretta dal 2023, dato che i costi energetici spinti dalle tensioni in Medio Oriente portano l’inflazione dell’Eurozona sopra il target del 2%.
Se l’era Powell è stata caratterizzata dal perenne scontro con il presidente americano Donald Trump per l’approccio attendista dell’ex governatore centrale, con Warsh si apre una fase meno tesa con la Casa Bianca ma sempre garantendo l’indipendenza della Federal reserve dalle ingerenze del tycoon.
Europa a velocità diverse
Se negli Stati Uniti il tema assume anche i contorni dello scontro politico, in Europa emerge una geografia dell’inflazione più articolata.
In Germania, secondo i dati diffusi da Destatis, l’inflazione a maggio si è attestata al 2,6% su base annua, in rallentamento rispetto al 2,9% di aprile.
Su base mensile si registra addirittura una flessione dello 0,2%.
Restano tuttavia elevate le tensioni sui prezzi energetici, alimentate dalle incertezze geopolitiche e dagli effetti indiretti della crisi mediorientale.
Scenario diverso in Spagna, dove i prezzi hanno mantenuto un ritmo di crescita stabile.
L’indice dei prezzi al consumo si è fermato al 3,2% annuo, lo stesso valore registrato ad aprile, mentre la crescita mensile si è limitata allo 0,1%.
In Francia, invece, l’inflazione mostra segnali di nuova accelerazione.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo ha raggiunto il 2,4% su base annua, rispetto al 2,2% del mese precedente.
Ancora più evidente l’aumento del dato armonizzato europeo, salito al 2,8%.
Tre Paesi, tre traiettorie differenti, ma una stessa sfida: evitare che il rialzo dei prezzi continui a comprimere la capacità di spesa delle famiglie.
In Italia, il tasso di inflazione annuo (misurato dall’indice NIC) è del 3,2%.
Il dato, rilevato a maggio, ha segnato un’accelerazione rispetto ai mesi precedenti, trainato principalmente dall’andamento dei beni energetici e dei servizi
Codici Lombardia: “La vera emergenza è il divario tra prezzi e stipendi”
Per Codici Lombardia il problema non riguarda soltanto il livello generale dei prezzi, ma soprattutto il rapporto sempre più squilibrato tra inflazione e retribuzioni.
“L’inflazione è tornata a correre proprio mentre emerge con chiarezza il problema strutturale dei salari italiani”, osserva Davide Zanon, segretario regionale di Codici Lombardia che aggiunge:
“Le ultime rilevazioni europee mostrano che le retribuzioni nette nel nostro Paese restano significativamente inferiori a quelle delle principali economie europee. Quando gli stipendi crescono meno dei prezzi, ogni aumento si trasforma immediatamente in una riduzione del benessere delle famiglie”.

Secondo l’associazione, inoltre, le statistiche nazionali non bastano a fotografare la realtà quotidiana dei cittadini:
“L’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo. Una famiglia non compra l’indice ISTAT: compra pane, latte, pasta, frutta, carburante e biglietti del trasporto pubblico nel proprio Comune. È lì che il caro vita diventa concreto e misurabile”.
La proposta: beni sentinella e una dashboard regionale dei prezzi
Per questo Codici Lombardia chiede a Regione Lombardia l’attivazione di un sistema permanente di monitoraggio territoriale basato sui cosiddetti “beni sentinella”: un paniere ristretto di prodotti e servizi essenziali da rilevare ogni mese attraverso una dashboard pubblica accessibile ai cittadini.
Tra le voci da monitorare figurano acqua minerale, pane, pasta, latte, uova, pollo, frutta e verdura stagionale, prodotti per l’igiene personale, detersivi, carburanti e trasporto pubblico locale.
L’obiettivo sarebbe quello di pubblicare prezzi medi, minimi e massimi, evidenziando le differenze tra province e l’evoluzione mensile dei rincari.
“Non serve controllare tutto, ma controllare bene ciò che pesa maggiormente sui bilanci familiari”, conclude Zanon che osserva ancora:
“Oggi la vera emergenza è l’effetto combinato tra rincari e salari insufficienti. Se i prezzi crescono e le retribuzioni restano ferme, il rischio è un progressivo impoverimento del ceto medio e delle fasce più vulnerabili. Servono dati locali, trasparenza e strumenti di controllo vicini ai cittadini”.