Svolta nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino sottoposto a un delicato trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli e deceduto il 21 febbraio 2026. Il giudice per le indagini preliminari Mariano Sorrentino ha disposto l’interdizione dall’esercizio della professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua vice Emma Bergonzoni.
La misura cautelare prevede una sospensione di 12 mesi per Oppido e di 7 mesi per Bergonzoni. I due medici avevano eseguito il trapianto il 23 dicembre 2025.
Le accuse contestate
Il provvedimento accoglie le richieste avanzate dalla Procura di Napoli, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del Nas.
Come riferito dall’Ansa, le ipotesi di reato contestate ai due professionisti sono di falso materiale e ideologico in concorso in relazione alla compilazione della cartella clinica del piccolo paziente. Secondo l’ipotesi investigativa, i medici avrebbero attestato circostanze non corrispondenti al vero nel referto operatorio relativo al trapianto di cuore.
I dubbi sul referto
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nei documenti sanitari sarebbe stato riportato che alcune operazioni di cannulazione e circolazione extracorporea erano state eseguite dopo l’arrivo al Monaldi dell’équipe che aveva curato l’espianto dell’organo a Bolzano.
Gli accertamenti svolti dalla Procura e dal Nas avrebbero invece evidenziato che tali procedure sarebbero iniziate prima dell’arrivo dell’équipe specializzata. Proprio questa presunta difformità tra i fatti e quanto riportato nella documentazione clinica è al centro dell’accusa di falso.
Oppido e Bergonzoni, assistiti dai rispettivi legali, hanno sostenuto gli interrogatori preventivi il 31 marzo e il 21 maggio.
L’accusa di omicidio
L’indagine non si limita alla presunta falsificazione della documentazione sanitaria. Ai due cardiochirurghi viene contestata l’ipotesi di reato di omicidio colposo in concorso insieme ad altri cinque medici coinvolti nell’intervento e nelle cure successive.
L’accusa è legata alle circostanze che avrebbero portato al decesso del piccolo Domenico, una vicenda che continua a essere oggetto di approfondimenti tecnici e giudiziari.
Gli esami sui cuori
Nel frattempo si è concluso l’incidente probatorio disposto dal gip sui due cuori coinvolti nella vicenda: quello malato del bambino e quello trapiantato, proveniente da Bolzano e conservato mediante ghiaccio secco.
Gli accertamenti sono stati eseguiti presso il Policlinico di Bari alla presenza dei consulenti nominati dalla Procura, dagli indagati e dalla famiglia Caliendo-Mercolino.
Secondo quanto riferito dal medico legale della famiglia, le analisi istologiche avrebbero evidenziato segni di necrosi compatibili sia con l’esposizione a basse temperature sia con l’utilizzo prolungato dell’Ecmo, il sistema di circolazione extracorporea impiegato nei casi più complessi.
Il deposito delle relazioni peritali, inizialmente previsto per settembre, potrebbe slittare di alcune settimane e arrivare a metà ottobre su richiesta degli esperti incaricati.
Presunzione di innocenza
L’inchiesta resta nella fase delle indagini preliminari. Le accuse formulate dalla Procura dovranno essere verificate nel corso dell’eventuale processo e la responsabilità degli indagati potrà essere accertata solo con una sentenza definitiva passata in giudicato, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.
La reazione della famiglia
Soddisfazione è stata espressa dalla famiglia del bambino attraverso il proprio legale, l’avvocato Francesco Petruzzi.
“Il fatto che il giudice abbia applicato il massimo della durata prevista dal codice per questa misura cautelare ci rende fiduciosi sulla tenuta della misura stessa davanti al tribunale del Riesame”.
Petruzzi ha riferito di aver parlato con la madre del piccolo Domenico, definendo il provvedimento “un primo momento di verità sancito da un giudice“. L’avvocato ha inoltre sottolineato come, a suo giudizio, sia la prima volta nell’ambito del procedimento che venga riconosciuto un comportamento doloso.