Nella giornata di venerdì 12 giugno 2026, il vice coordinatore per il Gruppo Ecr in Libe, Alessandro Ciriani, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale a Bruxelles in merito all’attuazione delle nuove linee guida comunitarie. L’eurodeputato di Fratelli d’Italia-Ecr ha evidenziato come l’avvio delle nuove misure rappresenti un cambio di rotta per le istituzioni continentali.
“Con l’entrata in applicazione del Patto europeo su migrazione e asilo si apre una nuova fase che segna un punto di svolta politico e culturale: l’Europa riconosce finalmente che l’immigrazione non può essere affrontata solo quando gli arrivi sono già avvenuti sulle nostre coste. La chiave è governare i flussi, non subirli. Significa rafforzare le frontiere esterne, distinguere chi ha diritto alla protezione internazionale da chi non ha titolo per restare, accelerare le procedure, rendere effettivi i rimpatri e agire prima delle partenze, attraverso una cooperazione seria con i Paesi di origine e di transito.”
Il superamento della gestione ideologica e il ruolo dell’Italia
Secondo l’esponente politico, l’accordo raggiunto riflette una transizione verso la definizione di norme precise, superando i passati orientamenti normativi in materia di accoglienza. Il rappresentante italiano al Parlamento europeo ha rimarcato l’apporto della presidenza del Consiglio italiana nella ridefinizione dell’agenda di Bruxelles e nel coordinamento con i Paesi terzi.
“La stagione delle porte aperte e della gestione ideologica dell’immigrazione è finita. Il Patto è il frutto di un approccio politico e pragmatico, che oggi porta anche chi in passato ha sostenuto politiche migratorie senza freni a riconoscere che senza regole, confini e sicurezza non esiste una gestione credibile dei flussi. L’Italia, con Giorgia Meloni, è stata protagonista di questo cambio di paradigma, riportando la questione migratoria al centro dell’agenda europea e tracciandone la rotta: difesa delle frontiere, lotta ai trafficanti, accordi con i Paesi terzi e responsabilità condivisa.”
Rimpatri e implementazione delle nuove procedure
L’attenzione del vice coordinatore si è spostata sui meccanismi operativi necessari per rendere efficaci i respingimenti e la cooperazione transfrontaliera. Il parlamentare europeo ha concluso specificando l’importanza del prossimo impianto normativo e citando le intese bilaterali già avviate dal governo di Roma come esempio per l’Unione.
“Ora il Patto dovrà essere applicato con rigore. Sarà decisivo anche il nuovo Regolamento europeo sui rimpatri, perché non basta decidere più rapidamente chi non ha diritto a restare: bisogna rendere effettivo il suo ritorno. Ed è proprio qui che si inserisce la dimensione esterna, dagli accordi con i Paesi terzi agli hub fuori dall’Unione: la stessa direzione indicata dall’Italia con il modello Albania, che oggi l’Europa riconosce come strada da seguire.”