La fotografia è dell’11 giugno 2026, e racconta un’Eurozona tra due pressioni opposte: da una parte la crescita rallenta, dall’altra l’inflazione torna a spingere la Banca centrale europea ad alzare i tassi.
Il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime di crescita dell’area euro allo 0,9% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, rispettivamente 0,5 e 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle valutazioni precedenti alla guerra in Medio Oriente. Poche ore dopo, la Bce ha annunciato un rialzo di 25 punti base dei tre tassi di riferimento: è la prima stretta monetaria dal 2023.
Per famiglie, imprese e mercati il messaggio è chiaro: la guerra pesa sull’economia, ma anche sui prezzi. E Francoforte ha scelto di intervenire prima che il nuovo shock energetico si trasformi in inflazione più persistente.
Il Fmi: prospettive indebolite per l’area euro
Nel documento pubblicato l’11 giugno 2026, il Fondo monetario internazionale ha scritto che l’economia dell’area euro deve affrontare “nuovi venti contrari” legati alla guerra in Medio Oriente e all’aumento dei prezzi dell’energia.
Secondo il Fmi, “le prospettive dell’area euro si sono indebolite”. La nuova previsione indica una crescita del Pil allo 0,9% nel 2026 e all’1,2% nel 2027. Il taglio riflette soprattutto l’impatto più persistente delle interruzioni nelle forniture energetiche, il calo della fiducia e condizioni finanziarie più tese.
Il Fondo ha anche alzato le previsioni sull’inflazione: 2,8% nel 2026 e 2,3% nel 2027, cioè 0,8 e 0,4 punti percentuali sopra le stime precedenti. In pratica, l’area euro si trova davanti a uno scenario più scomodo: meno crescita e prezzi più alti.
Il Fmi ha indicato anche i principali rischi: un ulteriore shock energetico, una nuova escalation del conflitto in Medio Oriente, ritardi nella riparazione delle infrastrutture energetiche, l’intensificazione della guerra in Ucraina e nuove tensioni commerciali.
La Bce alza i tassi: prima stretta dal 2023
Sempre l’11 giugno 2026, la Banca centrale europea ha deciso di alzare i tre tassi ufficiali di 25 punti base. Dal 17 giugno 2026, il tasso sui depositi salirà al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%.
La Bce ha spiegato così la decisione:
“La guerra in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche”. Nel comunicato, Francoforte ha aggiunto che il rialzo è ritenuto solido “in una serie di scenari” su come lo shock possa evolvere e colpire l’economia dell’area euro.
The Governing Council decided to raise interest rates by 25 basis points.
This decision is robust across a range of scenarios mapping how the current shock might evolve and affect the medium-term outlook for the euro area, says President @Lagarde. pic.twitter.com/4JSkcuRJrG
— European Central Bank (@ecb) June 11, 2026
È una svolta importante perché segna il ritorno alla stretta monetaria dopo quasi tre anni. L’ultimo rialzo dei tassi della Bce risaliva infatti al settembre 2023. Dopo quella fase, Francoforte aveva progressivamente allentato il costo del denaro, fino a riportare il tasso sui depositi al 2% nel giugno 2025.
Inflazione sopra il target
La decisione della Bce è arrivata dopo il nuovo aumento dell’inflazione nell’area euro. A maggio 2026, l’indice dei prezzi al consumo è salito al 3,2%, dal 3,0% di aprile, restando ben sopra l’obiettivo del 2% fissato da Francoforte.
Nel dettaglio, l’inflazione energetica è salita al 10,9%, dopo il 10,8% di aprile. L’inflazione al netto di energia e alimentari è salita al 2,5%, dal 2,2% del mese precedente. Anche i servizi hanno accelerato, passando dal 3,0% al 3,5%.
La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha avvertito che “le implicazioni complete della guerra per l’inflazione e la crescita di medio periodo dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, oltre che dalla scala degli effetti indiretti e di secondo impatto”.
La Bce prevede ora un’inflazione media del 3,0% nel 2026, del 2,3% nel 2027 e del 2,0% nel 2028. Rispetto alle stime di marzo, la previsione è stata rivista al rialzo per il 2026 e il 2027, proprio a causa del percorso più alto dei prezzi energetici.
Crescita rivista al ribasso
Il rialzo dei tassi arriva però in un momento di crescita debole. Nelle nuove proiezioni, la Bce vede il Pil dell’area euro allo 0,8% nel 2026, all’1,2% nel 2027 e all’1,5% nel 2028.
La revisione al ribasso per il 2026 e il 2027 riflette l’impatto più marcato della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia di famiglie e imprese.
Mutui e prestiti: chi rischia di pagare di più
L’aumento dei tassi non si trasmette nello stesso modo a tutti i debitori. I mutui a tasso fisso già stipulati non cambiano automaticamente. L’impatto riguarda soprattutto i mutui variabili, i nuovi finanziamenti e chi dovrà rinegoziare o rifinanziare un prestito nei prossimi mesi.
Secondo la Bce, ad aprile 2026 i tassi sui mutui nell’area euro erano già al 3,4%, mentre i tassi sui prestiti bancari alle imprese erano al 3,6%. Le condizioni finanziarie, ha spiegato Francoforte, sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto alla riunione precedente, ma più restrittive rispetto al periodo precedente alla guerra.
Nessun percorso già deciso
La Bce non ha però annunciato una serie automatica di nuovi rialzi. Francoforte ha ribadito che continuerà a decidere “riunione per riunione” e che non si impegna in anticipo su un determinato percorso dei tassi.
Lagarde ha spiegato che le prossime decisioni dipenderanno dai dati in arrivo: andamento dell’inflazione, aspettative sui prezzi, trasmissione della politica monetaria, salari, credito e impatto della guerra sull’economia reale.