L’Europa vuole sedersi al tavolo della pace, ma non ha ancora deciso con quale voce parlare. È il punto emerso l’11 giugno 2026, a Roma, mentre la guerra in Ucraina entra in una nuova fase diplomatica: da una parte l’Italia chiede che l’Unione europea si presenti compatta, dall’altra Mosca accusa Francia, Germania e Regno Unito di mettere condizioni “inaccettabili” e di ostacolare il percorso negoziale.
La giornata si è aperta con le comunicazioni di Giorgia Meloni al Parlamento in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026. Poi, nel pomeriggio, è arrivato anche il messaggio del Quirinale. Durante la tradizionale colazione di lavoro con la presidente del Consiglio e diversi ministri, Sergio Mattarella ha sottolineato che è “molto opportuno che l’Unione europea – nei confronti dell’Ucraina e della Russia – si presenti con una voce sola”.
Una formula che arriva alla vigilia di una sequenza di appuntamenti internazionali decisivi: Consiglio europeo, G7, vertice Nato e bilaterale con la Francia.
Meloni: serve una figura autorevole per parlare con Mosca
Nelle stesse ore, Meloni ha portato in Parlamento una posizione molto simile: l’Europa, secondo la premier, deve partecipare al negoziato, ma non può farlo attraverso gruppi ristretti di Paesi.
La presidente del Consiglio ha sostenuto da tempo la necessità di individuare “una figura autorevole”, con la fiducia e il mandato di tutti gli Stati membri dell’Unione europea, incaricata di rappresentare l’Europa nei contatti con Mosca.
Parigi, Berlino e Londra possono avere un ruolo politico e diplomatico, ma non possono parlare a nome dell’intera Unione. Meloni ha detto che nessun formato ristretto possiede la “legittimità” per rappresentare tutti.
La questione riguarda soprattutto il cosiddetto E3, il formato composto da Francia, Germania e Regno Unito, che negli ultimi giorni ha ripreso iniziativa sul dossier ucraino. Per Roma, però, il negoziato non può essere gestito solo da alcune capitali europee, soprattutto dopo la Brexit e in una fase in cui anche Polonia e Italia chiedono di essere coinvolte.
Il vertice di Londra con Zelensky
Il nodo nasce dal vertice del 7 giugno 2026 a Londra. A Downing Street, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz.

Al termine dell’incontro, i leader dei tre Paesi E3 hanno diffuso una dichiarazione congiunta insieme a Zelensky, sostenendo la proposta di un dialogo diretto tra Ucraina e Russia, con la partecipazione attiva di Stati Uniti ed Europa, per arrivare a un cessate il fuoco e aprire ulteriori negoziati.
Nel documento sono state indicate alcune condizioni considerate necessarie per una pace “giusta e duratura”: stop immediato e completo ai combattimenti, linea di contatto attuale come punto di partenza dei negoziati, rispetto del diritto dell’Ucraina a scegliere le proprie alleanze, garanzie di sicurezza legalmente vincolanti per Kiev e mantenimento degli asset russi congelati fino alla fine dell’aggressione e al risarcimento dei danni di guerra.
Mosca convoca gli ambasciatori E3
La risposta russa è arrivata l’11 giugno 2026. A Mosca, gli ambasciatori di Francia, Germania e Regno Unito sono stati ricevuti dal viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin.
Secondo Parigi, l’incontro è servito a condannare l’ultima escalation della guerra e a ribadire il sostegno a negoziati tra Kiev e Mosca sostenuti da Stati Uniti ed Europa. Il portavoce del ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux, ha spiegato che gli ambasciatori hanno espresso preoccupazione per “la recente escalation da parte della Russia” e per “l’intensificazione delle campagne di manipolazione dell’informazione” nel contesto dell’aggressione contro l’Ucraina.
La versione russa è stata completamente diversa. Il ministero degli Esteri di Mosca ha accusato Francia, Germania e Regno Unito di portare avanti una politica “distruttiva”, finalizzata a incoraggiare Kiev a continuare la guerra con il sostegno occidentale.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha attaccato direttamente la dichiarazione dei Paesi E3. Secondo Mosca, le condizioni poste da Francia, Germania e Regno Unito per la pace in Ucraina sono “inaccettabili”.
“I leader di questi Paesi, con la loro dichiarazione, fanno finta di chiedere la pace, ma in realtà avanzano condizioni a priori inaccettabili”, ha scritto Zakharova in una dichiarazione pubblicata su Telegram dopo l’incontro al ministero degli Esteri russo.
Putin guarda a Trump, ma chiude agli europei
La linea russa resta quella già emersa nei giorni precedenti. Vladimir Putin ha lasciato intendere che alcune proposte del presidente americano Donald Trump potrebbero contribuire a fermare i combattimenti, ma ha mantenuto una posizione rigida su Kiev e sull’Europa.
Il presidente russo ha detto di essere disposto a parlare con politici europei, ma non li considera interlocutori adatti a mediare la fine della guerra. Mosca non esclude contatti con l’Europa, ma contesta il ruolo degli europei come garanti o architetti dell’intesa.