Tre casi virali

Gli Stati Uniti stano gestendo malissimo i Mondiali di calcio appena partiti

Come fa una nazione a ospitare la Coppa del Mondo e poi a impedire l'ingresso a chi la deve disputare?

Gli Stati Uniti stano gestendo malissimo i Mondiali di calcio appena partiti

I Mondiali di Calcio americani FIFA 2026 (11 giugno – 19 luglio) sono ufficialmente cominciati. Ad aprire le danze ieri è stato il Messico, mentre tra oggi e domani toccherà a Canada e Stati Uniti. Le prime due partite del Girone A sono terminate rispettivamente con questi risultati:

  • Messico-Sudafrica: 2-0 – reti messicane di Quinones e Raul Jimenez (e bene tre espulsi, due sudafricani e un messicano)

  • Sud Corea-Cechia: 1-2 – rete ceca di Krejci, poi la rimonta coreana di Hwang In-beom e Oh Hyeon-gyu

Come anticipato, il programma prevede questa sera alle 21 italiane la partita del Girone B Canada-Bosnia a Toronto (Canada), mentre alle 3 di notte italiane il match Stati Uniti-Paraguay a Los Angeles (USA).

Cerimonia di apertura con Shakira e… Bocelli

Prima di entrambe le gare, come successo per la partita inaugurale in Messico, si svolgerà una cerimonia di apertura.

All’Estadio Azteca di Città del Messico si è svolto infatti un ricco programma di canzoni e balli, i cui momenti clou sono stati tre:

  • la performance di Shakira e Burna Boy, che si sono esibiti in “Dai Dai“, inno ufficiale del Mondiali
  • la canzone “DNA“, cantata dal nostro Andrea Bocelli e da Ejae
  • la parata delle bandiere di tutte le nazioni partecipanti alla Coppa del Mondo

Uno show che vedremo replicato anche prima del fischio d’inizio dei primi due match in programma negli altri due Paesi organizzatori dei Mondiali.

Ora tocca agli USA (che sono partiti malissimo)

Non ce ne vogliano Messico e Canada, ma la grande attenzione di questa Coppa del Mondo di calcio è focalizzata soprattutto su quello che accadrà negli Stati Uniti, complice la situazione geopolitica internazionale che vede gli USA impegnati nel conflitto in Medio Oriente (nel link gli sviluppi delle ultime ore, nelle quali si è sfiorata una grave escalation della guerra).

Dal punto di vista gestionale, per usare un eufemismo, la nazione a stelle e strisce non sia partita benissimo. Da quando Donald Trump è diventato presidente, i controlli di sicurezza all’ingresso negli Stati Uniti si sono fatti molto più stringenti. L’Amministrazione Trump, infatti, ha imposto un “travel ban”, cioè restrizioni ai viaggi e all’ingresso ad almeno 38 Paesi, molti dei quali africani.

Una circostanza che ha colpito in pieno anche i Mondiali di calcio: non solo i tifosi, ma persino calciatori e delegazioni delle nazionali sono stati ostacolati, tra chi si è visto negare il visto e chi è stato tenuto in aeroporto per ore per essere interrogato.

L’arbitro Artan

Il caso più eclatante avvenuto nei giorni scorsi è stato quello di Omar Artan, arbitro della Somalia, il primo nella storia dello Stato africano che avrebbe diretto alcune partite della Coppa del Mondo. Nonostante i cittadini somali non possano entrare negli USA, per lui era stato rilasciato un visto diplomatico apposta per l’occasione.

Il documento, tuttavia, non è bastato e infatti, una volta giunto a Miami, è stato interrogato per undici ore in aeroporto, per poi essere respinto e dover fare rientro nel suo Paese. Qui di seguito il video di Artan che torna a Mogadiscio e viene accolto come un “eroe” dal Primo Ministro somalo.

Il caso dell’Iran

La situazione più spinosa, però, riguarda ovviamente la federazione dell’Iran, che dovrà disputare le partite del Girone G (con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda) proprio in territorio statunitense.

Gli iraniani, infatti, essendo sottoposti al “travel ban“, non potrebbero entrare negli USA. Per questo motivo, proprio alcuni giorni prima della partenza verso l’America, l’Iran è stato “esiliato” a Tijuana, città messicana al confine con la California, dove si trova la sede del suo ritiro per i Mondiali.

Welcome to Tijuana: la nazionale dell'Iran ai Mondiali esiliata in Messico dagli USA
I calciatori iraniani si allenano a Tijuana

Per giocare i match della Coppa del Mondo, i calciatori iraniani dovranno rispettare un rigido protocollo che gli permetterà, con un visto lampo, di entrare negli USA appena un giorno prima dei match, per poi tornare in Messico immediatamente dopo il fischio finale degli incontri. Invece, per una quindicina di membri dello staff della nazionale è andata peggio, considerato che la richiesta di visto per gli Stati Uniti è stata respinta.

Altre Nazionali controllate negli aeroporti

Ma nei giorni precedenti all’inizio dei Mondiali, tanti altri video, diventati virali sui social, hanno testimoniato i controlli rigidi a cui sono state sottoposte alcune Nazionali che parteciperanno alla Coppa del Mondo. Ad esempio, i calciatori del Senegal sono stati perquisiti non appena sono scesi dall’aereo, addirittura con ispezioni sulla pista.

Il filmato ha provocato reazioni in tutto il mondo, con molti tifosi critici che hanno parlato di discriminazione. Lo stesso Senegal, però, ha smorzato i torni della polemica precisando che quelle procedure erano state concordate in anticipo per accelerare i tempi.

Una situazione simile è capitata anche all’Iraq, perché dall’inizio della guerra in Medio Oriente gli USA hanno sospeso la possibilità di ottenere un visto ai loro cittadini. La Nazionale irachena è stata trattenuta in aeroporto a Chicago, con Aymen Hussein, il calciatore più famoso dell’Iraq, che è stato interrogato per sette ore. Lo stesso giocatore ha criticato l’episodio, domandandosi come mai gli Stati Uniti abbiano scelto di ospitare i Mondiali per poi avere un atteggiamento ostile nei confronti dei cittadini stranieri.

Tra i video che hanno fatto il giro del Web in tutto il mondo c’è stato anche quello che riguarda la Nazionale dell’Uzbekistan, allenata dal nostro Fabio Cannavaro. All’ingresso dell’Icahn Stadium di New York, prima di un’amichevole con i Paesi Bassi, i membri della delegazione sono stati fatti scendere dall’autobus e messi in fila per controlli individuali che hanno incluso perquisizioni e ispezioni dei bagagli con cani antidroga.

Come ha reagito il presidente FIFA Gianni Infantino

La FIFA, organizzatrice dei Mondiali di calcio, è finita al centro delle critiche per il caso dei controlli rigidi imposti dagli USA a determinate delegazioni e ai loro rispettivi tifosi. Ciò che viene contestato maggiormente riguarda il fatto di non aver cercato di mediare con gli Stati Uniti.

A una domanda fatta da un giornalista inglese della BBC, che gli ha chiesto se si sentisse in imbarazzo per ciò che sta accadendo a questo Mondiale, sottolineando che in passato aveva dichiarato l’importanza della libertà di movimento in un evento globale come questo, Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha risposto così:

“Nel 2035 i Mondiali femminili si terranno nel Regno Unito. Ti sembrerebbe normale che la FIFA imponesse al governo britannico chi far entrare nel Paese e chi no? Non lo so, forse a te sembra normale. Personalmente, mi piacerebbe. Dall’altra parte, la realtà dei fatti è che in ogni Paese ci sono dei governi. Purtroppo il nostro mondo è molto aggressivo e la sicurezza viene prima di tutto. E dovete rispettare le decisioni che vengono prese. Quando dico di stare tranquilli, non intendo stare tranquilli e non fare nulla, ma intendo dire di fidarvi di noi, perché stiamo lavorando dietro le quinte. Stiamo cercando di capire e ci sono cose che possiamo sapere, altre no”.