BAGARRE IN AULA

L’M5S ha accusato in Parlamento la premier di indossare le “ginocchiere” in politica estera

La replica: "Quello che voi non riuscite ad accettare è che c'è una persona che, senza mai indossare delle ginocchiere, è arrivata dove è arrivata, senza aiuti, senza favoritismi e senza scorciatoie"

L’M5S ha accusato in Parlamento la premier di indossare le “ginocchiere” in politica estera

Altro che le ginocchiere che si usano nelle partite di pallavolo.

Un’accusa di, se non “servilismo”, quanto meno “reverenza” verso gli Stati Uniti attorno alla quale si è scatenato (come era prevedibile) un polverone di polemiche.

Alla Camera dei deputati si è è infatti consumato un duro botta e risposta tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri, nel corso del dibattito preparatorio al prossimo Consiglio europeo.

La premier, il deputato 5S e le ginocchiere, cosa è successo

L’origine della polemica risiede nell’intervento di Silvestri, che ha accusato il governo di avere assunto negli ultimi anni un atteggiamento di sostanziale subalternità nei confronti degli Stati Uniti e delle posizioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Per descrivere questa presunta postura politica“, il parlamentare pentastellato ha utilizzato un’espressione particolarmente aspra nei confronti della premier, suscitando immediate proteste dai banchi della maggioranza, che hanno giudicato quelle parole offensive e addirittura dal contenuto sessista.

Debora Bergamini di Forza Italia ha parlato di allusioni indegne.

Insomma, il riferimento alle ginocchiere e quindi all’atto di inginocchiarsi di fronte a qualcuno – che sicuramente esprime quanto meno “reverenza” se non in certi casi “servilismo” – dalla maggioranza è stato riletto addirittura come un’allusione sessista.

La replica della premier

Nella replica, Meloni ha respinto con fermezza le accuse, sostenendo che il vero tema sia il mancato riconoscimento del suo percorso politico.

Rivolgendosi anche a Laura Boldrini, intervenuta durante il dibattito sul piano del rispetto istituzionale e del linguaggio utilizzato nei confronti delle donne (un esponente di FdI si era rivolto alla premier chiamandola “Signor Presidente”), la presidente del Consiglio ha affermato che il rispetto non può convivere con allusioni ritenute denigratorie, punzecchiando appunto proprio Boldrini:

“Bisogna capire se il punto del rispetto delle donne sia piuttosto quello di ascoltare un collega che non mi invita a indossare delle ginocchiere, mi dice che ho indossato delle ginocchiere“.

Ha quindi rivendicato di aver raggiunto i più alti incarichi dello Stato esclusivamente grazie al proprio impegno, senza favoritismi, sostegni privilegiati o scorciatoie, aggiungendo che a infastidire i suoi avversari sarebbe il fatto che la prima donna alla guida del governo italiano provenga dall’area politica della destra:

“Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c’è una persona che, senza mai indossare delle ginocchiere, è arrivata dove è arrivata, senza aiuti, senza favoritismi e senza scorciatoie. È questo che vi dà fastidio. Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio in Italia sia arrivata dalla destra, perché voi non siete stati capaci a proporla”.

La giustificazione (poco riuscita) di Silvestri e un’altra accusa sessista a un collega di Forza Italia

Nel commentare l’intervento della premier Silvestri aveva osservato:

“In Parlamento Giorgia Meloni ha fatto un discorso imbarazzante. Si vanta di aver aumentato di 16 miliardi le spese per il riarmo e ancora non ha capito che gli attacchi israeliani in Libano hanno un chiaro obiettivo: colonizzarlo”.

Poi, dopo le reazioni indignate della maggioranza e le richieste di provvedimenti nei suoi confronti, Silvestri ha negato qualsiasi intento sessista.

Secondo il deputato del M5S, le sue parole sono state estrapolate dal contesto e interpretate in malafede: il riferimento, ha spiegato ai cronisti, riguardava esclusivamente la linea politica dell’esecutivo e la sua presunta acquiescenza nei confronti degli alleati internazionali.

Da qui la decisione di rilanciare le proprie critiche, accusando il Centrodestra di aver trasformato un attacco politico in una questione di altro genere per distogliere l’attenzione dal merito delle contestazioni.

Anzi. Il deputato è poi passato al contrattacco:

“La mia cultura è diversa da quella di qualcun altro: io mi chiamo Silvestri e il mio cognome finisce con la I e non con la O”.

Un’esternazione e una battuta (poco pertinente) che faceva invece riferimento al senatore forzista Francesco Silvestro coinvolto in questi ultimi giorni in una vicenda tutta da chiarire a sfondo sessuale.