Nella giornata di ieri, mercoledì 10 giugno 2026, nel giorno del ricevimento per la Giornata della Russia, organizzato a Villa Abamelek, residenza dell’ambasciatore russo a Roma, Alexey Paramonov è tornato ad attaccare duramente le istituzioni italiane. Il riferimento non è stato esplicito, ma il bersaglio politico è apparso chiaro: il Quirinale e, più in generale, la linea italiana sulla guerra in Ucraina.

“Qui in Italia, da alcuni degli alti colli romani, ci sentiamo spesso accusati: la Russia sarebbe colpevole di tutti gli attuali problemi dell’ordine mondiale odierno, che si tratti dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente o dell’Africa”, ha detto Paramonov davanti agli invitati.
Poi l’ambasciatore ha respinto le accuse rivolte a Mosca con parole nette:
“Posso affermare con fermezza che queste accuse non corrispondono assolutamente al vero: sono una palese falsità. I fatti testimoniano l’esatto opposto”.
Il riferimento agli “alti colli romani”
L’espressione “alti colli romani” è stata letta come un riferimento indiretto al Colle più alto della Repubblica, cioè il Quirinale. Paramonov non ha nominato Sergio Mattarella, ma il richiamo appare difficilmente casuale, soprattutto alla luce delle ripetute prese di posizione del Presidente della Repubblica contro l’invasione russa dell’Ucraina.
Già il 16 giugno 2023, quando Paramonov presentò le lettere credenziali al Quirinale, Mattarella ribadì la “ferma condanna” dell’aggressione russa, definita una grave violazione del diritto internazionale, della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Da allora, i rapporti diplomatici tra Roma e Mosca sono rimasti formalmente aperti, ma politicamente sempre più freddi.

La versione di Mosca sulla guerra
Nel suo intervento, Paramonov ha riproposto la lettura russa del conflitto. Secondo l’ambasciatore, l’Occidente avrebbe spinto la Nato verso Est fin dalla metà degli anni Novanta, creando minacce “reali e non immaginarie” alla sicurezza russa.
Il passaggio più politico riguarda l’Ucraina. Paramonov ha definito l’”operazione militare speciale” una risposta alla “guerra ibrida dell’Occidente contro la Russia” e ai tentativi di limitare la capacità di Mosca di svilupparsi come potenza sovrana. Una ricostruzione che rovescia completamente la lettura italiana, europea e atlantica del conflitto.
Per Roma e per l’Unione europea, infatti, la questione resta l’aggressione militare russa contro uno Stato sovrano. Per Mosca, invece, la guerra viene presentata come una reazione difensiva a un accerchiamento occidentale. È proprio questa distanza di linguaggio e di interpretazione a rendere quasi impossibile, oggi, una vera normalizzazione diplomatica.
“Aperti al dialogo”, ma solo a condizioni russe
Nel discorso, l’ambasciatore ha anche provato a lasciare aperta una porta al dialogo con l’Italia. Ma si tratta di un’apertura condizionata.
“Alla Russia è estranea la logica da fortezza”, ha affermato Paramonov, aggiungendo che Mosca resta disponibile al confronto con i Paesi occidentali, Italia compresa, “a patto che questi rinuncino al proprio atteggiamento ostile”.
La formula è significativa. Non è un’offerta di dialogo su basi neutrali, ma una richiesta preventiva di cambio di linea politica. In sostanza, Mosca chiede all’Italia di ridurre il sostegno a Kiev, rivedere l’approccio alle sanzioni e abbandonare la lettura della Russia come aggressore.
Il ricevimento disertato dalla politica italiana
A rendere ancora più evidente la distanza tra Roma e Mosca è stata anche l’assenza di politici italiani di primo piano al ricevimento per la Giornata della Russia. Una scelta simbolica, ma pesante. In diplomazia, le presenze e le assenze parlano quasi quanto i comunicati ufficiali.
Villa Abamelek, che in altri momenti della storia avrebbe potuto rappresentare un luogo di relazioni bilaterali, è diventata il palcoscenico di un nuovo strappo. Da una parte Mosca rivendica di non essere isolata e di continuare a lavorare con Onu, G20, Brics e altri consessi internazionali. Dall’altra, l’Italia e l’Europa mantengono la linea delle sanzioni e del sostegno a Kiev.
Paramonov ha insistito proprio su questo punto, sostenendo che “i nostri avversari non sono riusciti a isolare la Russia sull’arena internazionale”.
La tensione diplomatica si intreccia con il tema delle sanzioni. L’Unione europea ha prorogato le misure economiche contro la Russia e continua a discutere nuovi pacchetti restrittivi. Per Mosca, le sanzioni sono la prova dell’ostilità occidentale.
La diplomazia resta aperta, ma la frattura si allarga
La diplomazia, formalmente, resta aperta. Ma politicamente la frattura si allarga. E il nuovo attacco dell’ambasciatore russo conferma che, a più di quattro anni dall’invasione dell’Ucraina, il rapporto tra Italia e Russia non è più soltanto freddo: è diventato uno spazio di confronto polemico permanente, dove ogni parola pesa e ogni formula diplomatica può trasformarsi in un nuovo caso politico.