cosa cambia in busta

Statali, firmato nuovo contratto: aumenti fino a 221 euro, ma la partita della Pubblica amministrazione non è chiusa

L’intesa sulle Funzioni centrali riguarda circa 200mila dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici

Statali, firmato nuovo contratto: aumenti fino a 221 euro, ma la partita della Pubblica amministrazione non è chiusa

Il rinnovo dei contratti della Pubblica amministrazione entra in una fase decisiva. Ieri, 9 giugno 2026, all’Aran è stata firmata l’ipotesi di accordo per il contratto delle Funzioni centrali 2025-2027, il comparto che comprende ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, tra cui Inps e Inail. La platea interessata è di circa 200mila lavoratori.

L’accordo prevede un incremento medio a regime di 162 euro lordi al mese per tredici mensilità. Gli importi cambiano in base all’area professionale: si va da circa 126 euro lordi mensili per gli operatori a 133 euro per gli assistenti, circa 162 euro per i funzionari e fino a 221 euro per le elevate professionalità.

È il primo contratto del pubblico impiego sottoscritto durante il periodo di validità, e non a triennio ormai scaduto. Per anni, infatti, i rinnovi pubblici sono arrivati in ritardo, spesso quando il contratto era già vecchio. Questa volta il governo, l’Aran e gran parte dei sindacati rivendicano un cambio di passo: chiudere i contratti mentre sono ancora vivi, evitando l’accumulo di arretrati e il logoramento del potere d’acquisto.

Che cosa cambia in busta paga

Gli aumenti saranno distribuiti secondo il meccanismo previsto dal contratto 2025-2027. A regime, dal 2027, l’incremento medio sarà pari a 162 euro lordi mensili. Per i lavoratori, però, il dato netto sarà più basso, perché dipenderà da imposizione fiscale, contributi, posizione individuale, eventuali addizionali e struttura della retribuzione.

Non si tratta quindi di 162 euro netti in più per tutti, ma di un aumento lordo medio.

L’intesa prevede anche gli arretrati maturati dal 1° gennaio 2025, perché il contratto decorre dall’inizio del triennio. Gli importi effettivi dipenderanno dall’area professionale e dal calendario di applicazione dopo la firma definitiva.

Non solo soldi: buoni pasto, ferie, lavoro agile e intelligenza artificiale

Il contratto non riguarda soltanto gli aumenti. Tra i punti qualificanti ci sono il rafforzamento dei buoni pasto, alcune novità sul lavoro agile, la riduzione della pausa obbligatoria in determinate condizioni, la piena retribuzione nei periodi di ferie e una disciplina più aggiornata sull’organizzazione del lavoro.

Una delle novità più rilevanti riguarda l’intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione. Il contratto introduce un principio di attenzione alla gestione degli strumenti digitali e algoritmici: l’innovazione non deve essere subita passivamente, ma governata anche attraverso le relazioni sindacali.

C’è poi una clausola di salvaguardia sul potere d’acquisto: le parti prevedono una verifica dello scostamento tra inflazione programmata e inflazione effettiva. È una risposta alla critica principale mossa negli ultimi anni ai rinnovi pubblici: arrivano tardi e spesso recuperano solo in parte l’aumento del costo della vita.

La firma dei sindacati

A differenza del precedente rinnovo 2022-2024, che aveva diviso il fronte sindacale, questa volta l’accordo sulle Funzioni centrali ha raccolto una convergenza più ampia. La Fp Cgil ha sottoscritto l’ipotesi e ha parlato di un contratto che “torna a tutelare i salari”. La Cisl Fp rivendica la continuità contrattuale come condizione necessaria per arrivare al rinnovo in tempi più rapidi. Anche la Uil ha accolto positivamente il risultato.

Non tutto il sindacato, però, è allineato. Usb ha espresso una valutazione negativa e non ha partecipato alla firma, contestando l’impianto dell’accordo e ritenendo insufficienti le risposte su salari, organizzazione del lavoro e ruolo della funzione pubblica.

Scuola e ricerca: il rinnovo economico è già partito

La partita della Pubblica amministrazione non riguarda solo i ministeriali. Il comparto Istruzione e Ricerca, che coinvolge circa 1,2 milioni di lavoratori tra scuola, università, enti di ricerca e Afam, ha già firmato il 1° aprile 2026 l’ipotesi di accordo per la parte economica del contratto 2025-2027.

In quel caso l’aumento medio previsto è di circa 137 euro lordi mensili a regime. Gli arretrati stimati, calcolati al 30 giugno 2026, vanno indicativamente da 815 a 1.250 euro. Anche qui, però, vale la stessa cautela: sono cifre lorde e medie, non importi netti uguali per tutti.

Per scuola e ricerca resta aperto il completamento della parte normativa, cioè quella che riguarda organizzazione del lavoro, carriere, profili professionali, condizioni operative e diritti.

Enti locali e sanità: i prossimi tavoli

Il rinnovo delle Funzioni centrali è solo una parte del mosaico. Restano aperti altri comparti pesanti, a cominciare da Funzioni locali e Sanità pubblica.

Per gli enti locali, cioè Comuni, Province, Regioni e altri enti territoriali, il negoziato 2025-2027 è stato avviato in primavera. Le ipotesi circolate indicano un incremento nell’ordine del 5,4%, con aumenti medi intorno a 135 euro lordi mensili, ma la trattativa è ancora in corso.

Per la sanità pubblica il tema è ancora più delicato. Medici, infermieri, tecnici, amministrativi e personale del Servizio sanitario nazionale arrivano da anni segnati da carichi pesanti, carenza di organico, liste d’attesa e tensioni sulle condizioni di lavoro. Qui il rinnovo non può essere letto soltanto come una questione salariale: riguarda anche attrattività del sistema, turni, valorizzazione professionale e capacità di trattenere personale.

Il nodo vero: recuperare potere d’acquisto e rendere attrattiva la Pa

Il rinnovo dei contratti pubblici arriva dopo anni in cui la Pubblica amministrazione ha perso attrattività. Molti concorsi faticano a coprire i posti disponibili, soprattutto nei profili tecnici, digitali e specialistici. Il settore pubblico resta stabile, ma non sempre competitivo rispetto al privato, specie per i giovani con competenze qualificate.