Non sempre l’estate è sinonimo di leggerezza e per qualcuno è proprio il momento in cui il silenzio si fa più presente. Quando le città si svuotano, i ritmi rallentano e le immagini di felicità condivisa scorrono ovunque, può emergere una sensazione sottile ma intensa: quella di sentirsi soli.
Quando l’estate amplifica il silenzio
È l’estate di chi resta, di chi non parte, di chi osserva da lontano vite che sembrano piene mentre dentro sente uno spazio difficile da definire.
Ci sono ragazzi che, finite le scuole, si ritrovano senza punti di riferimento, famiglie che fanno i conti con limiti concreti, persone anziane che vivono giornate lunghe e silenziose.
In questo contesto, la solitudine può pesare di più, perché si scontra con l’idea diffusa che l’estate debba essere per forza felice e quando non lo è, si rischia anche di sentirsi fuori posto, come se ci fosse qualcosa da correggere.
Eppure, proprio in quel vuoto può aprirsi uno spazio diverso. Se non viene evitata, ma attraversata, la solitudine può diventare un tempo per fermarsi, respirare, ascoltarsi e riconoscere bisogni che durante l’anno restano inascoltati.
Non sempre possiamo cambiare ciò che accade fuori, ma possiamo scegliere come stare dentro a ciò che viviamo. Anche un’estate diversa può avere valore nei piccoli gesti, nelle connessioni autentiche, nei momenti in cui si torna, lentamente, a sé stessi, perché a volte è proprio nel silenzio che iniziamo davvero ad ascoltarci.

Vassiliki Tziveli è giornalista e mental coach e cura una rubrica fissa su tutti i 51 settimanali del nostro gruppo editoriale (più di 400mila copie settimanali in 4 regioni italiane: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria) oltre al nostro quotidiano online nazionale.