Il governo proroga ancora il taglio delle accise sui carburanti, ma lo fa riducendo il vantaggio per chi usa il diesel. Il nuovo decreto del Ministero dell’Economia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale sabato 6 giugno 2026, vale da domenica 7 giugno fino al 3 luglio 2026.

La misura conferma lo sconto di 5 centesimi al litro sulla benzina e porta a 5 centesimi anche quello sul gasolio, che finora era di 10 centesimi. Considerando l’Iva al 22%, il beneficio effettivo alla pompa è di circa 6,1 centesimi al litro.
La proroga evita il ritorno immediato alle aliquote ordinarie, ma non mantiene il livello di aiuto precedente. È qui che nasce la polemica: formalmente lo sconto resta, ma per milioni di automobilisti, autotrasportatori e imprese che usano gasolio il vantaggio si riduce proprio mentre i prezzi restano vicini alla soglia psicologica dei 2 euro al litro.
Quanto costa allo Stato
L’intervento vale 149,4 milioni di euro e viene finanziato con l’extragettito Iva generato a maggio dall’aumento dei prezzi dei carburanti. Il decreto stabilisce che alle minori entrate si provvede “con quota parte, pari a 149,4 milioni di euro, del maggior gettito conseguito nel periodo dal primo maggio al 31 maggio 2026 in relazione ai versamenti periodici dell’imposta sul valore aggiunto”.
È il meccanismo delle cosiddette accise mobili: quando il prezzo internazionale del petrolio sale, lo Stato incassa più Iva; una parte di quel maggior gettito può essere usata per ridurre temporaneamente le accise e alleggerire il prezzo finale alla pompa.
Urso difende la misura: “Responsabilità e cautela”
Il governo presenta la proroga come una misura di equilibrio: non un taglio strutturale, ma un intervento temporaneo per contenere l’impatto del caro carburanti su famiglie, lavoratori e imprese.
Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha spiegato:
“C’è quello che era previsto con il decreto legge, cioè che si utilizzassero le risorse per continuare nel tagliare le accise in modo modulare, così che si possa rispondere alle esigenze delle nostre imprese e delle nostre famiglie”. Poi ha aggiunto: “Il prezzo dei carburanti è costantemente in discesa sotto i due euro. Noi proseguiremo con questa politica di responsabilità e anche di cautela per ridurre, per quanto possibile, l’impatto sulle famiglie, sui lavoratori, sulle imprese e l’impatto ovviamente sull’inflazione generale”.

Il messaggio politico è chiaro: il governo non vuole eliminare lo sconto di colpo, ma nemmeno continuare a finanziare un taglio pieno e generalizzato, considerato troppo costoso.
La critica: “Una pessima idea”
La contestazione arriva soprattutto dal fronte dei consumatori e viene rilanciata dalle opposizioni, che accusano l’esecutivo di aver trasformato una promessa simbolica, quella del taglio delle accise, in una misura sempre più ridotta.
Il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, ha bocciato la scelta senza giri di parole:
“Una pessima idea. Il governo continua a ridurre lo sconto sulle accise. Questa volta è ritoccato al gasolio, la volta precedente alla benzina”. Poi ha aggiunto: “Una decisione assurda considerato che oggi il gasolio si paga ancora 2,072 euro in autostrada”.
Il rischio, secondo Dona, è che il gasolio torni rapidamente sopra quota 2,1 euro al litro in autostrada:
“A prezzi industriali costanti, domani varcherà nuovamente la soglia di 2,1 euro al litro, arrivando a 2,133 euro, pari ad un aggravio di 3 euro e 5 cent per un rifornimento di 50 litri”.
Diesel, il punto più delicato
Il caso più spinoso è il gasolio. Nelle settimane precedenti lo sconto era più alto; ora viene dimezzato. Questo significa che chi rifornisce un’auto diesel, un furgone o un mezzo commerciale avrà ancora un aiuto, ma inferiore rispetto a prima.
Secondo i dati richiamati dall’Osservatorio prezzi del Mimit, alla vigilia della nuova proroga la benzina self sulla rete stradale era a 1,921 euro al litro, mentre il gasolio era a 1,980 euro. In autostrada, invece, i prezzi medi erano più alti: 2,020 euro al litro per la benzina e 2,072 euro per il gasolio.
È proprio su questo punto che si concentra l’attacco: lo sconto si riduce nel momento in cui il diesel resta il carburante più sensibile per trasporto merci, filiere produttive e mobilità professionale.
Le opposizioni: “Governo in ritardo, usi l’extragettito Iva”
Sul fronte politico, le opposizioni accusano il governo di essere arrivato tardi e di aver progressivamente svuotato la misura. Il tema non è nuovo: già nei mesi scorsi Pd e Movimento 5 Stelle avevano chiesto di usare l’extragettito Iva generato dal caro carburanti per sterilizzare almeno in parte le accise.
La segretaria del Pd Elly Schlein aveva ricordato la vecchia promessa di Giorgia Meloni sulle accise, quella del video al distributore del 2019, sostenendo che la premier aveva promesso di abolirle e “poi non lo ha fatto, anzi nell’ultima manovra ha addirittura alzato quelle sul diesel”. La proposta dem era chiara: attivare subito le accise mobili, usando il maggior gettito Iva incassato dallo Stato per ridurre il prezzo finale alla pompa.
Anche dal Movimento 5 Stelle era arrivato il pressing per un intervento immediato. Mario Turco e Chiara Appendino avevano chiesto di usare lo stesso meccanismo, cioè la rinuncia a una parte dell’Iva aggiuntiva incassata dallo Stato a causa dell’aumento dei prezzi. La posizione delle opposizioni era riassumibile in un punto: se lo Stato incassa di più perché benzina e diesel costano di più, almeno una parte di quel gettito deve tornare a famiglie e imprese sotto forma di riduzione delle accise.
Il nodo politico resta lo stesso: la promessa di tagliare le accise si è trasformata in una riduzione temporanea, mobile e sempre più leggera. Il decreto ministeriale pubblicato dal Mef ridetermina le aliquote dal 7 giugno al 3 luglio 2026 e fissa la riduzione a 5 centesimi sia per la benzina sia per il gasolio
Una misura forse all’ultimo giro
La proroga fino al 3 luglio potrebbe essere l’ultima in questa forma. Dopo diversi decreti e proroghe, il governo sta valutando strumenti più mirati: bonus carburante tramite imprese, fringe benefit o aiuti selettivi per lavoratori e famiglie più esposte. L’ipotesi di un voucher legato alla carta “Dedicata a te” per i redditi più bassi, invece, sembra essere stata accantonata.
Anche perché Bruxelles e Fondo monetario internazionale hanno più volte suggerito di evitare sussidi generalizzati sui carburanti e di puntare su interventi più selettivi, meno costosi e più coerenti con la transizione energetica.
La partita vera si giocherà dopo il 3 luglio. Se i prezzi resteranno alti, l’esecutivo dovrà scegliere se prorogare ancora, cambiare strumento o lasciare che le accise tornino ai livelli ordinari. E a quel punto la discussione non sarà più solo tecnica, ma pienamente politica: quanto costa aiutare tutti, chi va aiutato davvero e quanto il governo è disposto a spendere per tenere sotto controllo il prezzo del pieno.