Il futuro economico del calcio italiano potrebbe passare anche dal mondo delle scommesse sportive. È questo uno dei temi centrali emersi nella corsa alla presidenza della FIGC, dove i due candidati, Giancarlo Abete e Giovanni Malagò, hanno inserito nei rispettivi programmi la richiesta di nuove risorse provenienti dal comparto betting.
Negli ultimi anni il sistema calcio italiano ha dovuto affrontare difficoltà economiche crescenti, tra costi elevati, ricavi instabili e la perdita di alcune fonti di finanziamento tradizionali. In questo contesto torna al centro del dibattito anche il tema del Decreto Dignità, che dal 2018 vieta le sponsorizzazioni delle società di gioco e scommesse nel calcio italiano.
Alla ricerca di nuove risorse
Secondo la linea condivisa da Abete e Malagò, il calcio contribuisce in modo decisivo alla crescita del mercato delle scommesse sportive e dovrebbe quindi ricevere una parte delle risorse generate dal settore. In particolare, il comparto delle scommesse sportive in Italia vale ormai oltre 19 miliardi di euro, trainato soprattutto dal calcio e per questo motivo si discute della possibilità di destinare una quota degli introiti prodotti dal betting allo sviluppo dell’intero movimento calcistico.
L’idea era già stata avanzata in passato dal Ministro dello Sport Andrea Abodi, ma oggi trova un sostegno più ampio anche all’interno della federazione. Il tema non riguarda soltanto la Serie A, ma coinvolge calcio dilettantistico, settore giovanile e calcio femminile, considerati ambiti strategici per il futuro del movimento.
Le proposte di Abete e Malagò
Nel suo programma, Giancarlo Abete propone di destinare alla FIGC il 2% della raccolta derivante dalle scommesse calcistiche, un tesoretto che verrebbe utilizzato per finanziare il calcio giovanile, il calcio femminile e le attività federali. Abete sostiene che il calcio generi una parte importante del valore economico prodotto dal betting e che sia quindi necessario creare un meccanismo di redistribuzione stabile. Pur non chiedendo apertamente la cancellazione del divieto pubblicitario, il candidato propone di riaprire il confronto sul rapporto tra calcio e scommesse.
Anche Giovanni Malagò considera il betting una delle principali “risorse di sistema” del calcio italiano, insieme ai diritti televisivi e alla lotta contro la pirateria audiovisiva, e nel suo programma sottolinea come il calcio produca valore economico per il sistema Paese e ritiene legittimo discutere di una quota delle risorse generate dalle scommesse sportive. Secondo i dati citati da ReportCalcio, la raccolta sulle scommesse calcistiche ha superato i 16 miliardi di euro.
Quello dei due candidati è un cambio di approccio significativo: il betting, considerato per anni un argomento tabù, viene oggi indicato come possibile strumento per sostenere economicamente il calcio italiano. Si riportano al centro, in questo modo, due questioni: la revisione del rapporto tra calcio e operatori di scommesse e la possibilità di creare nuove forme di finanziamento per garantire maggiore stabilità al sistema calcistico nazionale. Due questioni attraverso cui passa il futuro del nostro calcio.