Il consenso informato entra nella scuola italiana anche per i progetti legati alla sessualità e all’affettività. Con il via libera definitivo del Senato, arrivato il 4 giugno 2026, il disegno di legge promosso dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è diventato legge. A Palazzo Madama il testo è stato approvato con 78 voti favorevoli, 38 contrari e nessun astenuto, dopo il precedente sì della Camera del 3 dicembre 2025, quando i voti favorevoli erano stati 151, i contrari 113 e un astenuto.

Il provvedimento aveva iniziato il suo percorso alcuni mesi prima: era stato approvato dal Consiglio dei ministri il 30 aprile 2025, presentato alla Camera il 23 maggio 2025 e assegnato alla Commissione Cultura il 12 giugno 2025. Un iter durato quindi più di un anno, concluso con l’approvazione definitiva al Senato.
Il cuore della nuova norma
La legge stabilisce che, nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, cioè medie e superiori, gli studenti minorenni possano partecipare ad attività o progetti che riguardano temi attinenti alla sessualità solo dopo il consenso scritto dei genitori. Per gli studenti maggiorenni, invece, il consenso dovrà essere espresso direttamente da loro.
Non basterà quindi una comunicazione generica. Prima dell’autorizzazione, la scuola dovrà mettere a disposizione delle famiglie il materiale didattico previsto e indicare in modo chiaro finalità, obiettivi educativi, contenuti, argomenti trattati, modalità di svolgimento ed eventuale presenza di esperti esterni, enti o associazioni coinvolti. La richiesta di consenso dovrà arrivare almeno sette giorni prima dell’attività.
Stop a infanzia e primaria
Il punto più discusso riguarda i gradi scolastici più bassi. Nelle scuole dell’infanzia e nella primaria, le attività relative a sessualità e affettività non potranno essere svolte. Per medie e superiori, invece, non c’è un divieto assoluto, ma un vincolo procedurale: informare prima le famiglie e ottenere un via libera scritto.
Il ministro Valditara ha difeso la norma sostenendo che l’obiettivo sia tutelare i bambini e restituire un ruolo centrale ai genitori.
“Non è vero che non si farà l’educazione sessuale in senso biologico: continuerà a farsi nei programmi di scienze in tutti i gradi di scuola”, ha dichiarato il ministro, aggiungendo che verrà introdotta anche l’educazione alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili nei programmi delle medie e delle superiori.
Cosa succede se la famiglia non firma
Se il consenso non viene dato, lo studente non parteciperà all’attività. Ma la scuola, nel caso degli ampliamenti dell’offerta formativa, dovrà garantire attività alternative, utilizzando la propria autonomia didattica e organizzativa. Anche queste attività dovranno rientrare nel Piano triennale dell’offerta formativa.
La norma interviene anche sul ruolo degli esperti esterni. La loro presenza dovrà essere regolata attraverso passaggi formali interni alla scuola, con il coinvolgimento degli organi collegiali competenti. L’obiettivo dichiarato è evitare interventi non conosciuti preventivamente dalle famiglie e rendere più trasparente il contenuto dei percorsi proposti agli studenti.
Il nodo educativo e politico
Il provvedimento arriva dopo mesi di confronto acceso. La maggioranza lo presenta come una misura di trasparenza e responsabilizzazione delle famiglie. Le opposizioni e diverse realtà educative, invece, temono che il meccanismo del consenso preventivo possa rendere più difficile affrontare a scuola temi delicati come il rispetto, il consenso, le relazioni, la prevenzione della violenza e la salute sessuale.
Per le deputate Pd Irene Manzi e Sara Ferrari, “con l’approvazione definitiva della legge sul consenso informato a scuola, il Parlamento ha scelto da che parte stare: non dalla parte dei ragazzi e delle ragazze, non dalla parte della scuola. Ha scelto la paura, l’ideologia e l’oscurantismo“.
Secondo Save the Children, percorsi strutturati di educazione all’affettività e alla sessualità, adeguati all’età e in linea con gli standard internazionali, sono utili per diffondere una cultura del rispetto e del consenso e per prevenire stereotipi, abusi e comportamenti a rischio. L’organizzazione ha sottolineato che questi programmi sono più efficaci quando vengono avviati precocemente e inseriti stabilmente nei piani formativi.
Una legge che cambia il rapporto tra scuola e famiglie
La novità principale non è l’introduzione dell’educazione sessuale come materia autonoma, ma la ridefinizione del rapporto tra scuola e famiglie su un terreno molto sensibile. Da un lato, la legge rafforza il diritto dei genitori a conoscere in anticipo contenuti e materiali. Dall’altro, apre un interrogativo pratico: quanto sarà semplice per le scuole organizzare percorsi efficaci, continui e non frammentati, se la partecipazione degli studenti dipenderà da autorizzazioni individuali?
Il dibattito si sposta ora nelle scuole, dove dirigenti, docenti e famiglie dovranno tradurre la norma in procedure concrete.