Nella giornata di giovedì 4 giugno 2026, la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, a firma Gilberto Pichetto Fratin, cioè il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (in copertina: immagine di repertorio).
I sì sono stati in tutto 155: tra questi tutti i partiti di Centrodestra, ma anche Azione e Marattin del Pld. In 8 si sono astenuti, cioè i rappresentanti di Italia Viva, mentre 86 sono stati i no, arrivati dal Centrosinistra (Pd, M5S e Avs).
Il ddl è composto da cinque articoli e delega il governo Meloni ad adottare, entro un anno, uno o più decreti legislativi per regolare:
- produzione e utilizzo dell’energia nucleare sostenibile in Italia secondo le regole UE (cioè impianti di nuova generazione SMR e AMR)
- fabbricazione e riprocessamento del combustibile nucleare
- smantellamento degli impianti esistenti
- gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito
- ricerca e sviluppo dell’energia da fusione
Per l’approvazione definitiva ora il testo del disegno di legge delega passa al Senato.
Il ministro Pichetto Fratin: “Per un’Italia meno dipendente dall’estero”
“Oggi abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie saranno mature e disponibili all’inizio del prossimo decennio. Il nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza. In un mondo in cui la domanda di energia è destinata a crescere rapidamente, chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro – ha dichiarato Gilberto Pichetto Fratin – Vogliamo un’Italia meno dipendente dall’estero, con energia più accessibile per famiglie e imprese. La bolletta arriva indistintamente nelle case e nelle imprese di tutti gli italiani. Per questo il nucleare non è una bandiera politica o ecologica: è uno strumento da valutare con serietà, fiducia nella ricerca e responsabilità verso le prossime generazioni”.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica punta a ottenere l’approvazione definitiva della delega prima della pausa estiva, in modo tale da emanare i decreti attuativi entro la fine dell’anno.
“Se il percorso procederà secondo i tempi previsti – ha aggiunto – le prime autorizzazioni potranno arrivare entro la fine del decennio, con l’avvio delle prime produzioni nella prima metà degli anni Trenta. Parliamo di impianti più piccoli, innovativi e sicuri, che potranno contribuire a garantire continuità nella produzione di energia elettrica e accompagnare la crescita delle rinnovabili”.
La Camera approva, grazie a @forza_italia e al centrodestra, la legge sul nucleare compiendo un primo passo storico verso l’indipendenza energetica dell’Italia. Merito soprattutto dell’ottimo lavoro svolto dal Ministro @GPichetto. Il nucleare di nuova generazione non è una scelta…
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) June 4, 2026
Dopo l’approvazione della legge delega sul nucleare sostenibile, Avs ha realizzato un flash mob davanti a Montecitorio. Così Nicola Fratoianni, che ha votato no:
“In questi anni potevano investire sulle energie rinnovabili che sono più sicure, più pulite, più democratiche e meno costose, hanno fatto una scelta diversa e oggi con questa scelta propagandistica sul nucleare hanno confermato di essere contro gli interessi del paese, altro che patrioti sono loro i primi ad essere contro gli interessi nazionali”.

Nucleare, il primo tentativo di Berlusconi
In Italia è la seconda volta che si tenta di riprendere la produzione di energia nucleare. La prima iniziativa ci fu nel 2009, con l’iter normativo che partì sotto il governo di Berlusconi. Parallelamente cominciò anche la campagna per il referendum.
Ma il voto popolare, che ci fu tra il 12 e il 13 giugno 2011, si schierò dalla parte del no. A spostare l’ago della bilancia furono le conseguenze del maremoto in Giappone dell’11 marzo 2011, pochi mesi prima del referendum: l’evento sismico provocò un incidente alla centrale nucleare di Fukushima.