Il Sole è tornato a dare segnali di forte attività. Nella giornata del 3 giugno 2026, la regione attiva 4455, una macchia solare rivolta verso la Terra, ha prodotto tre importanti eruzioni associate a espulsioni di massa coronale, le cosiddette CME.
Sono grandi nubi di plasma e campo magnetico che, se dirette verso il nostro pianeta, possono interagire con la magnetosfera terrestre e generare una tempesta geomagnetica. Secondo il Centro di previsione meteorologica spaziale della NOAA, per le giornate del 4 e 5 giugno è in vigore un’allerta per tempesta geomagnetica di classe G3, cioè “forte”, con tre CME previste in interazione con la Terra.
Strong (G3) geomagnetic storm watch in effect for June 4-5 due to at least two CMEs predicted to combine for an impact. https://t.co/aqK4Q6XdAY pic.twitter.com/Ip1rkr47g9
— SolarHam (@SolarHam) June 3, 2026
Che cosa è successo sul Sole
La regione solare 4455 ha prodotto una sequenza ravvicinata di brillamenti. Space.com ricostruisce tre eventi principali: un flare M9.3 alle 01:36 UTC del 3 giugno, un flare M7.9 alle 07:00 UTC e poi un flare X1 alle 11:28 UTC. La classe X è la più potente nella scala dei brillamenti solari. Questi eventi hanno generato anche blackout radio di diversa intensità nelle zone illuminate della Terra, con effetti segnalati tra Asia, Australia, Europa e Africa.
La NOAA ha indicato una possibile combinazione delle tre CME in arrivo. L’aggiornamento del centro statunitense parla di un arrivo combinato intorno al pomeriggio di oggi, 4 giugno 2026, ora della costa orientale americana, con possibili condizioni fino a G3 e una prosecuzione del passaggio nella sera e nella notte successiva.
The SUVI on GOES-18 and GOES-19 detected solar flares that produced Coronal Mass Ejections, which prompted the issuance of a G3 Geomagnetic Storm Watch — more on the CIMSS Satellite Blog: https://t.co/xQLBv1McYZ pic.twitter.com/tHgXhDXqkq
— CIMSS_Satellite (@CIMSS_Satellite) June 4, 2026
La “CME cannibale”
Uno degli elementi più interessanti è la possibilità che le espulsioni si fondano tra loro prima di raggiungere la Terra. In meteorologia spaziale si parla in questi casi di CME cannibale: una nube più veloce raggiunge quelle partite prima, le incorpora e produce un fronte più complesso e potenzialmente più efficace nel disturbare il campo magnetico terrestre.
ANSA ricorda che la grande tempesta geomagnetica del maggio 2024, arrivata fino al livello estremo G5, fu provocata in parte proprio da una CME di questo tipo. L’evento atteso tra 4 e 5 giugno non viene descritto, al momento, come paragonabile a quello del 2024, ma resta significativo perché può produrre effetti misurabili su più sistemi tecnologici.
Quanto può essere forte la tempesta
La scala NOAA per le tempeste geomagnetiche va da G1 a G5. Una tempesta G3 è classificata come “strong”, cioè forte. Può richiedere correzioni di tensione nelle reti elettriche, provocare falsi allarmi in alcuni sistemi di protezione, creare problemi di orientamento o carica superficiale sui satelliti, aumentare l’attrito atmosferico sui satelliti in orbita bassa e causare disturbi intermittenti a navigazione satellitare e comunicazioni radio ad alta frequenza.
Se il fenomeno dovesse raggiungere G4, la classe “severe”, i problemi potrebbero intensificarsi: possibili difficoltà più diffuse nel controllo della tensione sulle reti elettriche, disturbi nei sistemi satellitari, navigazione degradata per ore e comunicazioni radio HF intermittenti. NOAA ricorda che, durante eventi G4, le aurore possono spingersi a latitudini molto più basse del normale.

Che cosa può accadere sulla Terra
Per la maggior parte delle persone, una tempesta geomagnetica di questo tipo non rappresenta un rischio diretto. Gli effetti più probabili riguardano i sistemi tecnologici. Le CME, spiega l’Agenzia spaziale europea, quando arrivano sulla Terra comprimono e disturbano il campo magnetico terrestre: questo può generare correnti indotte in strutture metalliche lunghe, come linee elettriche e pipeline, interferire con bussole e sistemi di navigazione, aumentare la resistenza atmosferica sui satelliti in orbita bassa e produrre aurore.
In pratica, gli osservati speciali sono satelliti, GPS, comunicazioni radio, reti elettriche ad alta latitudine, operatori aeronautici e infrastrutture critiche. Non significa che questi sistemi si fermeranno automaticamente, ma che i gestori entrano in una fase di monitoraggio più stretto.
Aurore più a sud, ma difficile vederle dall’Italia
Uno degli effetti più visibili potrebbe essere l’estensione delle aurore verso latitudini più basse del normale. Il Met Office britannico prevede un ovale aurorale attivo tra la sera del 4 giugno e il 6 giugno, con aurore probabilmente visibili in Scozia e Irlanda del Nord e una possibilità anche nel nord dell’Inghilterra.
Che cosa seguire nelle prossime ore
Il dato decisivo sarà l’impatto effettivo delle CME con la magnetosfera terrestre tra 4 e 5 giugno 2026. Solo quando la nube raggiungerà i satelliti di monitoraggio del vento solare sarà possibile capire meglio intensità, velocità e orientamento del campo magnetico. Se l’orientamento sarà favorevole all’accoppiamento con il campo magnetico terrestre, la tempesta potrà intensificarsi; se sarà meno favorevole, gli effetti resteranno più contenuti.
Per ora il quadro è questo: allerta G3, possibile intensificazione locale verso G4, aurore probabili più a nord dell’Europa e basso rischio di visibilità dall’Italia. Nessun allarme per la popolazione, ma attenzione alta per satelliti, reti elettriche, comunicazioni radio e sistemi di navigazione