Due arresti

Quattro braccianti bruciati vivi in Calabria: volevano solo essere pagati

E' successo lunedì 1° giugno 2026 ad Amendolara, provincia di Cosenza: un lavoratore afghano si è salvato dall'incendio appiccato in una monovolume

Quattro braccianti bruciati vivi in Calabria: volevano solo essere pagati

Un altro grave caso di caporalato scuote l’Italia dopo la vicenda dell’indagine della Procura di Milano sul cantiere del consolato USA, che ha portato al fermo di un manager turco di 49 anni, bloccato a Orio prima di fuggire a Istanbul.

Questa volta, però, siamo in Calabria, più precisamente a Amendolara, provincia di Cosenza, dove, nella mattinata di lunedì 1° giugno 2026, quattro braccianti, tre afghani e un pakistano, sono stati bruciati vivi. A essere fermati, come presunti responsabili, due caporali pakistani di 32 anni. Una tragedia che rientra a tutti gli effetti in una problematica che quotidianamente caratterizza il nostro Paese, cioè quella degli incidenti sul lavoro (in copertina: immagini da Rainews).

Il video dell’incendio

L’atroce omicidio si è verificato in un distributore di carburante lungo la statale 106, con i quattro lavoratori, più un quinto che è riuscito a salvarsi, che sono stati chiusi all’interno di una monovolume, nel quale poi è stato fatto divampare un incendio che li ha carbonizzati.

Per ricostruire la dinamica dell’accaduto, gli investigatori della Squadra mobile di Cosenza e i magistrati della Procura di Castrovillari hanno analizzato i filmati di videosorveglianza del distributore di benzina, che hanno ripreso alcuni istanti decisivi della vicenda.

Nelle immagini, infatti, si vedono i due caporali pakistani muoversi intorno alla monovolume con il portellone posteriore aperto. Mentre uno sta dietro, probabilmente per versare la benzina nell’abitacolo, l’altro fa forza con le braccia sulle portiere per impedire a chi sta dentro di uscire. I due poi si danno il cambio: all’improvviso parte una fiammata, mentre loro fuggono a piedi. Qui di seguito il video dell’accaduto: consigliamo cautela nella visione, le immagini sono molto forti e potrebbero destabilizzare la vostra sensibilità.

 

Quattro vittime, un sopravvissuto

Come detto, quattro in tutto sono state le vittime, che in quegli attimi concitati non sono riusciti a trovare una via per scampare all’incendio. Un bracciante, Tay Mohammad, originario dell’Afghanistan e regolare in Italia, si è invece salvato per miracolo rompendo i finestrini del minivan a testate. Le fiamme, tuttavia, gli hanno provocato ustioni in diverse parti del corpo, soprattutto agli arti superiori.

“Hanno gettato la benzina dentro e poi un accendino” ha dichiarato ai microfoni dei canali televisivi Rai.

Il bracciante sopravvissuto

Due caporali arrestati

I filmati della videosorveglianza e la testimonianza di Tay Mohammad hanno consentito agli inquirenti di intercettare i due caporali pakistani, ritenuti presunti responsabili.

Dopo un lungo interrogatorio nella Questura di Cosenza, i due sono stati sottoposti a fermo, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato.

Il possibile movente

I braccianti, come raccontato dal TG 1, erano impiegati nei campi tra la Calabria e la Basilicata per raccogliere fragole. Vivevano tutti insieme in una palazzina angusta a Villa Piana e lavoravano in nero, con buste paga da 350 euro.

Una stanza dove dormivano i braccianti

Tuttavia, come ha spiegato Tay Mohammad, i due indagati chiedevano ai braccianti soldi per il trasporto nei campi. Per questo motivo, unito alla richiesta di un contratto regolarizzato, i lavoratori si sarebbero ribellati. Il sopravvissuto afghano ha anche aggiunto che le vittime non erano state pagate: per questo avevano chiesto più volte i soldi ai caporali.

“I soldi non ce li davano. Ci davano da mangiare, ci davano la casa. Ma i soldi no”.

Da qui, pare sia scattata la reazione dei caporali, che ha portato al terrificante gesto di bruciarli vivi nella monovolume.

“Ci sono notizie che fanno vacillare la fiducia nell’umanità. Disumani” ha dichiarato il Presidente di Regione Calabria, Roberto Occhiuto, pubblicando sui social il filmato della tragedia.

“Basta con il silenzio sporco delle convenienze – ha tuonato il vice presidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio mons. Francesco Savino – Basta con quella zona grigia che vede, sa e lascia fare. Basta con l’abitudine scellerata di considerare normale che uomini venuti da lontano raccolgano, lavorino, abitino, dormano, si spostino e muoiano come corpi senza storia”.