senza argini

Israele avanza ancora in Libano e sfida l’Onu

Francia e Nazioni Unite chiedono lo stop, mentre il cessate il fuoco appare ormai svuotato

Israele avanza ancora in Libano e sfida l’Onu

Israele ha porta la guerra più a fondo nel Libano meridionale. Il 31 maggio 2026 l’esercito israeliano ha annunciato la conquista del Castello di Beaufort, fortezza medievale che domina l’area del Litani e uno dei punti più simbolici e strategici del sud del Paese.

È un passaggio militare, ma anche politico: Tel Aviv rivendica l’operazione come necessaria per colpire Hezbollah; Beirut, Parigi e le Nazioni Unite la leggono invece come un’ulteriore violazione della sovranità libanese e del quadro fissato dall’Onu dopo la guerra del 2006.

Una fortezza simbolo della nuova escalation

Il Castello di Beaufort non è un obiettivo qualunque. Situato su un’altura che controlla parte del Libano meridionale e le direttrici verso Nabatiye, Tiro e Sidone, era già stato occupato da Israele durante la lunga presenza militare nel sud del Libano, terminata nel maggio 2000. Il ritorno della bandiera israeliana sulla fortezza, dopo 26 anni, ha quindi un peso che supera il valore tattico dell’operazione.

Israele avanza ancora in Libano e sfida l'Onu

Il premier Benjamin Netanyahu ha presentato l’avanzata come un cambio di passo.

“Ho dato istruzioni all’esercito di estendere la manovra in Libano”, ha dichiarato, spiegando di voler “consolidare ed estendere” il controllo israeliano sulle aree che Tel Aviv attribuisce a Hezbollah. Anche il ministro della Difesa Israel Katz ha rivendicato la conquista di Beaufort come parte di una nuova zona di sicurezza nel sud del Libano.

Il cessate il fuoco ormai solo sulla carta

L’avanzata arriva nonostante un cessate il fuoco annunciato a metà aprile e poi prorogato il 15 maggio per altri 45 giorni. Di fatto, però, la tregua non ha mai retto davvero. Dal 2 marzo 2026, quando Hezbollah ha ripreso lanci di razzi e droni verso Israele in sostegno all’Iran, il fronte libanese è diventato la principale estensione regionale della guerra. Secondo il governo libanese, i morti in Libano sono oltre 3.370; Israele ha comunicato 28 vittime, di cui 24 soldati e 4 civili.

Nelle stesse ore della conquista di Beaufort, l’esercito israeliano ha ordinato evacuazioni nelle aree a sud del fiume Zahrani, circa 40 chilometri dalla frontiera. I raid hanno colpito diverse località del sud e della Bekaa, mentre il ministero della Sanità libanese ha riferito di un attacco vicino all’ospedale Hiram, nell’area di Tiro, con 13 operatori sanitari feriti e gravi danni alla struttura.

La sfida all’Onu e alla risoluzione 1701

Il punto politico più delicato riguarda l’Onu. La risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, approvata l’11 agosto 2006 dopo la guerra tra Israele e Hezbollah, chiedeva la cessazione delle ostilità, il ritiro delle forze israeliane dal Libano meridionale e il dispiegamento dell’esercito libanese insieme a UNIFIL, la missione di interposizione delle Nazioni Unite.

Oggi quel quadro appare sempre più fragile. Israele accusa Hezbollah di essersi riarmato e di aver usato il sud del Libano come base di attacco; accusa inoltre Beirut e UNIFIL di non aver impedito la violazione della 1701. L’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon ha sostenuto che “la vera discussione al Consiglio di Sicurezza dovrebbe riguardare il continuo fallimento nell’attuazione della risoluzione 1701”.

Dall’altra parte, Francia e Libano denunciano l’avanzata israeliana come un’occupazione sempre più profonda. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza e ha affermato che “nulla può giustificare la prosecuzione delle operazioni militari israeliane in Libano e un’occupazione sempre più profonda del territorio libanese”.

UNIFIL verso la fine, ma il vuoto fa paura

La crisi arriva in un momento particolarmente delicato anche per UNIFIL. Nell’agosto 2025 il Consiglio di Sicurezza ha rinnovato il mandato della missione per l’ultima volta, fino al 31 dicembre 2026, prevedendo poi un ritiro ordinato entro l’anno successivo. La missione, presente in Libano dal 1978, dovrebbe quindi chiudersi proprio mentre il sud del Paese torna a essere uno dei fronti più caldi del Medio Oriente.

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La bandiera Onu sventolata dai soldati Unifil

Negli ultimi mesi UNIFIL ha denunciato più volte difficoltà operative, ostacoli ai movimenti logistici e tensioni con le forze israeliane. Il 13 maggio 2026 la missione aveva protestato per la presenza e i movimenti dell’IDF vicino al proprio quartier generale. Il 15 aprile aveva richiamato Israele al rispetto degli accordi sulla sicurezza dei caschi blu.

Anche il patrimonio culturale sotto pressione

La battaglia intorno a Beaufort apre anche un fronte culturale. Il 30 maggio 2026 l’UNESCO si è detta “profondamente allarmata” per i danni alla Cittadella di Chama e per gli attacchi segnalati nelle immediate vicinanze del Castello di Beaufort. Entrambi i siti sono iscritti provvisoriamente nella lista di protezione rafforzata prevista dalla Convenzione del 1954 sui beni culturali in caso di conflitto armato. L’agenzia Onu ha ricordato che questi luoghi godono del massimo livello di tutela legale contro attacchi e uso militare.

Una guerra senza argini

La presa di Beaufort non chiude il fronte libanese: lo allarga. Israele punta a spingere Hezbollah lontano dalla frontiera e a creare una fascia di sicurezza più profonda. Hezbollah, pur sotto pressione, continua a dimostrare capacità di colpire il nord di Israele con razzi e droni. Nel mezzo resta una popolazione civile già duramente colpita: oltre un milione di libanesi risultano sfollati dall’inizio della nuova fase del conflitto.