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Messina (NM): “Lavoro: contro il capolarato servono controlli e applicazione delle leggi”

Città: le periferie non sono un problema, sono una risorsa da valorizzare

Messina (NM): “Lavoro: contro il capolarato servono controlli e applicazione delle leggi”

“Le immagini e le notizie che arrivano dalle campagne italiane ci ricordano ancora una volta che il caporalato non è soltanto un reato: è una ferita aperta alla dignità della persona e allo Stato di diritto. Ogni tragedia che coinvolge lavoratori sfruttati impone una riflessione seria, lontana dalla propaganda e dalle polemiche di parte”.

Lo ha dichiarato Ignazio Messina (Vicepresidente Nazionale dell’ANCI e Presidente del Consiglio Comunale di Sciacca (AG) – Noi Moderati) intervenendo a Aria Pulita, programma condotto da Simona Arrigoni sul circuito nazionale Netweek.

“Le recenti vicende che hanno coinvolto lavoratori impiegati in agricoltura riportano al centro una questione che non può essere affrontata solo sull’onda dell’emozione. L’Italia dispone già di strumenti normativi importanti per contrastare lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. Possiamo certamente discutere di come aggiornarli e migliorarli, ma il primo problema resta quello di garantire controlli efficaci, presenza dello Stato sul territorio e il pieno rispetto delle regole esistenti”.

“Le leggi servono se vengono applicate, altrimenti rischiano di restare soltanto buone intenzioni. La legalità non si afferma con gli slogan ma con la tutela dei lavoratori onesti, il sostegno alle imprese che rispettano le regole e la punizione di chi sfrutta il bisogno e la fragilità delle persone”.

“Chi opera nell’illegalità deve sapere che non esistono zone franche. Difendere il lavoro significa difendere la dignità della persona, la concorrenza leale e la credibilità delle istituzioni. Su questi principi non possono esistere divisioni politiche”.

Sulle città aggiunge: “Troppo spesso si parla delle periferie soltanto quando diventano teatro di episodi di cronaca. È un errore che il Paese continua a commettere da troppo tempo”.

“In realtà quei quartieri rappresentano una parte essenziale della vita economica e sociale delle nostre città. Sono luoghi in cui vivono lavoratori, famiglie, giovani e anziani che ogni giorno contribuiscono al funzionamento dell’intera comunità. Nei quartieri popolari vivono milioni di persone che garantiscono servizi essenziali e fanno funzionare le città. Senza il loro contributo, anche le aree più centrali e privilegiate non potrebbero mantenere gli stessi standard di qualità della vita”.

“Per questo è necessario investire con maggiore decisione nelle periferie attraverso trasporti efficienti, scuole di qualità, sicurezza urbana, presidi sociali, spazi pubblici, opportunità educative e culturali. Dove lo Stato e le istituzioni arretrano, crescono disagio, esclusione e sfiducia”.

“Rigenerare le periferie non significa soltanto riqualificare edifici o strade. Significa costruire comunità più forti, ridurre le disuguaglianze e offrire opportunità a chi troppo spesso si sente dimenticato. Le periferie non hanno bisogno di assistenzialismo, ma di essere finalmente considerate parte integrante delle città e non territori da lasciare ai margini”.

Messina rivolge poi un pensiero alla guerra:

“Le guerre che continuano a insanguinare diverse aree del mondo stanno provocando vittime innocenti, instabilità internazionale e conseguenze economiche che ricadono sulle famiglie, sulle imprese e sui lavoratori. L’aumento dei costi energetici, le tensioni commerciali e l’incertezza dei mercati stanno rallentando la crescita e mettendo sotto pressione l’economia globale”.

“Le conseguenze dei conflitti arrivano ogni giorno nelle case degli italiani attraverso il costo dell’energia, l’inflazione, la frenata degli investimenti e le tensioni sui mercati internazionali. Per questo la pace non è un tema che riguarda soltanto la diplomazia, ma la vita concreta dei cittadini”.

“È il momento che tutti i Paesi democratici e civili intensifichino ogni sforzo diplomatico per fermare le guerre e isolare ogni deriva guerrafondaia. La pace non è un valore astratto: è una condizione necessaria per garantire sviluppo, lavoro, giustizia sociale e futuro alle nuove generazioni. Chi ha responsabilità istituzionali deve lavorare per costruire ponti e non per alimentare conflitti”.

“Il mondo ha bisogno di costruttori di pace, capaci di favorire il dialogo e la cooperazione tra i popoli. La pace rappresenta il presupposto indispensabile per garantire sviluppo economico, coesione sociale e prospettive alle nuove generazioni. Difenderla significa difendere il futuro delle nostre comunità”.

Puoi rivedere la puntata sul sito www.telecity.it e sul profilo YouTube @TelecityNetweek.