LA SVOLTA

Gli scout cattolici italiani aprono alla possibilità di nominare capi e guide LGBT

"Orientamento sessuale e identità di genere non possono costituire motivo di esclusione dai ruoli educativi dell'organizzazione"

Gli scout cattolici italiani aprono alla possibilità di nominare capi e guide LGBT

E’ inutile girarci intorno. Si tratta di una svolta storica. Segno dei tempi, ma che di sicuro solleverà (e già sta accadendo) un polverone di polemiche.

Perché una delle notizie più “dirompenti” della settimana è che gli scout cattolici hanno deciso di “aprire” le porte dell’associazione a educatori omosessuali e transgender.

La svolta degli scout e dell’Agesci

L’Agesci, l’associazione che riunisce gli scout cattolici italiani, ha approvato un documento che sancisce il principio secondo cui orientamento sessuale e identità di genere non possono costituire motivo di esclusione dai ruoli educativi dell’organizzazione.

La decisione arriva al termine di un percorso di confronto interno durato circa tre anni e rappresenta un passaggio significativo nel dibattito sull’inclusione delle persone Lgbtqia+ all’interno delle realtà cattoliche.

Cosa succedeva fino ad ora, partecipare sì, ma senza educare

In passato, le persone appartenenti alla comunità Lgbtqia+ potevano partecipare alla vita associativa, ma incontravano ostacoli nell’accesso agli incarichi educativi.

Con il nuovo testo, approvato dal Consiglio generale dell’associazione, viene affermato in modo esplicito il principio della non discriminazione nella selezione dei volontari chiamati a svolgere funzioni formative.

Secondo i vertici dell’Agesci, il documento non introduce cambiamenti al metodo scout, ma ne rafforza i valori fondanti.

L’obiettivo è promuovere ambienti educativi improntati al rispetto, alla sicurezza e all’accoglienza, riconoscendo la dignità di ogni persona e contrastando qualsiasi forma di esclusione.

La posizione dell’associazione

I responsabili nazionali hanno sottolineato inoltre che la scelta non rappresenta una rottura con la tradizione associativa, bensì “l’evoluzione naturale di un percorso che pone al centro la persona, le relazioni e l’inclusione”.

In questa prospettiva, il nuovo orientamento viene interpretato come una concreta applicazione dei principi che da sempre caratterizzano l’esperienza scout.

E Paolo Di Tota, delegato dell’Associazione guide e scouts cattolici italiani ha commentato:

“Non abbiamo paura di perdere iscritti e “per noi l’accoglienza è al primo posto nei confronti di chiunque, non facciamo distinzioni tra i ragazzi e le ragazze sarebbe strano farlo tra adulti”.

Le reazioni, chi a favore, chi contro

Immancabili non potevano essere le reazioni. Totalmente contraria l’associazione Pro Vita & Famiglia, attraverso le parole del portavoce Jacopo Coghe:

Jacopo Coghe

“Agesci tradisce la fiducia delle famiglie. Si parla apertamente di identità di genere nonostante il Magistero della Chiesa e tutti gli ultimi Pontefici abbiamo più volte denunciato il rischio educativo e la ‘colonizzazione ideologica’ che arriva dall’ideologia gender. Cosa insegneranno i capi a bambini e adolescenti? Che ognuno potrà percepirsi di qualsiasi genere a prescindere dalla propria realtà biologica maschile e femminile?”.

Evidentemente a favore invece l’Arcigay:

“Si tratta la conclusione di una lunga stagione di discriminazioni e un passo avanti verso il riconoscimento delle persone LGBTQIA+ all’interno delle realtà educative cattoliche”.