in "Odissey"

Cinema, Elena di Troia interpretata da un’attrice di colore fa infuriare Elon Musk

Era già successo con le polemiche sulla Sirenetta nera o con Giulietta reinterpretata da attrici afrodiscendenti

Cinema, Elena di Troia interpretata da un’attrice di colore fa infuriare Elon Musk

Questa volta Elon Musk ha rubato la scena mediatica a Donal Trump.

Ed è stato anche decisamente originale nel sollevare un polverone di polemiche che probabilmente non si placherà facilmente.

Del resto, che attorno a Elena di Troia scoppiassero guerre era piuttosto prevedibile, è scritto nelle pagine di storia. Omero (se mai sia esistito, o chi per lui) ci aveva costruito sopra poemi epici, l’Iliade e l’Odissea.

Elon Musk

Elena di Troia da Omero a Elon Musk, cosa è successo

Più difficile immaginare, invece, che tremila anni dopo il casus belli sarebbe diventato il casting di un film di Christopher Nolan (Odissey, appunto) e un tweet furibondo di Elon Musk.

Il regista Christopher Nolan

La nuova polemica culturale del momento nasce infatti dalla scelta dell’attrice premio Oscar Lupita Nyong’o per interpretare Elena nella prossima versione cinematografica dell’Odissea firmata da Nolan.

L’attrice Lupita Nyong’o

Apriti cielo. Nel giro di poche ore social network, editorialisti, classicisti improvvisati e leoni da tastiera professionisti si sono ritrovati immersi nell’ennesima battaglia della lunga guerra culturale contemporanea: inclusione o revisionismo? Libertà artistica o eccesso woke? Innovazione o provocazione gratuita?

La picconata di Musk alla nuova versione dell’Odissea

Ed ecco allora che nella polemica Musk non solo ci si è tuffato, ma anche in modo decisamente “rumoroso”.

L’imprenditore afro-americano ha parlato apertamente di “razzismo anti-bianco” e di “dissacrazione” di Omero.

Il suo ragionamento è semplice: se un personaggio storicamente o culturalmente associato all’Europa viene reinterpretato da un’attrice nera, allora dovrebbe essere accettabile anche il contrario.

Il dibattito tra tradizione, inclusione e revisionismo ideologico

Dall’altra parte, però, il dibattito si è aperto in modo vivace.

Il classicista Daniel Mendelsohn, tra i maggiori studiosi contemporanei dell’Odissea, ha difeso senza drammi la scelta di Nolan, osservando che il cinema e il teatro hanno sempre reinterpretato i classici.

Del resto, ha fatto notare, nessuno si scandalizza troppo se Ulisse viene interpretato da attori che con il Mediterraneo orientale hanno ben poco a che fare.

Come il mitico Matt Damon, di chiare origini irlandesi.

Ed è qui che la vicenda e il dibattito in fondo diventano ancor più interessante. Perché il punto non è tanto Elena di Troia, ma il nostro rapporto sempre più nevrotico con la rappresentazione.

Negli ultimi anni il cosiddetto “colour-blind casting” — cioè la scelta degli attori indipendentemente dall’etnia — è diventato normalità in molti ambienti teatrali e televisivi, soprattutto britannici.

Tanto per fare un esempio, ormai vedere un Amleto nero o una nobildonna vittoriana asiatica non è più un evento eccezionale (vedi la serie Netflix colossal “Bridgerton“).

Eppure il dibattito riesplode puntualmente. È successo con le polemiche sulla Sirenetta nera, con Giulietta reinterpretata da attrici afrodiscendenti e ora appunto con Elena di Troia.

Sirenetta nera

In fondo, il cinema contemporaneo sembra intrappolato in un meccanismo inevitabile: qualsiasi scelta di casting viene letta come una dichiarazione politica. Se scegli un attore “tradizionale”, vieni accusato di scarsa inclusione.

Se cambi qualcosa, arriva l’accusa opposta: revisionismo ideologico.

Il paradosso è che probabilmente Nolan voleva semplicemente fare quello che fanno i grandi registi da sempre: reinterpretare un mito.