Roma

Allarme ebola: chirurga di Medici senza frontiere ricoverata allo Spallanzani

Il Ministero della Salute annuncia il rientro in sicurezza della dottoressa dal Congo. Asintomatica, sarà isolata 21 giorni a Roma. Nessun caso di Ebola in Italia

Allarme ebola: chirurga di Medici senza frontiere ricoverata allo Spallanzani

È il Ministero della Salute a comunicare che è in corso il rientro in totale sicurezza in Italia di una chirurga di Medici Senza Frontiere che operava nel centro di salute di Salamat, a Bunia-Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, nel periodo in cui è stata dichiarata l’attuale epidemia di Ebola. L’autorizzazione per il rientro su Roma è stata firmata.

Il contatto con pazienti positivi e l’intervento d’urgenza

La dottoressa è entrata in contatto, il 16 maggio scorso, con pazienti poi risultati positivi al virus nell’ambito della sua attività clinica, configurando un caso di contatto diretto. Il 18 maggio ha eseguito un intervento chirurgico salvavita d’urgenza su un bambino vittima dell’esplosione di una granata, successivamente identificato come caso sospetto di Ebola, con esito del test ancora non disponibile.

Asintomatica, ma quarantena obbligatoria

La chirurga non presenta sintomi al momento. Medici Senza Frontiere conferma che “la persona dello staff, che non presenta alcun sintomo, è sotto monitoraggio medico e, a titolo precauzionale, sarà evacuata per motivi sanitari nel proprio Paese d’origine, l’Italia.” Sarà trasferita all’Istituto Spallanzani di Roma per la necessaria quarantena e sorveglianza attiva della durata di 21 giorni.

Il Ministero: “Nessun caso di Ebola in Italia, allarme molto basso”

Il Ministero della Salute ricorda che finora non ci sono casi di Ebola in Italia e che l’allarme è molto basso nel nostro Paese. Il Ministero è attivo sin dal primo momento per tutte le attività di preparazione e sorveglianza e sta proseguendo il monitoraggio dell’evoluzione del quadro epidemiologico, in raccordo con i territori e con le autorità sanitarie nazionali e locali.

Dal Consiglio Superiore di Sanità rassicurano che tutte le persone che arrivano da zone ad alto rischio e che hanno avuto contatti con soggetti positivi vengono tracciate e messe sotto sorveglianza. Ci sono procedure e protocolli che hanno dimostrato di funzionare e che se pure dovesse esserci un caso in Italia, difficilmente causerebbe un focolaio. La malattia si trasmette da persone con sintomi e questo rende più facile isolare i malati.

Il contesto: guerra e povertà alimentano l’epidemia

La provincia dell’Ituri, dove operava la dottoressa, è teatro di scontri tra gruppi armati non statali e forze governative che hanno causato lo sfollamento interno di quasi un milione di persone. Proprio il mix di guerre e povertà alimenta l’epidemia in corso, che secondo Save the Children “si sta diffondendo a velocità terrificante” e colpisce soprattutto i più piccoli: almeno il 25% dei decessi confermati riguarda minori. Contro il ceppo Bundibugyo, attualmente in circolazione, non esistono vaccini autorizzati né trattamenti specifici.

Cos’è il virus Ebola

La malattia da virus Ebola (EVD) è una patologia rara ma grave, con un tasso di mortalità oscillato tra il 25% e il 90% in passate epidemie. Il primo focolaio documentato si è verificato nel 1976 nella Repubblica Democratica del Congo. Il contagio avviene attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni, tessuti o altri fluidi corporei di persone o animali infetti, vivi o morti, oppure toccando superfici contaminate.