La riforma della legge elettorale ha una prima data politica: il 26 giugno 2026 il testo arriverà nell’Aula della Camera per la discussione generale. Non sarà ancora il voto definitivo, ma l’avvio del passaggio parlamentare più visibile di una riforma destinata a incidere sulle prossime elezioni politiche.
La proposta, depositata inizialmente il 26 febbraio 2026 a prima firma Galeazzo Bignami, punta a superare l’attuale Rosatellum, il sistema misto con una quota di collegi uninominali e una quota proporzionale. Al suo posto, la maggioranza propone un impianto proporzionale corretto da un premio di governabilità.
Cosa prevede il nuovo testo
Il cosiddetto “Bignami bis” prevede che il premio scatti solo se una lista o coalizione supera il 42% dei voti sia alla Camera sia al Senato. Il premio sarebbe pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto massimo: il vincitore non potrebbe superare 220 deputati e 113 senatori.
Rispetto alla prima versione, viene eliminato il ballottaggio. Se nessuna lista o coalizione raggiunge la soglia prevista, i seggi saranno distribuiti con metodo proporzionale.
Un altro punto rilevante riguarda l’indicazione del capo politico: le liste dovranno presentare, insieme al simbolo e al programma, anche il nome della persona proposta come presidente del Consiglio. È una scelta che rafforza il legame tra voto, maggioranza e guida del governo, pur senza modificare formalmente i poteri del presidente della Repubblica.
Tutti i punti del “Bignami bis”:
- Superamento del Rosatellum, cioè dell’attuale sistema misto con una parte di eletti nei collegi uninominali e una parte con metodo proporzionale.
- Introduzione di un sistema prevalentemente proporzionale, corretto però da un premio di governabilità.
- Il premio scatta solo se una lista o una coalizione supera il 42% dei voti.
- La soglia del 42% deve essere raggiunta sia alla Camera sia al Senato.
- Il premio di maggioranza vale:
- 70 seggi alla Camera;
- 35 seggi al Senato.
- Viene previsto un tetto massimo ai seggi ottenibili dal vincitore:
- massimo 220 deputati;
- massimo 113 senatori.
- Viene eliminato il ballottaggio, che era invece presente nella prima versione della proposta.
- Se nessuna lista o coalizione raggiunge il 42%, i seggi vengono distribuiti con metodo proporzionale, senza premio.
- Le liste o coalizioni devono indicare, insieme a simbolo e programma, anche il nome della persona proposta come presidente del Consiglio.
- Se una lista non indica il candidato premier, rischia di non essere ammessa alla competizione elettorale.
- Restano formalmente invariati i poteri del presidente della Repubblica, che secondo la Costituzione nomina il presidente del Consiglio.
- La proposta interviene anche sul voto degli italiani all’estero, prevedendo misure per rafforzare sicurezza, libertà e segretezza del voto.
- Il governo dovrebbe aggiornare entro tre mesi il regolamento attuativo della legge sul voto all’estero.
- L’obiettivo dichiarato della maggioranza è garantire maggiore stabilità di governo e rendere più chiaro il risultato elettorale.
- Le opposizioni contestano il testo soprattutto per il premio di maggioranza, i tempi della calendarizzazione e il rischio di ridurre la rappresentatività del Parlamento.
Lo scontro politico
Le opposizioni contestano soprattutto il metodo. Dopo la calendarizzazione del testo, Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa hanno accusato la maggioranza di procedere con tempi troppo stretti.
“Non è possibile continuare a procedere con forzature mettendo in calendario un testo che al momento è fatto con i comunicati e le indiscrezioni”.
La capogruppo del Pd, Chiara Braga, ha parlato di “forzatura sulla legge elettorale” sia “sul testo” sia “sui tempi”. Per Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento 5 Stelle, “non possiamo accettare un metodo di questo tipo”. Da +Europa, Riccardo Magi ha parlato di “grave responsabilità” della maggioranza.

Dal centrodestra la replica è arrivata da Giovanni Donzelli, che ha respinto le accuse. Secondo Fratelli d’Italia, la maggioranza avrebbe atteso la fine della discussione generale prima di presentare il nuovo testo, accogliendo anche alcune indicazioni arrivate dalle opposizioni. Donzelli ha inoltre chiarito che il testo “non è inemendabile”, ma che non saranno accettate modifiche capaci di cancellarne l’impianto, a partire dal premio di maggioranza.
I nodi aperti
Il punto più delicato resta il rapporto tra governabilità e rappresentanza. La Corte costituzionale è già intervenuta in passato su leggi elettorali con premi di maggioranza, dal Porcellum all’Italicum, chiedendo che eventuali meccanismi premiali non producano effetti sproporzionati sulla composizione del Parlamento.
La nuova versione prova a ridurre questi rischi: soglia al 42%, niente ballottaggio, premio solo se il risultato è coerente tra Camera e Senato, tetto massimo ai seggi. Ma il confronto resta aperto, anche perché la legge elettorale è destinata a incidere direttamente sugli equilibri delle prossime politiche.
Il 26 giugno sarà quindi il primo vero banco di prova parlamentare.