La Svezia è diventata il primo Paese dell’Unione europea a raggiungere la soglia considerata “smoke-free”, cioè “senza fumo”: meno del 5% della popolazione fuma sigarette ogni giorno. Secondo un nuovo rapporto del Centralförbundet för alkohol- och narkotikaupplysning, l’istituto svedese che monitora alcol e droghe, i fumatori quotidiani sono scesi dal 16% del 2003 al 4,8% nel 2025. È un dato simbolico, perché anticipa di molti anni l’obiettivo europeo di portare il fumo sotto quella soglia entro il 2040.
Il risultato non arriva dal nulla. Già nel 2024 l’Agenzia svedese di sanità pubblica aveva stimato i fumatori quotidiani al 5,4% tra le persone di 16-84 anni, con un crollo progressivo registrato negli ultimi vent’anni. Nella fascia 16-29 anni, il dato era ancora più basso: appena il 2% dichiarava di fumare ogni giorno.
Il caso svedese
La particolarità della Svezia è che la discesa delle sigarette non coincide con la scomparsa della nicotina. Il Paese ha una lunga tradizione di snus, il tabacco umido da tenere sotto il labbro, e negli ultimi anni ha visto crescere anche l’uso delle nicotine pouches, bustine alla nicotina senza tabacco. Secondo i dati della sanità pubblica svedese, nel 2024 usava snus ogni giorno il 22% degli uomini e il 10% delle donne tra 16 e 84 anni; le nicotine pouches erano utilizzate quotidianamente dal 5% della popolazione, con una crescita marcata tra i giovani.

È qui che il modello svedese divide. Per i sostenitori della riduzione del danno, la Svezia dimostra che spostare i fumatori dalle sigarette combustibili a prodotti senza combustione può abbattere rapidamente il fumo tradizionale. Per una parte del mondo sanitario, però, il rischio è un altro: celebrare un Paese “senza fumo” mentre resta alto il consumo di nicotina, soprattutto fra ragazzi e giovani adulti. Il punto, quindi, non è solo quante persone fumano sigarette, ma quante continuano a usare prodotti che mantengono la dipendenza.
Regno Unito, la generazione che non potrà comprare sigarette
Mentre la Svezia raggiunge l’obiettivo attraverso un percorso fatto di restrizioni, abitudini culturali e diffusione di prodotti alternativi, il Regno Unito ha scelto una strada diversa e molto più netta sul piano legislativo.
Il Tobacco and Vapes Act 2026, che ha ricevuto il Royal Assent il 29 aprile 2026, renderà illegale vendere prodotti del tabacco a chiunque sia nato dal 1 gennaio 2009 in poi. In pratica, l’età legale per acquistare sigarette salirà progressivamente anno dopo anno, creando una generazione che non potrà mai comprarle legalmente. Il governo britannico ha presentato la misura come un passo storico verso una “smoke-free generation”.

La legge interviene anche su vape e prodotti alla nicotina: vieta la vendita ai minori di 18 anni, rafforza i controlli su pubblicità, promozione, packaging e aromi, e consente nuove restrizioni in alcuni spazi pubblici. La norma prevede anche un sistema di licenze per i rivenditori di tabacco, vape e prodotti alla nicotina.
L’Italia resta lontana
In Italia il quadro è molto diverso. Secondo il ministero della Salute, sulla base dei dati PASSI 2022-2023, tra gli adulti di 18-69 anni la maggioranza non fuma o ha smesso, ma un italiano su quattro è ancora fumatore: il 24,5%. Il consumo medio è di circa 12 sigarette al giorno, ma 22 fumatori su 100 superano il pacchetto quotidiano.
I dati più recenti diffusi dall’Istituto superiore di sanità confermano che il calo si è sostanzialmente fermato: nel 2025 fuma abitualmente circa il 24% degli adulti, con una prevalenza più alta fra gli uomini rispetto alle donne. A preoccupare è anche il policonsumo: sigarette tradizionali, tabacco riscaldato e sigarette elettroniche si sovrappongono sempre più spesso, soprattutto tra i giovani.