Il Medio Oriente entra in una nuova fase di tensione. Nelle ultime ore, mentre Stati Uniti e Iran cercano di tenere aperto un canale diplomatico, Israele ha intensificato la propria azione militare su più fronti: nuovi raid nella Striscia di Gaza, attacchi nel sud del Libano e l’annuncio dell’uccisione di un alto dirigente di Hamas.

Il bilancio più pesante arriva dal Libano, dove secondo le autorità sanitarie locali almeno 31 persone sono morte in poche ore, tra il 26 e il 27 maggio 2026, nei bombardamenti israeliani nel sud del Paese. A Gaza, intanto, l’esercito israeliano sostiene di aver eliminato Muhammad Odeh, indicato come nuovo capo dell’ala militare di Hamas.

Gaza, colpita la leadership militare di Hamas
Il raid è avvenuto a Gaza City, nel quartiere di Rimal. Secondo Israele, l’obiettivo era Muhammad Odeh, considerato una figura di primo piano della struttura armata di Hamas. Nell’attacco sarebbero morte anche persone della sua famiglia, tra cui la moglie e un figlio, secondo quanto riportato da fonti internazionali.
🚨BREAKING: Palestinians in Gaza are performing Eid al-Adha prayers today among the rubble and destruction.
Israel has destroyed nearly every mosque, yet people still gather to celebrate Eid as Muslims, while the sound of Israeli helicopter gunfire echoes across the eastern… pic.twitter.com/kGMgaICrGi
— Gaza Notifications (@gazanotice) May 27, 2026
L’operazione rientra in una strategia ormai chiara: colpire non solo le infrastrutture militari di Hamas, ma anche la sua catena di comando. Per il governo israeliano, indebolire la leadership del movimento resta una priorità, soprattutto in una fase in cui ogni possibile tregua o negoziato viene letto anche come una prova di forza sul terreno.
Attacchi di terra in Libano oltre la linea del fiume Litani
Parallelamente, Israele ha intensificato gli attacchi nel sud del Libano, dove Hezbollah mantiene una presenza forte e radicata. Il ministero della Salute libanese parla di 31 vittime e decine di feriti nell’arco di poche ore, un dato che conferma quanto il confine nord di Israele sia tornato a essere uno dei punti più pericolosi della crisi.
מאז מבצע ״שאגת הארי״ חיסלנו כ־2,500 מחבלי חיזבאללה.
בזמן הפסקת האש בלבד חוסלו 700 מחבלי חיזבאללה – יותר מחבלים מאשר חוסלו במלחמת לבנון השנייה כולה.
כוחותינו משלימים את הריסת תשתיות הטרור הסמוכים ליישובינו.
כוחות גדולים של צה״ל פועלים בעומק השטח, תופסים שטחים שולטים ומבצרים את… pic.twitter.com/uKABYRYKLq
— Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) May 26, 2026
Da mesi quest’area vive in una condizione di guerra intermittente: scambi di razzi, droni, artiglieria, evacuazioni e villaggi svuotati. Ora, però, il salto di livello appare evidente. Israele vuole impedire che Hezbollah possa consolidare le proprie posizioni vicino al confine; Hezbollah, sostenuto dall’Iran, cerca invece di mantenere aperta la pressione su Israele anche mentre Gaza resta il fronte principale.

Nelle ultime ore truppe di terra israeliane hanno oltrepassato la zona cuscinetto varcando il confine ideale rappresentato dal fiume Litani. E’ in questa offensiva che hanno perso la vita la maggior parte delle 31 vittime registrate.
La partita più grande: l’Iran
La vera domanda è perché questa accelerazione arrivi proprio adesso. Una parte della risposta guarda a Teheran. Mentre Washington e Iran discutono di una possibile intesa, Israele teme che un accordo possa alleggerire la pressione internazionale sull’Iran senza ridurne davvero l’influenza nella regione.

Per Netanyahu, il punto è politico e militare insieme: nessun accordo fra Stati Uniti e Iran deve limitare la libertà d’azione israeliana contro Hamas, Hezbollah e le altre formazioni armate legate a Teheran. In questo senso, i raid a Gaza e in Libano mandano un messaggio molto chiaro: Israele dimostra di voler conservare mano libera sulle azioni militari. Tuttavia è chiaro anche che in caso di accordo con Teheran, Washington potrebbe esercitare una nuova pressione su Tel Aviv e costringere l’alleato a una frenata militare.
Da qui l’esigenza di “fare in fretta” e chiudere al più presto la partita contro Hezbollah.