Nel corso della crisi energetica globale, il conto presentato alla pompa di benzina non è stato uguale per tutti i Paesi europei. Mentre in Francia e Germania il pieno di carburante è diventato un serio problema per i bilanci delle famiglie, in Italia i listini sono rimasti costantemente al di sotto di entrambi i partner transalpini per tutto l’arco della crisi, mantenendo questa tendenza favorevole.
A certificare questa dinamica è un’analisi dettagliata del Centro studi di Unimpresa, basata sui dati del Weekly Oil Bulletin della Commissione europea. Lo studio evidenzia come l’operazione militare congiunta condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avviata venerdì 28 febbraio 2026, abbia innescato uno shock asimmetrico all’interno dell’Unione europea, amplificato dal successivo blocco dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.
In Italia, l’aumento medio è circa +7%, nell’Ue +12%
Prima dell’escalation bellica, il quadro dei prezzi nei principali Paesi dell’Unione europea si presentava sostanzialmente omogeneo e in linea con le medie comunitarie. Alla rilevazione del 12 gennaio 2026, in Italia la benzina costava 1,627 euro al litro e il gasolio 1,660 euro.
La stabilità era proseguita per tutto il mese successivo: nella rilevazione di lunedì 23 febbraio 2026 — l’ultima disponibile prima dell’inizio delle operazioni militari — la benzina italiana si attestava a 1,655 euro al litro e il gasolio a 1,702 euro. In quel momento, la Francia e la Germania mostravano già listini leggermente più cari, mentre la Spagna si manteneva strutturalmente più bassa per via di una fiscalità ridotta sui carburanti.
Il blocco delle rotte marittime ha scaricato immediatamente i propri effetti sulla rete distributiva europea. Già il 9 marzo la benzina italiana saliva a 1,746 euro al litro, mentre quella tedesca superava la soglia di 1,88 euro, registrando un balzo del 14%. La forbice si è allargata ulteriormente alla fine dello stesso mese, quando i distributori francesi hanno sfiorato i 2 euro (1,973 euro al litro) e quelli tedeschi hanno superato i 2,07 euro, a fronte di un’Italia che conteneva l’aumento a 1,779 euro.
Sul fronte del gasolio, nello stesso periodo, le pompe in Francia e Germania si posizionavano rispettivamente a 2,109 e 2,130 euro al litro, staccando il dato italiano fermo a 2,023 euro.
Il momento di massima pressione sui mercati si è verificato nella rilevazione di lunedì 20 aprile 2026. In questa data, la benzina in Germania ha toccato il picco di 2,241 euro al litro e in Francia di 2,031 euro. Ancora più marcata la situazione del gasolio, arrivato a 2,434 euro per gli automobilisti tedeschi e a 2,233 euro per quelli francesi. L’Italia ha assorbito il colpo posizionandosi al di sotto di entrambi i Paesi, con la benzina a 1,761 euro e il gasolio a 2,092 euro, cifre inferiori anche alla media complessiva dell’Unione europea a 27 Stati.
Prendendo in esame l’intero periodo dell’emergenza acuta — dal 23 febbraio al 20 aprile — i dati percentuali mostrano chiaramente la reattività del sistema italiano. La benzina è rincarata del 7% in Italia, contro il 18% della Francia, il 15% della Germania e il 12% della media UE.
Sul gasolio il differenziale si è confermato analogo: +24% sul territorio nazionale contro il +28% francese e il +29% tedesco.

Il fattore determinante per il contenimento dei prezzi e la protezione dei consumatori è stato l’intervento fiscale deliberato a livello governativo. A partire da martedì 19 marzo 2026, un apposito decreto ha introdotto una riduzione delle accise di 20 centesimi di euro al litro che, con l’applicazione dell’Iva, si è tradotta in uno sconto effettivo alla pompa di 24,4 centesimi per entrambi i carburanti.
L’efficacia del provvedimento è stata immediata: in una sola settimana l’Italia è scesa dal quinto al dodicesimo posto nella graduatoria dei Paesi più cari dell’Unione europea per il gasolio. La misura è stata successivamente prorogata e rimodulata a partire dal 2 maggio, confermando lo sconto pieno sul gasolio e riducendolo a 5 centesimi sulla benzina. Il costo totale dell’operazione ha superato il miliardo di euro, coperto tramite risparmi di spesa ministeriale e l’extragettito Iva derivante dagli aumenti petroliferi.
“L’intervento del governo Meloni sul taglio delle accise ha funzionato e i numeri lo dimostrano con precisione. Mentre Francia e Germania registravano rincari sulla benzina rispettivamente del 18 e del 15 per cento, l’Italia si fermava al 7. Un risultato che non è frutto del caso, ma di una decisione tempestiva e ben calibrata. Tagliare le accise in piena crisi energetica, con i mercati internazionali in fibrillazione per la chiusura di Hormuz, ha richiesto coraggio politico e visione. Le famiglie e le imprese italiane oggi pagano la benzina meno dei colleghi francesi e tedeschi: questo è l’effetto concreto di una misura concreta. Non possiamo che Gourmet riconoscere il merito di un governo che, di fronte a uno shock energetico senza precedenti dal 2022, ha scelto di stare dalla parte di chi lavora e produce” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
Alla rilevazione del 4 maggio 2026, coincidente con una parziale attenuazione della crisi internazionale, la benzina in Italia costava 1,739 euro al litro contro una media UE di 1,809 euro. Il gasolio si attestava a 2,046 euro al litro rispetto a una media europea di 1,934 euro; il posizionamento all’ottavo posto in questo specifico comparto riflette la storica incidenza della tassazione italiana sul diesel e la carenza strutturale europea di prodotti raffinati medio-distillati.
A metà maggio, a seguito della rimodulazione degli sconti fiscali, la media nazionale in modalità self-service si è stabilizzata intorno a 1,945 euro al litro per la benzina e a 1,979 euro per il gasolio, confermando la maggiore resilienza del mercato italiano rispetto alle fluttuazioni del contesto geopolitico.