GUERRA

Partita a scacchi Usa-Iran: Rubio dall’India dice che l’accordo potrebbe arrivare già oggi

La Guida Suprema da una località segreta avrebbe già detto sì, ma deve tener buoni i Pasdaran. Intanto giustiziato a Teheran attivista dell'opposizione

Partita a scacchi Usa-Iran: Rubio dall’India dice che l’accordo potrebbe arrivare già oggi

Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che non si affretterà a concludere un accordo per porre fine alla guerra in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran. La presa di posizione è emersa nella giornata di domenica 24 maggio 2026, dopo che sabato (per l’ennesima volta) il tycoon aveva esultato per il raggiungimento di un accordo di pace, addirittura con riapertura immediata dello stretto di Hormuz e senza pedaggi.

Troppa grazia. E infatti, attraverso un post su Truth, il leader della Casa Bianca ha fatto marcia indietro:

“Il tempo è dalla nostra parte”, ha scritto il capo di Stato, aggiungendo in seguito: “Non ci possono essere errori! Il nostro rapporto con l’Iran sta diventando molto più professionale e produttivo”. “L’accordo con l’Iran non verrà firmato oggi, ma sono stati compiuti progressi verso un’intesa”.

I dettagli del potenziale accordo quadro

Mentre la presidenza frena sui tempi, stanno emergendo i dettagli di un potenziale testo. Secondo la medesima fonte governativa, l’accordo quadro darebbe agli Stati Uniti 60 giorni di tempo per raggiungere un’intesa che “realizzerà le priorità del presidente Trump e garantirebbe che gli Stati Uniti e la regione siano più sicuri e prosperi in futuro”.

Il piano geopolitico impedirebbe alle autorità di Teheran di sviluppare un’arma nucleare e impegnerebbe la controparte a rinunciare alla “polvere nucleare” – termine usato dal presidente statunitense per indicare l’uranio arricchito – definendo al contempo un meccanismo per strutturare i colloqui bilaterali nei successivi due mesi. L’intesa consentirebbe inoltre di sminare lo Stretto di Hormuz e di riaprirlo al traffico navale, alleviando così i costi del carburante per i cittadini americani. Il memorandum d’intesa risulta strutturato in modo tale che il paese mediorientale “non otterrà nulla finché non consegnerà”, vincolando l’allentamento del blocco all’apertura dello stretto e alla consegna dei materiali atomici.

Le smentite e le condizioni poste da Teheran

Nonostante l’ottimismo diffuso dalla Casa Bianca, i funzionari iraniani e i media statali di Teheran hanno rilasciato dichiarazioni di segno opposto. I canali di informazione governativi hanno affermato che lo stretto riaprirà solo se gli Stati Uniti revocheranno il blocco navale entro i primi 30 giorni dall’entrata in vigore dell’accordo. Viene inoltre dichiarato che il canale marittimo non tornerà alle condizioni operative “prebelliche”, scenario in cui l’Iran non supervisionava il passaggio delle imbarcazioni.

La medesima fonte estera ha definito errato il presunto impegno della repubblica islamica a rimuovere i materiali nucleari. Eppure, nel pomeriggio di sabato 23 maggio 2026, il politico statunitense si era mostrato più ottimista, scrivendo su Truth Social che un accordo “è stato in gran parte negoziato ed è in attesa di essere finalizzato”. Una linea condivisa inizialmente anche dal Segretario di Stato Marco Rubio, che domenica mattina aveva dichiarato ai giornalisti in India: “alcuni progressi nelle ultime 48 ore lavorando con i nostri partner nella regione del Golfo”, aggiungendo che “forse c’è la possibilità che nelle prossime ore il mondo riceva delle buone notizie”.

 

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Il via libera della Guida Suprema e il nodo Pasdaran

Dietro le quinte della diplomazia ufficiale si muovono dinamiche interne ben più complesse. Fonti d’intelligence e analisti internazionali indicano che la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, comunicando da una località segreta per ragioni di sicurezza, avrebbe già espresso un sostanziale assenso preventivo all’intesa di massima.

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Mojtaba Khamenei

Tuttavia, il vero ostacolo per la leadership religiosa di Teheran rimane la gestione del fronte interno, in particolare la necessità di tenere a bada l’ala oltranzista dei Pasdaran. I Guardiani della Rivoluzione Islamica guardano infatti con estremo sospetto a qualsiasi concessione a Washington. Questo delicato bilanciamento di potere spiega le dichiarazioni contraddittorie tra i canali diplomatici e i media statali controllati dalle fazioni più radicali.

Negoziati sul nucleare ed esecuzioni politiche

Mentre i media di Teheran riferiscono che un accordo potrebbe portare alla revoca delle sanzioni petrolifere e alla fine del blocco portuale entro un mese, la tensione interna viene scaricata sul dissenso domestico. Proprio nelle ultime ore, le autorità giudiziarie hanno giustiziato a Teheran un noto attivista dell’opposizione, identificato dai media locali come Abbas Akbari, accusato di legami con le proteste antigovernative nazionali. La notizia dell’esecuzione capitale giunge in concomitanza con i dati diffusi dall’agenzia semi-ufficiale Tasnim, che fissa in 60 giorni il periodo stabilito per le discussioni sulla questione atomica.

A confermare la complessa posizione diplomatica è l’intervento del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il quale ha aggiunto che la sua nazione è “pronta ad assicurare al mondo” di non essere intenzionata a dotarsi di armi di distruzione di massa. “Non cerchiamo disordini nella regione”, ha dichiarato il capo di Stato iraniano, secondo quanto riportato dall’Agenzia di stampa della Repubblica islamica, concludendo in modo perentorio: “In nessuna circostanza noi o la squadra negoziale scenderemo a compromessi sulla dignità e sull’orgoglio del Paese”.

Masoud Pezeshkian