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Conte: “Tassare gli extraprofitti delle grandi aziende”

Schlein davanti alla Elettrolux: "Le multinazionali non possono venire a fare il bello e cattivo tempo"

Conte: “Tassare gli extraprofitti delle grandi aziende”

L’opposizione prova a ricompattarsi su un terreno concreto: salari, lavoro, costo della vita e crisi industriali. Da un lato il pentastellato Giuseppe Conte rilancia la richiesta di tassare gli extraprofitti delle grandi aziende; dall’altro Elly Schlein porta il Partito democratico davanti ai cancelli della Electrolux di Solaro, nel Milanese, dove giovedì 21 maggio 2026 ha incontrato lavoratrici, lavoratori e rappresentanti sindacali.

Due battaglie diverse, ma dentro la stessa cornice politica: per le opposizioni, il conto della crisi non può ricadere sempre su famiglie, dipendenti e piccole imprese. Chi ha accumulato margini straordinari deve contribuire di più, e le multinazionali che ricevono incentivi o ammortizzatori pubblici non possono poi scaricare le ristrutturazioni sui lavoratori.

Conte: “Tassare gli extraprofitti delle grandi aziende”

Per il Movimento 5 Stelle, la tassa sugli extraprofitti resta una bandiera identitaria. Conte chiede di colpire i guadagni straordinari realizzati da grandi aziende, banche, gruppi energetici e altri settori che hanno beneficiato di shock esterni, inflazione, tassi alti o rincari delle materie prime.

Il ragionamento è semplice: se una parte del sistema economico ha aumentato i margini non grazie a maggiore produttività, ma per effetto di crisi internazionali o condizioni eccezionali di mercato, allora una quota di quei profitti deve essere redistribuita per sostenere stipendi, sanità, imprese e famiglie.

La linea del M5S non nasce oggi. Conte aveva già accusato il governo di accontentarsi di “briciole” e di non voler tassare in modo serio gli extraprofitti, in particolare quelli maturati nel settore bancario con l’aumento dei tassi e dei mutui.

Il tema torna anche in Europa

La discussione sugli extraprofitti non è solo italiana. Il 3 aprile 2026, i ministri dell’Economia di Italia, Germania, Spagna, Austria e Portogallo hanno chiesto alla Commissione europea una nuova tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, legata agli effetti della guerra e delle tensioni internazionali sui prezzi dell’energia. La richiesta è stata accolta con favore dal Movimento 5 Stelle, che l’ha rivendicata come una propria proposta storica.

Per Conte, però, il governo resta troppo cauto. La critica a Meloni è politica prima ancora che tecnica: Palazzo Chigi, secondo il M5S, chiede sacrifici ai cittadini ma non pretende abbastanza dai grandi gruppi che hanno guadagnato dalla fase di instabilità.

Schlein davanti alla Electrolux: “Non possono fare il bello e il cattivo tempo”

Il fronte industriale ha invece il volto dei 1.700 esuberi annunciati da Electrolux in Italia. La vertenza coinvolge diversi stabilimenti e ha portato i sindacati a proclamare per lunedì 25 maggio 2026 uno sciopero di gruppo con presidio davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in concomitanza con il tavolo convocato dal governo.

Schlein, arrivata a Solaro giovedì 21 maggio 2026, ha chiesto il ritiro dei licenziamenti e l’intervento diretto di Giorgia Meloni. La segretaria dem aveva già dichiarato:

I 1700 licenziamenti della multinazionale Electrolux vanno ritirati. Piena solidarietà ai lavoratori, coinvolti in una vertenza lunga e complessa che seguo da molti anni e che non può chiudersi così. Non possono essere loro a pagare le ristrutturazioni aziendali”.

Davanti ai cancelli, il messaggio è diventato ancora più netto: le multinazionali e le grandi aziende non possono pensare di “fare il bello e il cattivo tempo in Italia”, prendere finanziamenti pubblici e poi annunciare tagli pesanti all’occupazione.

Avs: “Imprese che prendono soldi pubblici e poi licenziano”

Sulla stessa linea si muove Alleanza Verdi e Sinistra. Nicola Fratoianni, ai cancelli dello stabilimento Electrolux di Susegana, in provincia di Treviso, venerdì 15 maggio 2026 aveva chiesto il ritiro del piano industriale e ha attaccato il governo:

“Non se ne può più di questa storia: imprese che prendono soldi pubblici e poi licenziano. Dove sta il governo? Dove è Meloni? Dove è Urso?”.

Calenda e Azione: più attenzione a energia e competitività

Diverso il registro di Carlo Calenda e di Azione. Il partito non si colloca sulla stessa linea di Conte e Avs, più centrata sul prelievo straordinario e sulla redistribuzione immediata. Azione insiste soprattutto su energia, competitività e strumenti strutturali per le imprese.

Il 31 marzo 2026, Calenda ha presentato la posizione di Azione sui provvedimenti del governo contro il caro bollette, con una conferenza stampa dal titolo “Bollette più care e imprese tradite”. Il messaggio è che senza un intervento serio sul costo dell’energia, la manifattura italiana rischia di perdere ulteriore terreno rispetto ai concorrenti europei.

In passato Azione aveva sostenuto la tassazione degli extraprofitti energetici, ma dentro una logica diversa: usare il gettito per ridurre bollette e carburanti, non come bandiera ideologica permanente.

Approcci diversi ma convergenti

Conte punta sulla giustizia fiscale e sulla tassazione dei grandi profitti. Schlein mette al centro lavoro, occupazione e responsabilità delle multinazionali. Avs spinge su una linea più dura contro le imprese che ricevono soldi pubblici e poi licenziano. Calenda preferisce parlare di energia, competitività e politica industriale.

Ma il bersaglio politico è comune: il governo Meloni viene accusato di non proteggere abbastanza il sistema produttivo reale, i lavoratori e il potere d’acquisto delle famiglie.

La sfida a Palazzo Chigi

La vertenza Electrolux e il dibattito sugli extraprofitti diventano così due facce della stessa domanda: chi deve pagare il costo della nuova instabilità economica?

Per le opposizioni, la risposta è netta: non possono essere sempre i lavoratori. Le grandi aziende devono assumersi responsabilità sociali, gli aiuti pubblici devono essere legati alla tutela dell’occupazione e i profitti straordinari devono contribuire a sostenere chi subisce gli effetti della crisi.

La partita ora si sposta su due tavoli: quello europeo sugli extraprofitti energetici e quello del 25 maggio 2026 al Mimit sulla vertenza Electrolux. Due appuntamenti politicamente collegati. Perché, per Conte, Schlein e Avs, senza una svolta su redistribuzione e politica industriale, l’Italia rischia di continuare a proteggere i bilanci delle grandi aziende più dei posti di lavoro