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Portaerei Usa diretta verso Cuba: Castro farà la fine di Maduro?

Ma Rubio: "L'Avana ha accettato 100 milioni di dollari di aiuti umanitari"

Portaerei Usa diretta verso Cuba: Castro farà la fine di Maduro?

Gli Stati Uniti spostano la portaerei USS Nimitz nei Caraibi e la crisi con Cuba entra in una fase nuova, più tesa e più imprevedibile. L’annuncio è arrivato giovedì 21 maggio 2026, quando il Comando Sud americano ha confermato l’arrivo del gruppo navale nella regione. A bordo non c’è solo una nave simbolica: con la Nimitz operano il Carrier Air Wing 17, il cacciatorpediniere USS Gridley e la nave rifornitrice USNS Patuxent. Una presenza militare pesante, che Washington presenta come dimostrazione di prontezza e deterrenza, ma che all’Avana viene letta come un messaggio di pressione diretta.

Portaerei Usa diretta verso Cuba

Il tempismo non è casuale. Il dispiegamento arriva all’indomani dell’incriminazione negli Stati Uniti dell’ex presidente cubano Raúl Castro, 94 anni, accusato insieme ad altri cinque coimputati per il ruolo che avrebbe avuto nell’abbattimento, il 24 febbraio 1996, di due aerei civili dell’organizzazione Brothers to the Rescue, in cui morirono quattro persone. Il Dipartimento della Giustizia americano ha parlato di un passo storico verso la responsabilità per quelle morti.

Raul Castro
Raul Castro

L’ombra del “modello Maduro”

La domanda che circola ora è inevitabile: Washington sta preparando per Cuba uno schema simile a quello usato con Nicolás Maduro in Venezuela? L’ipotesi resta non confermata, ma il parallelo pesa nel dibattito politico e mediatico. Secondo ricostruzioni circolate negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump potrebbe voler usare l’incriminazione di Castro come leva giudiziaria e politica, mentre la presenza della Nimitz rafforza il segnale militare.

Maduro
Arresto Maduro

A Cuba il timore di un’azione americana è cresciuto rapidamente. A L’Avana, per la prima volta da anni, la possibilità di raid o operazioni militari statunitensi viene discussa come scenario concreto, soprattutto tra chi vive vicino a sedi del potere politico e militare.

Trump: “Vogliamo aiutare il popolo cubano”

Donald Trump prova a presentare la linea americana come sostegno al popolo cubano più che come minaccia militare. “Vogliamo aiutare il popolo cubano“, ha detto dallo Studio Ovale, minimizzando il significato dello schieramento della Nimitz. Ma il messaggio resta ambiguo.

Il segretario di Stato Marco Rubio, nato negli Stati Uniti da genitori cubani, ha confermato che la via diplomatica resta la preferita, ma con scarso ottimismo.

“Resta la nostra preferenza con Cuba”, ha detto ai giornalisti nelle scorse ore, aggiungendo però che “la probabilità che accada, visto con chi abbiamo a che fare, non è alta”. Poi l’avvertimento: se l’Avana cambiasse atteggiamento, “noi siamo qui. Nel frattempo continueremo a fare quello che dobbiamo fare”.

Gli aiuti: non 100mila, ma 100 milioni

Nel quadro della pressione americana rientra anche l’offerta di aiuti umanitari. Rubio ha dichiarato che Cuba avrebbe accettato 100 milioni di dollari di aiuti statunitensi, non 100mila.

“Dicono di averli accettati”, ha riferito il segretario di Stato, precisando però che non è ancora chiaro se l’accordo andrà davvero in porto e a quali condizioni.

Cuba tra blackout, crisi economica e isolamento

La crisi cubana è ormai profonda. L’isola soffre carenze energetiche, blackout prolungati, scarsità di beni essenziali e un’economia sempre più fragile. Il venir meno del sostegno venezuelano, dopo l’uscita di scena di Maduro, ha aggravato la situazione, mentre le sanzioni americane e il blocco energetico hanno aumentato la pressione sul governo di Miguel Díaz-Canel.

È in questo contesto che la Casa Bianca prova a separare il popolo cubano dal regime: aiuti umanitari da una parte, minaccia giudiziaria e militare dall’altra. Per Rubio, non si tratta di “nation-building”, cioè di costruire dall’esterno un nuovo Stato, ma di una questione direttamente collegata alla sicurezza nazionale americana.

Russia e Cina contro Washington

La mossa americana ha provocato la reazione immediata di Russia e Cina. Mosca ha accusato Washington di interferenza negli affari interni di uno Stato sovrano e di applicare in modo cinico la dottrina Monroe. Pechino ha chiesto agli Stati Uniti di smettere di usare “il bastone delle sanzioni” e di minacciare l’uso della forza contro Cuba.

La crisi, dunque, non riguarda solo l’Avana. È un nuovo tassello del confronto tra Stati Uniti, Russia e Cina nei Caraibi, una regione che Washington considera storicamente parte della propria area strategica.