L’Ucraina potrebbe entrare nell’orbita dell’Unione europea prima della piena adesione, attraverso uno status intermedio di “membro associato”. È la proposta avanzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz in una lettera inviata ai vertici dell’Ue e circolata giovedì 21 maggio 2026, mentre il percorso formale di ingresso di Kiev resta lento, complesso e politicamente sensibile. Secondo quanto riferito da Associated Press, l’idea sarebbe quella di consentire all’Ucraina di partecipare alle riunioni e ad alcune istituzioni europee, ma senza diritto di voto.
La formula, nelle intenzioni di Berlino, non dovrebbe sostituire l’adesione piena, ma accompagnarla. Merz avrebbe precisato che non si tratterebbe di una “membership light”, cioè di una scorciatoia al ribasso, ma di un meccanismo più avanzato rispetto all’attuale Accordo di associazione tra Ue e Ucraina, già in vigore dal 2017. La proposta includerebbe anche una clausola di salvaguardia, una sorta di “snap-back mechanism”, per fare marcia indietro nel caso in cui Kiev arretrasse sugli standard democratici.

Perché ora
Il tempismo non è casuale. L’Ucraina ha presentato domanda di adesione all’Ue il 28 febbraio 2022, pochi giorni dopo l’invasione russa su larga scala del 24 febbraio 2022. Nel giugno 2022 ha ottenuto lo status di Paese candidato, ma il negoziato vero e proprio resta condizionato all’unanimità dei 27 Stati membri e all’allineamento progressivo dell’ordinamento ucraino all’acquis comunitario, articolato in 35 capitoli.
Proprio l’unanimità è uno dei nodi politici più delicati. L’Ungheria ha finora rappresentato uno degli ostacoli principali all’apertura effettiva dei capitoli negoziali, anche se il quadro politico europeo resta in movimento.
Zelensky: “Abbiamo fatto tutto il necessario”
Volodymyr Zelensky continua a spingere per un’accelerazione. Mercoledì 20 maggio 2026, il presidente ucraino ha accolto positivamente i segnali di possibile avanzamento del processo europeo, definendoli “molto importanti” e sostenendo che l’Ucraina “ha fatto tutto il necessario per questo progresso”.
Per Kiev, l’ingresso nell’Ue non è solo una questione economica o istituzionale. È una garanzia politica di sicurezza, soprattutto in una fase in cui l’ipotesi di adesione alla Nato resta molto più controversa e difficilmente praticabile mentre la guerra è ancora in corso. L’Ue, in questo senso, viene vista dall’Ucraina come un ancoraggio strategico all’Occidente e come una forma di protezione di lungo periodo.
Un’adesione graduale, ma non priva di rischi
Lo status di membro associato potrebbe consentire all’Ucraina di sedere più stabilmente nei processi europei, partecipare al confronto politico e prepararsi meglio all’ingresso pieno. Ma la proposta apre anche interrogativi importanti. Alcuni Paesi e funzionari europei temono che una formula intermedia possa indebolire il principio secondo cui l’adesione deve restare un percorso basato sul merito, con riforme completate e verificabili prima dell’ingresso.
C’è poi un tema istituzionale: un Paese presente nei tavoli europei ma privo di voto avrebbe maggiore influenza politica, ma non piena responsabilità decisionale. Sarebbe quindi una soluzione ibrida, utile sul piano geopolitico, ma complessa da tradurre in regole pratiche. Merz, secondo AP, vorrebbe estendere l’idea anche ad altri Paesi candidati, in particolare nei Balcani occidentali, dove da anni l’allargamento procede a rilento.
Intanto la guerra continua: colpito un quartier generale Fsb
Mentre l’Europa discute di architetture istituzionali, sul terreno la guerra continua. Sempre giovedì 21 maggio 2026, Zelensky ha annunciato che le forze ucraine hanno colpito un quartier generale dell’Fsb, il servizio di sicurezza russo, nella regione occupata di Kherson. Secondo Kiev, l’operazione sarebbe stata condotta dall’unità speciale Alpha del Servizio di sicurezza ucraino, l’Sbu, e avrebbe provocato circa 100 tra morti e feriti tra le forze russe.
There are good results from the warriors of the SSU Special Operations Center “A.” A Russian FSB headquarters has been struck, and a Pantsir-S1 surface-to-air missile system has been destroyed in our temporarily occupied territory. Thanks to just this one operation, Russian… pic.twitter.com/mSS7Shf1AI
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) May 21, 2026
Il presidente ucraino ha aggiunto che nell’operazione sarebbe stato distrutto anche un sistema di difesa antiaerea Pantsir-S1, dal valore stimato tra i 15 e i 20 milioni di dollari.
“I russi devono capire che devono porre fine a questa guerra. Le sanzioni ucraine a medio e lungo raggio continueranno a produrre effetti”, ha dichiarato Zelensky, usando ancora una volta l’espressione “sanzioni a lungo raggio” per indicare gli attacchi contro infrastrutture e obiettivi militari russi.
Il doppio messaggio di Kiev
L’annuncio del raid a Kherson arriva nello stesso giorno in cui viene rilanciata la proposta di un ingresso graduale dell’Ucraina nell’Ue. È una coincidenza solo in parte. Sul piano diplomatico, Kiev vuole dimostrare di essere pronta a integrarsi nelle strutture europee. Sul piano militare, vuole invece mostrare di poter continuare a colpire bersagli russi sensibili anche nei territori occupati.