Da Brescia, giovedì 21 maggio 2026, Giorgia Meloni ha scelto il palco dell’assemblea di Coldiretti per lanciare un messaggio politico che va oltre il mondo agricolo. Davanti alla platea dell’organizzazione, la premier ha legato il destino delle filiere produttive italiane a tre dossier oggi centrali nel confronto con l’Unione europea: energia, competitività economica e difesa.
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— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) May 21, 2026
Il punto di partenza è l’agricoltura, che Meloni ha definito una “priorità assoluta” del governo. Ma il discorso si è rapidamente allargato alla tenuta complessiva del sistema produttivo. Per la presidente del Consiglio, l’Europa deve aprire una nuova fase:
“Questo deve essere il tempo del realismo, delle priorità sensate, della sussidiarietà, delle scelte in linea con i bisogni dei cittadini e con le necessità delle imprese”.
Energia, la richiesta dopo la lettera del 17 maggio
Il passaggio più netto riguarda l’energia. Meloni ha rivendicato la richiesta, formalizzata pochi giorni prima, il 17 maggio 2026, in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: estendere anche alle spese legate alla crisi energetica la flessibilità prevista per gli investimenti nella difesa.
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La logica è politica ma anche economica. Se Bruxelles riconosce che la sicurezza militare richiede margini straordinari nei conti pubblici, sostiene Palazzo Chigi, allora deve considerare strategica anche la sicurezza energetica. Nella lettera, Meloni ha scritto che “non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l’Ue consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa strettamente intese e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l’economia reale”.

La richiesta arriva in un momento delicato: l’Italia è ancora alle prese con vincoli di bilancio stretti e con margini fiscali limitati. Secondo la posizione italiana, trattare l’energia solo come una voce ordinaria di spesa rischia di indebolire proprio quelle imprese che l’Europa dice di voler rendere più competitive.
Difesa: “Non ho mai cambiato idea”
A Brescia, Meloni ha anche risposto alle polemiche sulle spese militari. La premier ha respinto l’idea di un cambio di linea:
“Qualcuno dice ‘la Meloni ha cambiato idea’: guardate io non ho mai cambiato idea, per me è abbastanza difficile, e non ho cambiato idea sulla difesa”. Poi ha aggiunto: “Le nazioni che non sono in grado di difendersi non sono nazioni libere. Le nazioni che non sono in grado di difendersi cedono la loro sovranità”.

Meloni prova a tenere insieme due piani: la sicurezza nazionale e la sicurezza economica. La premier non contesta la necessità di investire nella difesa, ma chiede all’Ue di riconoscere che anche energia, industria e filiere produttive sono parte della stessa architettura strategica.
Tajani: governo compatto sulla richiesta
Sempre il 21 maggio 2026, a Brescia, anche Antonio Tajani ha sostenuto la linea della premier. Il ministro degli Esteri ha ricordato che Meloni ha chiesto formalmente a von der Leyen di trattare le spese collegate alla crisi energetica come quelle della difesa, cioè fuori dal Patto di stabilità. Tajani ha aggiunto che la missiva è stata condivisa “parola per parola” dal governo.
All’Assemblea Nazionale di @Coldiretti ho ribadito che l’agroalimentare è una delle colonne portanti del #MadeInItaly e un settore strategico per la crescita, l’occupazione e la proiezione internazionale dell’Italia.
L’export italiano continua a crescere grazie alla strategia… pic.twitter.com/JFFYNASAm8
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Il vicepremier ha poi sintetizzato il nodo politico: le spese aggiuntive sull’energia, ha detto, non derivano da cattiva gestione italiana, ma da shock esterni. È un argomento che Roma sta usando per chiedere a Bruxelles maggiore flessibilità, soprattutto in vista dei prossimi passaggi europei.
Agricoltura, Pac e reciprocità
Nel discorso alla Coldiretti, Meloni ha riportato il tema agricolo dentro una cornice più ampia: non solo aiuti, ma difesa della produzione nazionale. La premier ha richiamato le battaglie del governo su fertilizzanti, biocarburanti e regole ambientali, criticando quella che considera una deriva burocratica dell’Europa.

Il punto politico è la reciprocità: secondo Meloni, non si possono imporre standard severi agli agricoltori europei e poi consentire l’ingresso nel mercato unico di prodotti che non rispettano le stesse regole. È una posizione che parla direttamente alla base agricola, ma anche a un pezzo più largo del sistema industriale italiano, preoccupato dalla concorrenza internazionale e dall’aumento dei costi.
La partita ora si sposta a Bruxelles. Da un lato c’è l’Ue che chiede agli Stati membri di aumentare lo sforzo sulla difesa; dall’altro c’è l’Italia che chiede di considerare l’energia come una priorità altrettanto strategica. Meloni usa il palco di Coldiretti per trasformare una questione tecnica di bilancio in un messaggio politico: senza imprese competitive, famiglie protette e filiere produttive solide, anche la sicurezza rischia di restare una parola vuota