PUNTO DI SVOLTA

Trump ha sospeso all’ultimo un attacco all’Iran già previsto: “Trattative serie in corso”

Lo annuncia su Truth: “Gli altri Paesi del Golfo mi hanno convinto: vicini a una soluzione per la pace”. La condizione di Teheran: “Uranio arricchito trasferito in Russia”

Trump ha sospeso all’ultimo un attacco all’Iran già previsto: “Trattative serie in corso”

“Mi hanno chiesto di sospendere l’attacco militare contro la Repubblica Islamica dell’Iran, previsto per domani (martedì 19 maggio 2026), in quanto sono in corso negoziati seri e, a loro avviso, in quanto grandi leader e alleati, si raggiungerà un accordo che sarà pienamente accettabile per gli Stati Uniti d’America, così come per tutti i Paesi del Medio Oriente e non solo”.

Questa volta siamo davvero vicini a una risoluzione del conflitto in Medio Oriente? La domanda se la stanno ponendo un po’ tutti considerate le gravi implicazioni economiche a livello mondiale scaturite da quando è scoppiata la guerra tra Stati Uniti e Iran.

Gli ultimi aggiornamenti, pubblicati come da consuetudine dal Presidente USA Donald Trump sul suo social Truth, fanno ben sperare, ma bisognerà vedere se alle parole seguiranno dei fatti concreti, circostanza che in questi mesi di conflitto non si è quasi mai verificata. Perché a ogni annuncio in senso positivo ha corrisposto, nel giro di pochi giorni o addirittura ore, il suo esatto opposto, con la tensione tra le parti che non si è mai allentata.

E anche questa volta il capo della Casa Bianca ha reso noti due elementi particolarmente decisivi per le sorti della guerra. Da una parte il fatto che gli USA erano molto vicini a un attacco diretto all’Iran, cosa che non capitava dallo scorso marzo, ma dall’altra l’annuncio che questa offensiva, programmata per martedì 19 marzo 2026, è stata sospesa.

A fare da intermediatori in questa fase sono state le principali autorità della Penisola Arabica: l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman Al Saud e il presidente degli Emirati Arabi Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Trump ha fatto sapere che sono in corso trattative serie verso il raggiungimento di un accordo. Ecco i dettagli:

“Questo accordo includerà, cosa fondamentale, nessuna arma nucleare all’Iran! In virtù del rispetto che nutro per i suddetti leader, ho dato istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Generale Daniel Caine, e alle Forze Armate degli Stati Uniti, che non effettueremo l’attacco all’Iran previsto per domani, ma ho inoltre dato loro istruzioni di tenersi pronti a procedere con un attacco su vasta scala contro l’Iran, in qualsiasi momento, qualora non si raggiunga un accordo accettabile“.

Il post di Trump

Ovviamente, le ultime parole del Presidente USA non sono particolarmente distensive, ma questo fa parte della sua comunicazione “aggressiva”, volta sempre a testimoniare la potenza degli Stati Uniti. Tutto il mondo spera che questi negoziati consentano veramente di raggiungere una pace e che non siano l’ennesimo tentativo a vuoto che potrebbe aggravare di nuovo la situazione.

Uranio arricchito: l’Iran chiede di trasferirlo in Russia

Il nodo da sciogliere resta quello dell’uranio arricchito tenuto da Teheran, che Washington vorrebbe venisse consegnato loro per ridurre a zero la minaccia di un’arma nucleare per l’Iran.

Dalle ultime indiscrezioni, come riportato dall’Ansa, la Repubblica islamica iraniana si è detta pronta ad accettare un lungo periodo di congelamento del suo programma nucleare anziché uno smantellamento completo, a condizione che l’uranio altamente arricchito, stimato in 400 chilogrammi, sia trasferito in Russia.

Per Trump questa controproposta non sarebbe abbastanza, dato che la sua linea resta fissa nel portare l’uranio iraniano negli USA. In passato aveva già declinato l’offerta di Putin di prendersene carico.

Sugli altri punti al tavolo delle trattative, secondo Al-Arabiya, nella proposta fatta recapitare da Teheran a Washington ci sarebbe anche un’apertura graduale e sicura dello Stretto di Hormuz con un ruolo garantito per il Pakistan e l’Oman in caso di attriti.