La Lettera Enciclica (lettera circolare) è un importante documento pontificio, inviato dal Papa principalmente ai vescovi, ma destinato a tutti i fedeli.
Un testo che costituisce parte del magistero ordinario per educare e guidare la Chiesa e che al suo interno tratta argomenti dottrinali, morali o sociali. L’enciclica non ha una scadenza fissa o una frequenza prestabilita da rispettare e il Santo Padre può scriverla quando lo ritiene necessario, per rispondere a grandi sfide globali, crisi o cambiamenti sociali.
Durante il Pontificato, quindi, il Papa può scriverne quante ne vuole, oppure prediligere altre modalità di comunicazione: Papa Francesco, ad esempio, ne ha redatte quattro in undici anni (“Lumen fidei” nel 2013, “Laudato sì” nel 2015, “Fratelli tutti” nel 2020 e “Dilexit nos” nel 2024) mentre Benedetto XVI ne ha scritte tre in otto anni.
E a poco più di un anno dalla sua nomina in Vaticano, anche Papa Leone XIV ha deciso di utilizzare la forma dell’enciclica per affrontare una delle tematiche che oggi più sta impattando la vita di tutti giorni a livello mondiale: l’intelligenza artificiale.
Non è la prima volta che Prevost cita questo argomento, dato che lo aveva già fatto durante discorsi in occasioni pubbliche. Tuttavia, il fatto che il Santo Padre voglia adottare l’istituzionalità della lettera enciclica lascia intuire come non solo sia aggiornato sugli sviluppi tecnologici e digitali più attuali, ma che reputi l’IA un tema da trattare globalmente con la massima attenzione, dato che, a fronte di effetti vantaggiosi per l’umanità, potrebbero anche scaturire conseguenze nefaste e pericolose.
Quando sarà presentata l’enciclica
Lunedì 18 maggio 2026, infatti, si è diffusa la notizia che Papa Leone XIV sia pronto a promulgare la sua prima Lettera Enciclica dal titolo “Magnifica Humanitas”, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Nonostante il documento rechi la data del 15 maggio 2026 (nel 135° anniversario della promulgazione della enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII), la lettera sarà presentata il prossimo 25 maggio 2026 nell’Aula del Sinodo, alla presenza dello stesso Pontefice.
Quest’ultimo dettaglio è significativo, perché si tratta della prima volta che un Papa parteciperà e interverrà alla presentazione della Enciclica. Qui di seguito, l’elenco degli altri relatori:
- il cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede;
- il cardinale Michael Czerny, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale;
- Anna Rowlands, professoressa di Teologia politica, inclusa la Dottrina Sociale della Chiesa, ed etica teologica delle migrazioni umane, Dipartimento di Teologia e Religione della Durham University, Regno Unito;
- Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (Usa) e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’intelligenza artificiale;
- Leocadie Lushombo, Teologia politica e Pensiero sociale cattolico, Jesuit School of Theology/Santa Clara University, California;
- la conclusione sarà affidata al cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin.
Papa Leone si è già espresso sull’intelligenza artificiale
Il tema dell’intelligenza artificiale e dei suoi effetti sulla società odierna sono stati toccati più volte da Papa Leone XIV durante il suo primo anno di pontificato.
Tutelare il capitale umano contro il dilagare della tecnologica
A luglio 2025, in occasione dell’AI for Good Summit che si è svolto a Ginevra, Prevost ha voluto lanciare un messaggio di sensibilizzazione, sottolineando la tutela del “capitale umano” contro il dilagare della tecnologia.
“L’impatto dell’Intelligenza Artificiale è profondo, di vasta portata e influenza ambiti come l’istruzione, il lavoro, la sanità, la governance, l’ambito militare e la comunicazione. Questo cambiamento epocale richiede però responsabilità e discernimento per costruire ponti di dialogo, promuovere la fraternità e assicurare che l’IA rimanga al servizio dell’intera umanità“.
Il monito del Santo Padre ha riguardato la non capacità dell’intelligenza artificiale di “replicare un autentico discernimento morale o di instaurare relazioni autentiche”. Da qui la raccomandazione:
“Questi progressi tecnologici devono andare di pari passo con il rispetto dei valori umani e sociali, la capacità di giudicare con coscienza tranquilla e la crescita nella responsabilità umana”.
Ecco perché Prevost ha richiamato a una sorta di “patente”, un codice etico, per gli sviluppatori, i gestori e i supervisori dei sistemi tecnologici:
“Va ricercata l’etica e a promossa una governance fondata sul riconoscimento condiviso della dignità e delle ‘libertà fondamentali’ della persona umana”.
Proteggere i minori nell’epoca dell’IA
A novembre 2025, invece, Papa Leone XIV, nel suo discorso ai partecipanti del convegno internazionale “The Dignity of Children and Adolescents in the Age of Artificial Intelligence”, svoltosi al Palazzo della Cancelleria in Vaticano, ha dichiarato che la tutela della dignità dei minori nell’era dell’intelligenza artificiale è “una responsabilità che riguarda tutti”.
In quell’occasione, il Pontefice ha invitato governi, istituzioni e famiglie a un impegno comune per assicurare che le nuove tecnologie “siano un alleato nella crescita e nello sviluppo dei minori, piuttosto che una minaccia”, sottolineando anche che “che “i bambini e gli adolescenti sono particolarmente vulnerabili alla manipolazione attraverso algoritmi di intelligenza artificiale che possono influenzare le loro decisioni e preferenze“.
In tal senso, ha auspicato l’adozione di strumenti per monitorare e controllare l’interazione dei minori con i dispositivi tecnologici, e ha chiamato in causa la responsabilità politica a livello globale:
“I governi e le organizzazioni internazionali hanno il dovere di sviluppare e implementare politiche che proteggano la dignità dei minori nell’era dell’intelligenza artificiale. Ciò include l’aggiornamento delle leggi sulla protezione dei dati e la promozione di standard etici per lo sviluppo e l’uso dell’IA”.
L’incontro con gli studenti della Sapienza
Più recentemente, infine, lo scorso 14 maggio 2026, Papa Prevost, durante la visita all’Università Sapienza di Roma, si è rivolto agli studenti dell’Ateneo non solo parlando di pace (in riferimento ai conflitti in corso nel mondo, in particolare all’Iran e all’Ucraina), ma anche legando il senso dello studio e della ricerca a una responsabilità precisa: non alimentare la logica della guerra, non abituarsi al riarmo, non lasciare che l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie diventino strumenti di annientamento.

Il Pontefice ha infatti chiesto di vigilare sullo sviluppo e sull’applicazione delle IA, sia in ambito militare sia civile, perché non deresponsabilizzino le scelte umane. È uno dei fili più riconoscibili del suo pontificato: la tecnologia non è neutra quando entra nei processi decisionali, quando orienta la guerra, quando può trasformare la distanza fisica dal bersaglio in distanza morale dalla responsabilità.