L’Assegno unico è una delle misure più importanti per le famiglie italiane con figli a carico: un contributo mensile riconosciuto per ogni figlio, dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni, e senza limiti di età in caso di disabilità. L’importo cambia in base all’Isee, al numero dei figli e alle eventuali maggiorazioni previste.
Per milioni di famiglie è diventato un appuntamento fisso del mese. A maggio 2026 il pagamento ordinario arriverà il 20 e 21 maggio per chi ha già una domanda attiva, accolta e senza variazioni. Chi invece ha presentato una nuova richiesta, ha modificato la composizione del nucleo familiare o deve ricevere conguagli dovrà attendere l’ultima settimana del mese.

Le date da segnare
Per maggio 2026, dunque, il calendario pratico è questo: 20 e 21 maggio per i pagamenti ordinari; ultima settimana di maggio per nuove domande, variazioni e conguagli. Il meccanismo è lo stesso già seguito nei mesi precedenti e continuerà anche nei prossimi: il calendario Inps 2026 prevede, per esempio, pagamenti il 18-19 giugno, 20-21 luglio, 18-19 agosto, 21-22 settembre, 21-22 ottobre, 19-20 novembre e 16-17 dicembre per le mensilità ordinarie.
Il punto da chiarire ai lettori è semplice: non tutti vedono l’accredito nello stesso giorno. Chi ha una posizione stabile riceve l’assegno nelle date ordinarie. Chi ha cambiato Isee, composizione familiare, conto corrente, condizione dei figli o ha presentato una nuova domanda può entrare nella finestra successiva, perché l’Inps deve ricalcolare l’importo.
Non serve rifare domanda, ma l’Isee va aggiornato
Una delle regole più importanti resta la continuità della domanda. Dal 1 marzo 2023, le domande di Assegno unico già accolte proseguono d’ufficio: non serve presentare ogni anno una nuova richiesta, salvo che la domanda precedente sia decaduta, revocata, rinunciata o respinta.
Questo però non significa che non ci sia nulla da fare. Per ricevere l’importo corretto nel 2026 serve un Isee aggiornato. L’Inps ha chiarito che dal 1 gennaio 2026 si applica il nuovo Isee per le prestazioni familiari e per l’inclusione, utilizzato per calcolare l’Assegno unico da marzo 2026; per gennaio e febbraio si è invece usato l’Isee valido al 31 dicembre 2025.
Chi non presenta l’Isee non perde il diritto alla misura, ma riceve l’importo minimo. È qui che nasce una delle situazioni più frequenti: famiglie che vedono un assegno più basso non perché il diritto sia venuto meno, ma perché manca l’attestazione aggiornata.
La scadenza del 30 giugno
La data da non dimenticare è il 30 giugno 2026. Le domande presentate dal 1 marzo al 30 giugno danno diritto agli arretrati a partire dal mese di marzo. Dopo il 30 giugno, invece, l’assegno decorre dal mese successivo alla presentazione della domanda ed è determinato sulla base dell’Isee disponibile al momento della richiesta.
In pratica: chi aggiorna l’Isee entro fine giugno può recuperare eventuali differenze spettanti da marzo. Chi lo fa dopo rischia di non ottenere gli arretrati per i mesi precedenti. È una regola che pesa soprattutto sui nuclei con redditi medio-bassi, per i quali l’Isee determina una parte significativa dell’importo.
Importi 2026: rivalutazione dell’1,4%
Come ufficializzato dall’Inps nella Circolare n. 7 del 30 gennaio 2026, gli importi e le relative soglie ISEE hanno subito un incremento dell’1,4%, in base all’inflazione Istat. L’Inps ha precisato che i valori aggiornati si applicano dalla mensilità di febbraio 2026, mentre gli adeguamenti relativi a gennaio sono stati pagati a partire da marzo.
Secondo l’Osservatorio Inps pubblicato il 13 maggio 2026, nel primo trimestre dell’anno sono stati erogati 4,9 miliardi di euro alle famiglie. I nuclei beneficiari sono stati 6.005.876, per un totale di 9.473.036 figli.
A marzo 2026 l’importo medio per figlio, comprese le maggiorazioni, è stato di 171 euro: si va da circa 60 euro per chi non presenta Isee o supera la soglia massima (46.582,71 euro per il 2026), fino a 228 euro per la fascia Isee minima (17.468,51 euro per il 2026).
Perché alcune famiglie prendono di più
L’importo non è uguale per tutti. Dipende dall’Isee, dal numero dei figli, dall’età dei figli e dalle eventuali maggiorazioni. L’Assegno unico è infatti una misura universale, ma progressiva: spetta anche a chi ha redditi alti o non presenta Isee, però in quel caso viene riconosciuto l’importo minimo.
Le maggiorazioni possono riguardare, tra gli altri casi, figli successivi al secondo, figli con disabilità, madri giovani, nuclei numerosi o situazioni specifiche previste dalla normativa. Per questo due famiglie con lo stesso numero di figli possono ricevere importi diversi: il calcolo non guarda solo alla composizione familiare, ma anche alla situazione economica e ad alcune condizioni particolari.
Cosa controllare se il pagamento non arriva
Se il pagamento non compare il 20 o 21 maggio, non significa automaticamente che ci sia un problema. Prima di allarmarsi, bisogna capire in quale categoria si rientra. Se la domanda è nuova, se l’Isee è stato aggiornato da poco, se c’è stata una nascita, una variazione del nucleo o un conguaglio, l’accredito può slittare all’ultima settimana del mese.
Il controllo più utile va fatto nel Fascicolo previdenziale del cittadino o nell’area personale Inps dedicata all’Assegno unico, verificando stato della domanda, disposizione di pagamento, importo e coordinate bancarie. In caso di domanda ferma, importo anomalo o Iban non corretto, conviene intervenire subito, perché anche un dato amministrativo non aggiornato può rallentare l’accredito.