Il recente confronto indiretto tra l’azione internazionale di Giorgia Meloni e quella di Pedro Sánchez offre un’occasione utile per una riflessione che vada oltre la contingenza politica.
Non si tratta di stabilire chi abbia ragione, né di mettere in discussione la legittimità delle scelte compiute, ma di comprendere perché due Paesi come Italia e Spagna, entrambi centrali nel Mediterraneo e pienamente inseriti nel perimetro europeo e occidentale, possano esprimere posture internazionali differenti.
Europa Mediterranea e sinergie
Una prima chiave di lettura è strutturale.
L’Italia è la seconda manifattura d’Europa e presenta un peso dell’industria attorno al 15% del valore aggiunto, con un sistema produttivo fortemente orientato all’export, che supera i 600 miliardi di euro annui. Questo modello, sostenuto da grandi gruppi come Eni, Enel, Leonardo e Stellantis, insieme a una rete diffusa di piccole e medie imprese, è profondamente integrato nelle catene globali del valore e comporta una naturale esigenza di stabilità nelle relazioni internazionali, anche in virtù del legame strategico con partner come gli Stati Uniti. La Spagna presenta invece una struttura più equilibrata tra industria, servizi ed energia, con una manifattura che si attesta intorno al 12% del valore aggiunto e una maggiore diversificazione delle fonti energetiche, sostenuta anche da grandi operatori come Iberdrola, Repsol e Telefónica.
Sul piano energetico, la Spagna ha consolidato un modello fondato su diversificazione e rinnovabili, con una delle più alte capacità di rigassificazione in Europa, cioè la possibilità di trasformare il gas naturale liquefatto importato via nave nuovamente in gas per l’immissione nella rete nazionale, riducendo così la dipendenza da singoli fornitori. Questo assetto, unito a una forte capacità di interconnessione energetica e a una consolidata proiezione internazionale, può tradursi in margini più ampi di flessibilità diplomatica in specifici contesti.
Da qui discendono approcci che possono apparire divergenti, ma che in realtà riflettono condizioni di partenza differenti.
È proprio per questo che ridurre il confronto a una contrapposizione tra modelli rischia di essere fuorviante.
La questione vera è un’altra: cosa manca oggi all’Europa mediterranea?
Manca una sintesi. Manca la capacità di trasformare differenze strutturali in una leva strategica comune. Manca una visione che tenga insieme solidità industriale e autonomia, stabilità delle alleanze e capacità di iniziativa.
Alcuni elementi di questa possibile sintesi, in realtà, esistono già.
Sul piano energetico, l’Italia ha rafforzato la propria proiezione nel Mediterraneo anche attraverso il ruolo di Eni e lo sviluppo di nuovi corridoi di approvvigionamento, mentre la Spagna ha consolidato un modello fondato su diversificazione e rinnovabili. A livello europeo, strumenti come il NextGenerationEU, il grande piano di investimenti comuni per la ripresa e la modernizzazione economica dell’Unione, hanno già introdotto elementi concreti di politica industriale e strategica condivisa, con investimenti rilevanti nella transizione energetica e nella resilienza dei sistemi produttivi.
Anche sul piano della presenza internazionale, si intravedono segnali di evoluzione che dimostrano come non si parta da zero, ma da una base ancora frammentata.
E allora ci si chiede: è sufficiente scegliere tra un modello e l’altro, oppure è necessario fare un passo in più?
Meritocrazia Italia ritiene che sia necessario costruire una terza via mediterranea. Una via che non sia né mera adesione agli equilibri esistenti, né ricerca isolata di spazi di manovra, ma capacità di integrare punti di forza diversi in una strategia coerente. Una via che sappia unire la forza manifatturiera italiana con la diversificazione energetica e infrastrutturale spagnola, che rafforzi l’autonomia strategica senza indebolire le alleanze, che trasformi il Mediterraneo da spazio di competizione a piattaforma di cooperazione e sviluppo.
Non si tratta di contrapporre leadership o modelli, ma di costruire una sintesi più avanzata. Perché in un contesto globale sempre più instabile, la vera forza non sta nella scelta tra alternative, ma nella capacità di generare equilibrio. Ed è proprio su questo terreno che l’Europa mediterranea è chiamata oggi a misurare la propria maturità politica e strategica. In alcuni settori ad altissima tecnologia, come l’aerospazio e la propulsione aeronautica, il sistema industriale italiano è parte integrante di filiere globali guidate da grandi gruppi internazionali, in particolare statunitensi. Questa non è una forma di dipendenza passiva, ma il riflesso di un modello produttivo avanzato, in cui la scala della tecnologia e degli investimenti rende inevitabile l’integrazione tra sistemi industriali nazionali e reti industriali occidentali più ampie.