Roberto Giachetti dopo le promesse e le rassicurazioni del Centrodestra ha interrotto lo sciopero della fame dopo dodici giorni di protesta.

La svolta è arrivata nel pomeriggio di ieri, venerdì 15 maggio 2026, poche ore dopo il gesto clamoroso del deputato di Italia Viva che, nell’Aula della Camera, si era ammanettato al proprio banco annunciando anche l’inizio dello sciopero della sete contro lo stallo della bicamerale Rai.
La protesta contro l’impasse della Commissione vigilanza Rai
Giachetti aveva accusato la maggioranza di tenere “bloccata” la Commissione di Vigilanza e di non dare alcun segnale per ripristinarne il funzionamento, denunciando anche il mancato rinnovo della presidenza della Rai e la ripresa al Senato della discussione sulla riforma del servizio pubblico.
Nel corso del suo intervento alla Camera aveva spiegato di non voler lasciare Montecitorio fino a un impegno formale della maggioranza sul numero legale in Commissione.
“Invece di preoccuparsi della mia salute, dovremmo preoccuparci della salute della democrazia”, aveva dichiarato.
Una giornata frenetica, il confronto con il presidente della Camera, le manette al sexy shop
Dopo essersi ammanettato, il parlamentare era stato visitato da un medico della Camera e posto sotto monitoraggio sanitario, con un’ambulanza preallertata in caso di necessità.
A fargli visita al banco anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana.
Intervenendo alla trasmissione radiofonica Un Giorno da Pecora, Giachetti aveva anche raccontato con ironia di aver comprato le manette in un sexy shop, augurandosi di non dover essere “portato via con la forza” dall’Aula.
La fumata bianca dopo l’apertura del Centrodestra
La situazione si è sbloccata nel pomeriggio, quando i componenti di Centrodestra della Vigilanza Rai — Francesco Filini, Roberto Rosso, Giorgio Maria Bergesio e Maurizio Lupi — hanno assicurato la disponibilità a garantire il numero legale nella prossima seduta della Commissione.

In una nota hanno rivendicato di aver sempre mantenuto apertura al confronto con le opposizioni e hanno espresso rispetto “umano e politico” nei confronti della protesta di Giachetti, pur senza condividerne le motivazioni:
“La maggioranza in Vigilanza Rai è sempre stata disponibile a discutere nel merito di ogni proposta. Su richiesta delle opposizioni abbiamo audito l’Ad Giampaolo Rossi, il dg Roberto Sergio e Sigfrido Ranucci. Abbiamo a cuore la salute di Roberto Giachetti, di cui non condividiamo le motivazioni, ma ha il nostro rispetto sia umano che politico. Per questo ribadiamo che siamo disponibili a garantire il numero legale nella prossima seduta della Commissione di Vigilanza Rai”.
Dopo l’annuncio del Centrodestra, il deputato di Italia Viva si è tolto le manette e ha deciso di interrompere lo sciopero della fame e della sete.
Restano invece sul tavolo le tensioni politiche attorno alla Vigilanza Rai, tema che nelle ultime ore aveva spinto esponenti delle opposizioni a schierarsi al fianco del parlamentare.
La telefonata della premier a rassicurare Giachetti
Non solo la mano tesa dei parlamentari della Commissione. A convincere definitivamente Giachetti è stata forse anche soprattutto una telefonata della premier Giorgia Meloni.
A dar conto del colloquio con la presidente del Consiglio è stato lo stesso protagonista della vicenda all’uscita dal Parlamento:
“Ringrazio Giorgia Meloni, che oggi mi ha chiamato e alla quale ho spiegato le mie ragioni e che credo abbia compreso e abbia facilitato la presa di posizione della maggioranza che risponde a quello che io oggi volevo raggiungere e cioè che si interrompesse la paralisi della Vigilanza con la maggioranza che garantisse il numero legale”.
Il commento delle opposizioni
“Lo sciopero della fame e della sete intrapreso da Roberto Giachetti richiama ad una responsabilità politica e istituzionale che non può più essere elusa”, aveva dichiarato la senatrice di Italia Viva Anna Maria Furlan.
Sostegno anche dal vicepresidente di Italia Viva Enrico Borghi, secondo cui “in gioco non c’è soltanto il funzionamento di una commissione parlamentare, ma il rispetto delle regole, del pluralismo e delle garanzie democratiche”.
Sulla vicenda erano intervenuti anche Carlo Calenda di Azione e Riccardo Magi di +Europa, che avevano accusato la maggioranza di paralizzare la Commissione di Vigilanza Rai e chiesto un segnale istituzionale per superare lo stallo.