Anche davanti agli studenti della Sapienza, Papa Leone XIV è tornato a parlare di pace. Lo ha fatto nel cuore dell’università più grande di Roma, in una visita pastorale che ha avuto il tono dell’incontro accademico, ma anche la forza di un appello civile.
Nell’Aula Magna dell’ateneo, davanti alla rettrice Antonella Polimeni, ai docenti e agli studenti, il Pontefice ha legato il senso dello studio e della ricerca a una responsabilità precisa: non alimentare la logica della guerra, non abituarsi al riarmo, non lasciare che l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie diventino strumenti di annientamento.
Il Papa è arrivato alla Sapienza nella mattinata di giovedì 14 maggio. E’ stato accolto davanti alla Cappella Universitaria “Divina Sapienza” dalla rettrice Polimeni, dal cardinale Baldo Reina e dal cappellano don Gabriele Vecchione. Dopo un momento di preghiera nella Cappella universitaria, ha raggiunto l’Aula Magna per il discorso ufficiale.
“Non si chiami difesa il riarmo”
Il passaggio più forte è stato quello sulla guerra. Leone XIV ha denunciato un mondo “storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra” e ha citato Ucraina, Gaza, territori palestinesi, Libano e Iran come scenari di una “disumana evoluzione” del rapporto tra conflitto e nuove tecnologie. Il Papa ha chiesto che studio, ricerca e investimenti vadano nella direzione opposta: “siano un radicale sì alla vita”.
Poi l’affondo sul riarmo:
“Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. Una frase destinata a pesare nel dibattito europeo e internazionale, pronunciata mentre molti Paesi stanno aumentando la spesa militare in risposta alle crisi geopolitiche.
L’appello agli studenti
Il Pontefice ha parlato soprattutto ai giovani, chiamandoli a una responsabilità attiva.
“Il futuro è ancora da scrivere e nessuno ve lo può rubare”, ha detto agli studenti, invitandoli a non chiudersi nella rassegnazione e a non farsi imprigionare da un sistema che riduce le persone a prestazioni, numeri e competitività esasperata.
Da qui l’invito più diretto: essere “artigiani della pace vera” e testimoniare che “l’umanità è capace di futuro”. Per Leone XIV, la pace non è una parola astratta o un sentimento generico, ma un lavoro quotidiano che passa anche dalle università: dalla capacità di studiare la complessità, custodire la memoria, correggere la semplificazione che costruisce nemici.
Intelligenza artificiale e responsabilità umana
Nel discorso alla Sapienza è tornato anche il tema dell’intelligenza artificiale. Il Papa ha chiesto di vigilare sullo sviluppo e sull’applicazione delle IA, sia in ambito militare sia civile, perché non deresponsabilizzino le scelte umane. È uno dei fili più riconoscibili del suo pontificato: la tecnologia non è neutra quando entra nei processi decisionali, quando orienta la guerra, quando può trasformare la distanza fisica dal bersaglio in distanza morale dalla responsabilità.
Il siparietto: “Forza Bulls”
Non sono mancati anche momenti più leggeri. Durante il passaggio fra gli studenti, in mezzo agli applausi e ai cori “Viva il Papa”, qualcuno ha provato a portare per un attimo la visita sul terreno dello sport:
“Forza Bulls“, ha gridato uno studente, richiamando la squadra di basket di Chicago, città d’origine di Leone XIV.
Il Pontefice (notoriamente grande tifoso dei White Sox, ma in questo caso si parla di baseball) ha reagito con un sorriso.
La Sapienza e il precedente di Benedetto XVI
La visita ha avuto anche un valore simbolico particolare. Nel 2008, Benedetto XVI rinunciò a intervenire alla Sapienza dopo le contestazioni di una parte di docenti e studenti. Diciotto anni dopo, Leone XIV è stato accolto in un clima diverso, con gli studenti che lo hanno salutato anche con il grido “Viva il Papa”.
Nel suo saluto, il Papa ha ricordato il ruolo dell’ateneo come “polo d’eccellenza” e il suo impegno per il diritto allo studio, per le persone con disabilità, per i detenuti e per chi fugge dalle guerre. Ha citato anche il corridoio umanitario universitario aperto dalla Striscia di Gaza, nato da una convenzione tra Diocesi di Roma e Sapienza.