"narrazione distorta"

Bernini: “Su Medicina non si torna indietro, pronti ad arrivare a 30mila posti”

Dal semestre aperto ai ricorsi respinti, il governo rivendica la riforma dell’accesso e promette più ingressi per rispondere alla carenza di medici nel Servizio sanitario nazionale

Bernini: “Su Medicina non si torna indietro, pronti ad arrivare a 30mila posti”

Sull’accesso alla facoltà di Medicina il governo non intende cambiare rotta. Dopo mesi di polemiche, ricorsi e tensioni sul nuovo sistema di accesso, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini rilancia la riforma e fissa l’obiettivo politico: aumentare ancora i posti disponibili, fino ad arrivare a 30mila.

L’aumento dei posti è una scelta che rivendico per il passato e rinnovo per il futuro”, ha dichiarato Bernini in un’intervista al Sole 24 Ore. “Abbiamo intrapreso un percorso di allargamento sostenibile e condiviso per rispondere alle esigenze del Paese e del Servizio sanitario nazionale di formare più medici ma anche del sistema di cura e assistenza alla persona nel suo complesso. L’obiettivo di aumentare di 30mila i posti rimane, anzi lo rilancio con l’intenzione di arrivarci il prima possibile”.

Bernini: "Su Medicina non si torna indietro, pronti ad arrivare a 30mila posti"
Ministra Bernini contro studenti di Medicina

“Dal semestre aperto non si torna indietro”

Il punto politico è chiaro: per Bernini la riforma non è archiviabile.

“Dal semestre aperto non si torna indietro”, ha detto la ministra, rivendicando il superamento del vecchio test di ingresso e la scelta di spostare la selezione dentro il percorso universitario. “Esami e non più test, graduatorie chiuse a febbraio e stop a scorrimenti continui sono elementi positivi. È da qui che ripartiamo per rendere il sistema ancora più efficace”.

La ministra ha definito la prima applicazione del semestre aperto “la fotografia di una realtà positiva” e “la certificazione di un cambio di paradigma: non più selezione fuori dall’università, ma formazione dentro”.

Il messaggio è rivolto sia agli studenti sia agli atenei: il modello resta, ma potrà essere corretto nei dettagli. Tra le modifiche allo studio ci sono più tempo per preparare gli esami, una possibile sessione a gennaio e strutture di orientamento più forti dentro le università.

La vicenda: addio al vecchio test, arriva il semestre filtro

La riforma dell’accesso a Medicina è stata approvata nel 2025 e ha cambiato il meccanismo tradizionale: non più il test nazionale a crocette prima dell’ingresso, ma un semestre aperto iniziale, con esami universitari in materie di base come biologia, chimica e fisica. Solo dopo il semestre gli studenti entrano in graduatoria nazionale e possono accedere al secondo semestre dei corsi di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria.

Il portale Universitaly, collegato al Ministero, ricostruisce le tappe principali: la riforma è diventata legge l’11 marzo 2025, il decreto di attuazione è stato firmato il 15 maggio 2025, le iscrizioni al semestre aperto sono partite il 23 giugno 2025 e per l’anno accademico 2025-2026 gli iscritti al semestre aperto sono stati 64.825, di cui 54.313 per Medicina e Chirurgia.

I numeri rivendicati dal ministero

Bernini sostiene che la riforma abbia già prodotto un ampliamento significativo. In un’informativa alla Camera del 18 dicembre 2025, la ministra aveva ricordato che “nel 2022 i posti in graduatoria erano 12mila, oggi 24.026. Li abbiamo raddoppiati”. Nella stessa occasione aveva ribadito:

“Questa riforma è irreversibile: indietro non si torna”.

Ricorsi e polemiche: il passaggio davanti ai giudici

Il nuovo sistema è stato accompagnato da polemiche e contenziosi. Una parte degli studenti e delle famiglie ha contestato l’organizzazione delle prove, il funzionamento della graduatoria e il rischio di un percorso incerto dopo mesi di studio. Ma nelle ultime settimane la riforma ha superato anche il vaglio della giustizia amministrativa: prima il Tar e poi il Consiglio di Stato hanno respinto i ricorsi contro il semestre aperto, confermando la validità dell’impianto.

Bernini: "Su Medicina non si torna indietro, pronti ad arrivare a 30mila posti"
Studenti in rivolta che annunciavano ricorso

Bernini ha commentato così le decisioni:

“Tar e Consiglio di Stato hanno posto fine a una narrazione distorta“. Secondo la ministra, “l’impianto normativo e il nuovo meccanismo sono stati considerati pienamente validi dai giudici e le prove regolari”. Poi l’affondo politico: “Le ordinanze sono la sconfitta di chi, anche a livello politico, ha tentato di speculare sull’ansia degli studenti”.

Il nodo: più posti, ma servono docenti, aule e tirocini

L’aumento dei posti risponde a un’esigenza reale: il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di più medici, e il tema delle liste d’attesa è legato anche alla disponibilità di personale formato e specializzato. Ma l’allargamento non è solo una questione di numeri. Più studenti significano più aule, più docenti, più laboratori, più tutor, più tirocini e, soprattutto, più borse di specializzazione negli anni successivi.

È qui che si gioca la parte più complessa della riforma. Portare l’accesso verso quota 30mila può aiutare a ridurre la carenza di camici bianchi, ma solo se il sistema universitario e sanitario sarà in grado di assorbire e formare adeguatamente gli studenti. Il rischio, altrimenti, è spostare l’imbuto più avanti: non più all’ingresso della facoltà, ma durante il percorso universitario o al momento della specializzazione.

Le critiche delle opposizioni e degli studenti

Le opposizioni contestano soprattutto due aspetti: da un lato il fatto che il numero chiuso, pur trasformato, non sia stato davvero superato; dall’altro il rischio che il semestre filtro produca incertezza per migliaia di ragazzi, costretti a iniziare un percorso senza sapere se potranno proseguirlo.

Il governo respinge questa lettura e sostiene che il vecchio sistema fosse più ingiusto, perché decideva tutto in un’unica prova prima ancora dell’ingresso in università. Bernini lo ha ripetuto più volte: il test d’ingresso, secondo la ministra, “mortificava le aspirazioni”, mentre il semestre aperto “valorizza i talenti”.

Per Bernini la direzione è tracciata: meno selezione preventiva, più formazione dentro l’università, più posti e un percorso graduale verso quota 30mila. Una scelta che il governo presenta come risposta alla carenza di medici, ma che dovrà dimostrare nei fatti di essere sostenibile per gli atenei e utile per il Servizio sanitario nazionale