Durante la riunione ufficiale a Cipro tra i ministri dell’Energia che si è svolta mercoledì 13 maggio 2026, l’Unione Europea è tornata a fare i conti con l’emergenza energetica. A lanciare l’allarme è stato il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen, che ha parlato di una crisi “più grave” rispetto a quella vissuta nel 2022.
Secondo il commissario, l’attuale situazione evidenzia ancora una volta la forte dipendenza europea dai combustibili fossili e le vulnerabilità energetiche dell’UE, aggravate dalle tensioni in Medio Oriente.

Il rischio jet fuel, ma nessun allarme sui voli estivi
Particolare preoccupazione riguarda il settore dei carburanti aerei. Jorgensen ha spiegato che “non si può escludere” una possibile carenza di jet fuel nel lungo periodo, anche se nell’immediato non emergono criticità sugli approvvigionamenti.
Attraverso lo Stretto di Hormuz transita infatti circa il 40% delle importazioni europee di diesel e carburante per aerei, una quota che rappresenta tra il 15% e il 20% del consumo complessivo europeo di jet fuel.
Come riferito dall’Ansa, nonostante le tensioni internazionali, Bruxelles non prevede conseguenze immediate sulla stagione turistica estiva.
Il commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas ha rassicurato sul fatto che “non c’è alcun segnale di cancellazioni di massa” dei voli, confermando una linea prudente ma senza allarmi sul traffico aereo.
Le misure proposte
Per affrontare l’emergenza energetica, la Commissione europea ha presentato ai ministri dell’Energia una serie di misure volontarie pensate per ridurre consumi e costi.
Tra le proposte figurano voucher energetici, tariffe sociali mirate, prezzi regolamentati e tagli delle accise sull’elettricità. Jorgensen ha però precisato che eventuali aiuti pubblici dovranno essere “mirati e temporanei”.
I costi della crisi
Secondo i dati illustrati dalla Commissione europea, la nuova crisi energetica avrebbe già comportato un aggravio di circa 35 miliardi di euro per l’acquisto di energia.
L’aumento dei costi sarebbe avvenuto senza una reale crescita delle importazioni di petrolio e gas dal Golfo, segnale della forte instabilità dei mercati energetici internazionali.
Pressioni sull’automotive
Le tensioni sul fronte energetico stanno riaccendendo il dibattito europeo anche sul futuro del settore automobilistico e sullo stop ai motori termici previsto dal 2035.
Nelle prossime settimane il relatore del Partito Popolare Europeo Massimiliano Salini presenterà una proposta per introdurre maggiore flessibilità nella normativa europea sulle emissioni.
L’obiettivo sarebbe consentire ai produttori automobilistici di ridurre del 90% le emissioni dei nuovi veicoli entro il 2035, compensando la quota restante con crediti ambientali.
Sul dossier automotive si sta aprendo un confronto politico tra popolari, socialisti e liberali.
Il leader del Ppe Manfred Weber ha definito la proposta di Salini “un buon punto di partenza per il negoziato”, aprendo alla possibilità di un compromesso europeo sul futuro dei motori diesel e benzina.