Il Premier Time al Senato si trasforma in uno scontro politico a tutto campo. Giorgia Meloni arriva a Palazzo Madama per rispondere alle interrogazioni dei gruppi parlamentari, ma il confronto si concentra rapidamente su due dossier simbolici: da un lato il Superbonus, che il governo continua a indicare come una delle principali eredità negative sui conti pubblici; dall’altro la crisi internazionale nello Stretto di Hormuz, con le opposizioni che accusano l’esecutivo di non avere una risposta all’altezza della situazione geopolitica.
La seduta del 13 maggio 2026 arriva in un momento di forte tensione internazionale. La crisi nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per petrolio e gas, continua a pesare sui mercati energetici e sulla politica estera occidentale.
Il Superbonus torna al centro dello scontro
Il capitolo più acceso riguarda il Superbonus. Meloni torna ad attaccare la misura introdotta durante il governo Conte II, sostenendo che il suo costo continui a condizionare i margini della finanza pubblica. Secondo la premier, l’Italia avrebbe potuto centrare prima gli obiettivi sui conti se non avesse dovuto fare i conti con “centinaia di miliardi di euro bruciati in misure elettorali senza controllo”. Il riferimento è proprio al Superbonus, che Meloni definisce da tempo una pesante ipoteca sui governi successivi.
La replica del Movimento 5 Stelle è immediata. La linea politica di Giuseppe Conte, viene portata in Aula dal vicepresidente M5S Stefano Patuanelli. Il punto centrale è semplice: il governo Meloni, secondo i Cinque Stelle, non può limitarsi ad attribuire ogni responsabilità al passato, perché ha gestito e prorogato a sua volta la misura.
“Abbiamo posto alla presidente Meloni domande precise su crescita, industria, caro energia, Comunità energetiche rinnovabili e strategia energetica nazionale. La risposta, come sempre, è stata una sola: il Superbonus”, afferma Patuanelli. Poi l’affondo: “Ricordo alla presidente che dei circa 170 miliardi di costo complessivo, ben 154 miliardi sono stati maturati e pagati durante i suoi anni di governo. E ricordo anche che l’ultima proroga per le villette unifamiliari è stata approvata proprio nel 2023 dal governo Meloni”.
La linea di Conte: “Non usatelo come alibi”
Il messaggio politico del M5S è quello che Giuseppe Conte ripete da tempo: il Superbonus, nato durante il suo governo nel 2020 come misura emergenziale per rilanciare edilizia ed efficientamento energetico dopo il lockdown, non può diventare l’alibi permanente dell’esecutivo Meloni. Già in passato Conte aveva accusato il centrodestra di aver sostenuto o chiesto proroghe quando era all’opposizione. Nel settembre 2023, per esempio, aveva ricordato che Fratelli d’Italia e Lega avevano chiesto di estendere e prorogare la misura.
Numeri e irregolarità
Il Superbonus non riguarda più soltanto il giudizio sulla misura, ma il suo peso strutturale sui conti pubblici. Secondo le ultime ricostruzioni basate su dati di Mef, Istat, Enea e Agenzia delle Entrate, il costo complessivo per lo Stato è arrivato a circa 174 miliardi di euro, una cifra ormai vicina all’intera dotazione del Pnrr italiano, pari a 194 miliardi.
Il punto più delicato è contabile: l’Unione europea considera gran parte dei crediti fiscali generati dal Superbonus come spesa pubblica, e quindi li include nel calcolo del deficit. Per questo l’eredità della misura continua a pesare anche negli anni successivi alla sua introduzione, contribuendo a mantenere il disavanzo italiano sopra la soglia del 3% del Pil. A complicare ulteriormente il quadro ci sono le irregolarità: l’Agenzia delle Entrate ha bloccato oltre 4 miliardi di nuovi crediti per sospette frodi o anomalie, alimentando lo scontro politico.
Renzi attacca: “Governo non all’altezza”
Il secondo fronte dello scontro è la politica estera. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, usa il suo intervento per attaccare direttamente Meloni sulla crisi nello Stretto di Hormuz e sulla qualità della squadra di governo.
“Mi scuserete se provo a fare politica. Io la ricordo, presidente del Consiglio, all’inizio della legislatura e quella di oggi mi sembra una copia sbiadita”, dice Renzi in Aula. Poi aggiunge: “È stata sedotta e abbandonata da Trump, si rende conto di avere un governo non all’altezza delle sfide. È un’altra rispetto all’inizio della legislatura. Di fronte allo Stretto di Hormuz la vostra proposta è la legge elettorale”.
Botta e risposta con Giorgia Meloni in Senato. Su tasse, natalità e salari i numeri smentiscono il Governo. Che ne pensate? Vi leggo nei commenti pic.twitter.com/MlI3Wp2W1w
— Matteo Renzi (@matteorenzi) May 13, 2026
Il passaggio più duro riguarda la squadra della premier. Renzi afferma:
“È incredibile come questo governo dei leader, quando c’è un problema, si licenziano i sottoposti. Se c’è uno come Giuli al governo, è colpa sua”. E chiude con una battuta destinata a far rumore: “Se anziché un governo sembra la Famiglia Addams, non è colpa mia. Li avete scelti voi”.
Nucleare e politica industriale
Nel corso della stessa seduta Meloni annuncia anche un passaggio destinato a segnare il dibattito energetico:
“Entro l’estate sarà approvata la legge delega, i decreti attuativi” per la ripresa del nucleare in Italia. Il tema si collega direttamente alla crisi energetica e alla necessità, secondo il governo, di costruire una strategia di lungo periodo per ridurre dipendenza dall’estero e volatilità dei prezzi.
Le opposizioni contestano però tempi, costi e realismo del progetto. Angelo Bonelli, co-portavoce dei Verdi, definisce la delega sul nucleare “una truffa” e sostiene che il futuro siano le rinnovabili, non il ritorno all’atomo.
Il Premier Time di ieri fotografa un Parlamento già immerso in campagna elettorale. Meloni prova a presentare il governo come forza di stabilità, le opposizioni, invece, accusano l’esecutivo di nascondersi dietro il Superbonus, di non avere una vera strategia industriale ed energetica e di sottovalutare la crisi nello Stretto di Hormuz.