tregua fragile

Secondo Save the Children il Libano ogni giorno vengono feriti quattro minori

L’organizzazione denuncia 22 minori morti e 89 feriti nei primi 25 giorni di tregua temporanea. Ma gli attacchi continuano i bambini pagano il prezzo più alto

Secondo Save the Children il Libano ogni giorno vengono feriti quattro minori

In Libano nonostante il cessate il fuoco continuano a morire ed essere feriti quotidianamente troppi bambini. Secondo Save the Children, nei primi 25 giorni dall’entrata in vigore della tregua temporanea tra Israele e Hezbollah, più di quattro minori al giorno sono stati in media uccisi o feriti. I dati citati dall’organizzazione, basati sulle rilevazioni del ministero della Salute libanese, parlano di 22 bambini morti e 89 feriti dal 17 aprile. Più di 4 bambini ogni giorno, in quei territori, vengono feriti e uccisi.

Numeri che trasformano la tregua in una pausa solo sulla carta, almeno per chi continua a vivere sotto bombardamenti, sfollamenti e paura. Save the Children parla apertamente di “cosiddetto cessate il fuoco”. L’organizzazione sottolinea che gli attacchi contro i civili non si sono fermati e chiede alla comunità internazionale di lavorare per un cessate il fuoco permanente, pieno e rispettato, in vista dei colloqui di pace previsti questa settimana. L’allarme riguarda soprattutto il sud del Paese, ma la crisi umanitaria ormai coinvolge una parte molto più ampia del Libano.

Una tregua fragile

La tregua temporanea è entrata in vigore a metà aprile, dopo settimane di escalation tra Israele e Hezbollah. Ma, secondo le agenzie umanitarie, non ha riportato sicurezza reale per la popolazione civile. L’Organizzazione mondiale della sanità, in un rapporto pubblicato a inizio maggio, riferiva che tra il 17 e il 30 aprile, quindi già durante il periodo di cessate il fuoco, il ministero della Salute libanese aveva registrato 446 vittime complessive, tra morti e feriti.

I bambini nel mirino della guerra

Il dato diffuso da Save the Children si inserisce in un quadro già drammatico. Dall’inizio della nuova escalation, il 2 marzo, quasi 200 bambini sarebbero stati uccisi dagli attacchi israeliani in Libano, mentre il bilancio complessivo delle vittime nel Paese si avvicina alle migliaia. La stessa organizzazione ricorda che i minori non sono colpiti solo dalle esplosioni: molti hanno perso la casa, sono stati costretti a fuggire più volte, vivono in rifugi sovraffollati e non riescono a tornare a scuola in condizioni normali.

Sfollati, rifugi e scuole interrotte

La guerra non colpisce soltanto con morti e feriti. Secondo Save the Children, dopo l’avvio del cessate il fuoco il numero di famiglie ospitate nei rifugi collettivi è addirittura aumentato del 5%. Molte erano rientrate nelle proprie case, ma hanno trovato abitazioni distrutte, terreni agricoli danneggiati o condizioni troppo insicure per restare. Nei rifugi collettivi vivono ancora circa 125.000 persone, tra cui quasi 45.000 minori.

La richiesta: un cessate il fuoco vero

Il messaggio di Save the Children è netto: una tregua che continua a produrre morti e feriti tra i bambini non può essere considerata una tregua reale. Per l’organizzazione, la priorità è fermare gli attacchi contro i civili, garantire accesso umanitario sicuro, proteggere le infrastrutture essenziali e permettere alle famiglie di tornare a casa solo quando le condizioni lo consentono davvero.

La crisi libanese mostra ancora una volta quanto i bambini siano esposti nelle guerre contemporanee. Non scelgono il conflitto, non ne decidono le strategie, non ne controllano i tempi. Eppure ne subiscono le conseguenze più dure: la morte, le ferite, la fuga, la perdita della casa, della scuola e della normalità. In Libano, oggi, anche un cessate il fuoco fragile basta a dimostrare che la pace non è una formula diplomatica: per i bambini significa prima di tutto poter restare vivi.