“La sentenza della Corte di Giustizia Europea sull’equo compenso per giornalisti ed editori è, pur nella sua scontatezza, epocale. Viene ribadito che il lavoro giornalistico va pagato, lasciando intatta la libertà delle parti di negoziare sul prezzo. Bisogna uscire dalla logica anacronistica dello scontro con le piattaforme per sottolineare che una informazione di qualità farà bene a tutti, Ott compresi. Senza un equo compenso, siamo destinati a un giornalismo banale e artificiale, con seri rischi per la tenuta democratica. L’equo compenso deve basarsi su un’equa condivisione dei dati.”
Così Massimiliano Capitanio, Commissario Agcom.
I criteri dell’Agcom giudicati compatibili con il diritto comunitario
Martedì 12 maggio 2026, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha sancito la facoltà degli Stati membri di riconoscere agli editori il diritto a un’equa remunerazione. La pronuncia scaturisce da un ricorso presentato dalla multinazionale Meta contro l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) in merito ai criteri di determinazione del compenso per l’utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche.
Il colosso tecnologico aveva contestato presso la giustizia amministrativa italiana la legittimità del regime regolatorio, definendolo incompatibile con la direttiva sul diritto d’autore e la libertà d’impresa. I magistrati europei hanno invece stabilito che il diritto alla remunerazione è coerente con le norme Ue, a condizione che tale pagamento rappresenti il corrispettivo per l’uso delle pubblicazioni e che gli editori mantengano la facoltà di concederne l’utilizzo a titolo gratuito o di negarlo.
La decisione considera giustificati gli obblighi di avviare trattative in buona fede e di fornire i dati necessari per il calcolo economico. Tali disposizioni mirano a stabilire un equilibrio tra i diritti della proprietà intellettuale e la libertà di iniziativa economica delle imprese tecnologiche.
La posizione degli editori e la tutela dell’informazione professionale
La Federazione Italiana Editori Giornali ha espresso soddisfazione tramite il proprio esponente di vertice, Andrea Riffeser Monti. La guida della Fieg ha evidenziato come la decisione confermi la validità del percorso nazionale per la tutela dell’informazione professionale. Viene riconosciuto ufficialmente che i contenuti editoriali possiedono un valore economico e democratico inscindibile.
L’auspicio della categoria è che i principi espressi trovino ora un’applicazione pratica, permettendo di sbloccare le trattative pendenti. La finalità rimane la garanzia di relazioni trasparenti ed equilibrate tra i produttori di notizie e le piattaforme digitali, a vantaggio del pluralismo dei media.
Il commento della piattaforma tecnologica sulla sentenza
Un portavoce di Meta ha accolto con favore il chiarimento secondo cui l’articolo 15 della direttiva europea non prevede alcun pagamento obbligatorio qualora il fornitore di servizi online decida di non utilizzare le pubblicazioni. Il rappresentante aziendale ha confermato l’intenzione di esaminare integralmente il testo della sentenza in vista dei prossimi passaggi dinanzi ai tribunali nazionali.
La società tecnologica si è detta pronta a collaborare in modo costruttivo quando il contenzioso tornerà all’esame dei giudici italiani, sottolineando la natura esclusiva del diritto di autorizzazione o divieto all’uso dei contenuti. Tale interpretazione garantirebbe la libertà della piattaforma di gestire i flussi informativi in assenza di accordi commerciali specifici.