Prove tecniche di un Governo Schlein. Tra fantasia e fantapolitica qualche indiscrezione con un minimo di fondamento.
Nel Centrosinistra iniziano a circolare le prime riflessioni su quello che potrebbe essere un futuro assetto di Governo nel caso di una vittoria elettorale della coalizione guidata dal Elly Schlein alle prossime Politiche del 2027.

Le indiscrezioni riportate da diverse ricostruzioni giornalistiche delineano uno scenario ancora teorico, ma utile a comprendere equilibri interni e possibili strategie del Partito democratico.
Le fantasie sul Governo Schlein, il possibile ruolo del Movimento 5 Stelle
Ma è evidente che si tratta di ipotesi, di suggestioni.
Perché una prima riflessione porta subito a elaborare anche altri ragionamenti. Che sinceramente è d’obbligo fare.
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Nelle ipotesi circolate nelle ultime ore, il Movimento 5 Stelle potrebbe infatti ricoprire un ruolo centrale all’interno di una futura maggioranza progressista.
Tra le possibilità emerse vi sarebbe tra l’altro anche quella di affidare a Giuseppe Conte (tra l’altro reduce da un intervento chirurgico e un breve decorso post operatorio) la presidenza del Senato, insieme ad altri incarichi di peso nella futura architettura istituzionale.
Uno scenario che confermerebbe il tentativo di consolidare l’asse politico tra democratici e pentastellati, nonostante le differenze ancora presenti su alcuni temi strategici.

Ma seppur trattandosi della seconda carica dello Stato, al M5S e al diretto interessato (Giuseppe Conte) basterà?
I nomi vicini a Elly Schlein, il “toto Governo”
Tra le figure considerate più vicine alla segretaria dem, viene spesso indicata Marta Bonafoni, attuale coordinatrice della segreteria nazionale del PD.
Il suo nome viene associato a un possibile incarico di rilievo a Palazzo Chigi oppure a deleghe legate ai diritti e alle pari opportunità.
Sul fronte del welfare e delle politiche sociali viene invece citato Marco Furfaro, mentre Chiara Braga potrebbe trovare spazio nei rapporti con il Parlamento.
Tra i profili più legati ai temi ambientali ed europei emergono anche Annalisa Corrado per l’Ambiente e Camilla Laureti per le Politiche agricole.
Economia, esteri e nuovi equilibri interni
Per il Ministero dell’Economia, secondo le indiscrezioni, il PD starebbe valutando un profilo maggiormente politico rispetto alle tradizionali figure tecniche.
Tra i nomi più citati figurano Francesco Boccia e Antonio Misiani.

Per la Farnesina viene invece dato in crescita Peppe Provenzano, mentre Igor Taruffi potrebbe assumere un ruolo centrale nei gruppi parlamentari.

Gli impegni di Schlein, il dilemma primarie, lo spauracchio Salis
Ad ogni modo, nelle ultime settimane, e nella fattispecie negli ultimi giorni, Elly Schlein ha intensificato anche il proprio profilo internazionale, partecipando a incontri e missioni europee e oltreoceano (ha incontrato l’ex presidente Usa Barack Obama) con l’obiettivo di rafforzare i rapporti con il socialismo europeo e costruire una rete politica più ampia in vista delle future sfide continentali.
Sullo sfondo resta il dilemma delle primarie (che però pare assodato che il segretario dem e il leader del M5S non vogliano correre in competizione tra loro) e l’ascesa mediatica e politica del sindaco di Genova Silvia Salis che da parte sua ha già fatto sapere di essere pronta a guidare la coalizione alla competizione delle Politiche 2027, ma proprio senza il passaggio delle primarie.

La figura del primo cittadino di Genova resta comunque “ingombrante”.
In molti temono comunque una sua discesa in campo con una propria lista (‘è un marchio e un logo registrato) che potrebbe portare il Pd sotto il 20%, ricreando di fatto la situazione di anni fa tra Ds e Margherita.
Le uscite, dopo Madia tocca a Delrio e Picierno?
Parallelamente alle ipotesi sui nuovi equilibri, nel PD si discute anche di possibili passi indietro di alcune figure storiche del partito.
Tra i nomi maggiormente citati ci sono Marianna Madia approdata a Italia Viva e Graziano Delrio, dato come impegnato in una profonda riflessione interiore. E così pure Sandra Zampa, esponente riformista che però anche in queste ultime ore ha smentito l’addio:
“Non lascio il Pd, ma si deve rafforzare nel pluralismo”.

Per non parlare della vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno, anima ribelle dem, che in questi giorni giorni ha parlato apertamente di un forte disagio all’interno del partito.

Un eventuale disimpegno di figure così importanti segnerebbe un ulteriore cambio generazionale all’interno del Partito democratico, già avviato con la leadership Schlein e con l’emergere di una nuova classe dirigente.
Alfieri, Zingaretti e la strategia per allargare il consenso
Nel dibattito interno al PD trovano spazio anche le recenti riflessioni di Alessandro Alfieri, che in un’intervista a Il Domani ha sottolineato la necessità di ampliare il consenso oltre il tradizionale elettorato progressista:
“II disagio non va sottovalutato, ma abbiamo lottato per il pluralismo fra i dem. La sintesi spetta a Schlein. Chi vuole lasciare resti, uscire non porta voti all’alleanza”.

Secondo Alfieri, il Centrosinistra dovrebbe rafforzare la propria capacità di dialogo con il mondo moderato, produttivo e civico, evitando chiusure identitarie e costruendo un’alternativa di Governo credibile anche sui temi economici, industriali e della sicurezza:
“Pensare di tornare all’antico è un grande sbaglio. Ds e Margherita erano due debolezze, per questo le abbiamo superate per una comunità più larga, unita da principi e valori. Quell’intuizione resta, certo va aggiornata alle sfide odierne”.
Un approccio che evidenzia come, accanto alla definizione delle future squadre di governo, il vero nodo per il centrosinistra resti ancora quello della costruzione di una coalizione larga e competitiva capace di parlare a un elettorato più ampio.
Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda l’ex governatore del Lazio o ora europarlamentare Nicola Zingaretti che ha bacchettato l’attuale Governo e dettato la linea del Pd:

“Longevo ma immobile, questo Governo paralizza il Paese. Alla sinistra serve anche il centro”