Il focolaio di hantavirus legato alla nave da crociera MV Hondius ha provocato tre morti e diversi casi confermati o sospetti, ma l’Organizzazione mondiale della sanità invita a non sovrapporre questa vicenda al Covid.
Il virus identificato, il ceppo Andes (forma rara che può trasmettersi anche fra persone) non si diffonde come un coronavirus. Per questo l’Oms ha parlato chiaramente di rischio basso per la popolazione generale, mentre prosegue la ricerca internazionale dei passeggeri sbarcati prima che l’allarme fosse pienamente definito.
My gratitude to Prime Minister @sanchezcastejon for his generosity, solidarity and for meeting his moral duty, by accepting MV Hondius cruise ship. pic.twitter.com/4YeeKY5F5C
— Tedros Adhanom Ghebreyesus (@DrTedros) May 7, 2026
Il messaggio dell’Oms: non è l’inizio di una pandemia
La frase chiave è arrivata dall’Organizzazione mondiale della sanità:
“Questo non è il coronavirus”.
È il punto da cui partire per leggere il focolaio di hantavirus registrato sulla nave da crociera MV Hondius, battente bandiera olandese, diretta verso le Canarie dopo essere partita dall’Argentina.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha confermato che l’agenzia sta seguendo il caso, ma ha voluto ridimensionare il timore di una nuova emergenza globale. Il focolaio è grave, perché ha già causato decessi e perché coinvolge passeggeri di diversi Paesi, ma non presenta le caratteristiche di una pandemia respiratoria come quella iniziata nel 2020 con il Sars-CoV-2.
La precisazione è importante. L’hantavirus non si trasmette normalmente con la stessa facilità dei coronavirus. La maggior parte degli hantavirus passa all’uomo attraverso il contatto con roditori infetti, in particolare tramite feci, urine o saliva. Soltanto il ceppo Andes, identificato in questa vicenda, è noto per una possibile trasmissione da persona a persona, ma in genere attraverso contatti stretti e prolungati.
Per questo Maria Van Kerkhove, responsabile Oms per la prevenzione delle epidemie e pandemie, ha insistito su un punto: non è la stessa situazione di sei anni fa.
La nave Hondius e la sequenza dei casi
La vicenda si è sviluppata nel corso di diverse settimane. La MV Hondius era partita da Ushuaia, in Argentina, il 1° aprile 2026, per un viaggio che prevedeva tappe nell’Atlantico meridionale. Secondo la ricostruzione dell’Oms, il cluster di gravi malattie respiratorie a bordo è stato notificato all’agenzia il 2 maggio 2026. Al 4 maggio, i casi registrati erano sette, tra confermati e sospetti, con tre decessi già segnalati.

Nei giorni successivi il bilancio è stato aggiornato. Secondo le ricostruzioni delle autorità sanitarie, il focolaio ha riguardato almeno otto casi confermati o sospetti, con tre morti: una coppia olandese e una cittadina tedesca. Altri pazienti, tra cui cittadini britannici, olandesi e svizzeri, sono stati trasferiti o curati in diversi Paesi.
Il fatto che i casi siano emersi in momenti diversi è coerente con una delle difficoltà principali nella gestione dell’hantavirus: l’incubazione può essere lunga. Questo significa che persone apparentemente sane al momento dello sbarco potrebbero sviluppare sintomi anche dopo giorni o settimane. È la ragione per cui le autorità sanitarie stanno cercando di ricostruire spostamenti, contatti, voli e permanenze dei passeggeri.
I passeggeri sbarcati prima
Il punto più delicato riguarda i passeggeri che hanno lasciato la nave prima che il focolaio fosse pienamente identificato. Secondo le informazioni disponibili, alcune persone sono sbarcate a Sant’Elena il 24 aprile 2026, prima dell’attivazione delle misure di isolamento più rigorose. L’Oms ha informato dodici Paesi i cui cittadini risultano coinvolti o potenzialmente esposti: Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Saint Kitts e Nevis, Singapore, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.
Il Sudafrica è uno dei punti centrali della ricostruzione. Le autorità sanitarie stanno cercando di rintracciare le persone che si trovavano sullo stesso volo da Sant’Elena a Johannesburg su cui aveva viaggiato una donna poi morta in un pronto soccorso della città sudafricana. Si tratta della moglie del primo passeggero deceduto durante il viaggio. Anche in questo caso, l’obiettivo non è alimentare l’allarme, ma individuare rapidamente eventuali contatti stretti e interrompere possibili catene di trasmissione.
Nelle ultime ore è stato segnalato anche un nuovo caso sospetto a Tristan da Cunha, remota isola dell’Atlantico meridionale toccata dalla nave il 15 aprile 2026. Secondo Reuters, il caso riguarda un cittadino britannico ed è collegato alla stessa catena di esposizione.
Capo Verde, Canarie e misure a bordo
Dopo l’emersione dei casi, la Hondius è rimasta sotto stretto controllo sanitario. Le autorità di Capo Verde non hanno consentito un normale sbarco dei passeggeri, mentre esperti dell’Oms, dell’Ecdc e medici olandesi sono stati inviati o sono saliti a bordo per gestire la situazione.
A bordo sono state adottate misure precauzionali: passeggeri e membri dell’equipaggio nelle rispettive cabine, disinfezione degli ambienti, isolamento immediato di chi presenta sintomi e valutazioni sanitarie continue. L’obiettivo è evitare che persone potenzialmente esposte entrino in contatto con la popolazione generale.
An air ambulance believed to be carrying at least one of three patients evacuated from the MV Hondius ship has landed in Amsterdam. Spain is contentiously allowing the ship hit by a deadly hantavirus outbreak to dock in the Canary Islands. pic.twitter.com/wyk9vtiiPe
— DW News (@dwnews) May 6, 2026
La nave è stata poi diretta verso le Isole Canarie, con arrivo previsto nell’area di Tenerife. Le autorità spagnole hanno assicurato che i passeggeri non entreranno in contatto con la popolazione locale e che saranno predisposte procedure controllate per rimpatri e isolamento.
Che cos’è l’hantavirus e perché il ceppo Andes fa più attenzione
Gli hantavirus non sono virus nuovi. Sono conosciuti da tempo e sono presenti in diverse aree del mondo, con ceppi differenti. In molti casi l’infezione umana deriva dall’esposizione a roditori infetti, soprattutto in ambienti contaminati da escrementi o secrezioni. I sintomi possono essere lievi, ma alcune forme possono evolvere in malattie respiratorie gravi.
Il ceppo al centro del focolaio, il virus Andes, richiede una sorveglianza particolare perché è uno dei pochi hantavirus per i quali è stata osservata una possibile trasmissione interumana. Questo non significa però che si diffonda facilmente come il Covid. La differenza è sostanziale: il coronavirus si trasmetteva con estrema efficienza attraverso le vie respiratorie e contatti sociali ordinari; l’Andes virus, invece, richiede condizioni molto più specifiche e generalmente contatti stretti.
Per questo l’Oms parla di episodio serio ma circoscritto. La preoccupazione riguarda soprattutto chi era a bordo, chi è sbarcato prima dell’identificazione del focolaio e chi ha avuto contatti ravvicinati con casi confermati o sospetti. Non riguarda, allo stato attuale, la popolazione generale.
Il rischio per l’Europa e per l’Italia
Anche l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha mantenuto una valutazione prudente ma rassicurante. Il rischio per la popolazione generale in Europa è considerato molto basso, perché le misure di prevenzione sono state attivate e perché gli hantavirus non si diffondono facilmente tra persone.
Non ci sono indicazioni di un rischio immediato per la popolazione, ma resta necessario monitorare l’evoluzione dei casi, soprattutto perché alcuni passeggeri hanno viaggiato dopo essere sbarcati.
La differenza con il Covid
Il paragone con il Covid nasce quasi automaticamente ogni volta che una malattia respiratoria compare su una nave da crociera e coinvolge più Paesi.
Ma proprio l’Oms invita a evitare questo riflesso. La somiglianza è solo superficiale: nave, passeggeri internazionali, casi respiratori, tracciamento dei contatti. La sostanza sanitaria è diversa. Ciò non significa che la questione sia irrilevante e non necessiti tutte le attenzioni del caso.