Convertito in legge

La Camera approva il decreto Infrastrutture: si sblocca l’iter per il ponte sullo Stretto

Scelti i commissari straordinari unici dell'opera. I fondi sono stati spostati al quinquennio 2030-2034. Le opposizioni critiche: "Si certifica che non si farà mai"

La Camera approva il decreto Infrastrutture: si sblocca l’iter per il ponte sullo Stretto

160 voti favorevoli, 110 contrari e 7 astenuti. E’ con questo bilancio che la Camera dei Deputati ha approvato il decreto Infrastrutture, noto anche col nome di “decreto Ponte“, con riferimento al ponte sullo stretto. In tal senso, dopo settimane di rilievi tecnici e polemiche politiche, la conversione in legge dovrebbe rimettere in moto l’iter della grande infrastruttura tra Calabria e Sicilia.

Decreto con 15 articoli totali

Rispetto alla versione originaria, il testo che ha approvato il Parlamento si è ampliato da 11 a 15 articoli, a seguito della modifica del Senato.

Al suo interno si parla di commissari straordinari, proroghe di incarichi fino al 2028 e interventi considerati strategici. Su quest’ultimo punto si intende l’affidamento della concessione della A22 Brennero-Modena e la messa in sicurezza del sistema del Gran Sasso e delle tratte autostradali A24 e A25. Nel decreto hanno trovato spazio anche misure per accelerare la Linea C della metropolitana di Roma e gli interventi collegati agli Europei di calcio del 2032.

Il decreto però non contiene un intervento sulle concessioni balneari. Un gruppo di senatori della Lega aveva avanzato un emendamento al decreto che era stato approvato in Commissione Ambiente, ma non ha passato la verifica della Commissione Bilancio. La Lega, in Senato, aveva tentato un blitz per prorogare le concessioni balneari, quanto meno nelle aree colpite da emergenze maltempo (come Sicilia, Sardegna e Calabria) e in quelle – non meglio specificate – danneggiate dall’erosione delle coste.

Il punto sul ponte sullo stretto

Al centro, tuttavia, resta il ponte sullo stretto. Questo decreto interviene per superare i rilievi fatti nei mesi scorsi dalla Corte dei Conti sugli atti relativi al progetto definitivo e alla delibera Cipess che aveva dato il via libera all’opera. Il ministero delle Infrastrutture, presieduto da Matteo Salvini, dovrà adeguare il percorso amministrativo alle osservazioni dei magistrati contabili.

Il testo del decreto prevede la nomina di Claudio Andrea Gemme, amministratore di Anas, e di Aldo Isi, amministratore di Rete ferroviaria italiana (RFI), come commissari straordinari unici per le opere viarie e ferroviaria complementari al Ponte.

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L'attacco delle opposizioni

Le contestazioni più dure erano arrivate dal punto di vista finanziario. Il nuovo decreto modula le risorse destinate al ponte, che la maggioranza ritiene una redistribuzione tecnica delle coperture, spostando 2,8 miliardi di euro dal periodo 2026-2029 al quinquennio 2030-2034.

Le opposizioni, invece, sostengono che questo spostamento sia segnale di un allungamento dei tempi reali del progetto.

Per Agostino Santillo, deputato M5S, il decreto è "la certificazione che il Ponte non si farà mai", in quanto ritiene che lo slittamento dei fondi al 2034 dimostrerebbe l’assenza di un cronoprogramma credibile. Marco Simiani, deputato del PD, invece, ha dichiarato che il Ponte è "di fatto morto", perché secondo lui il governo ha congelato miliardi di euro senza che esista ancora un quadro realmente consolidato dell’opera.

Nicola Fratoianni di AVS ha riferito di una "scelta ideologica della destra", affermando che le risorse che l'Esecutivo ha destinato al ponte si sarebbero potute usare per interventi più urgenti in Calabria e Sicilia.