L’Aifa lancia un nuovo allarme sui casi di intossicazione da paracetamolo fra gli adolescenti italiani. Al centro dell’attenzione ci sono soprattutto i sovradosaggi intenzionali compiuti da ragazzi tra i 12 e i 17 anni, spesso legati a gesti impulsivi, dimostrativi o a una percezione fortemente distorta del rischio.
L’indagine dell’Agenzia Italiana del Farmaco nasce dopo l’aumento di segnalazioni registrate in diversi Paesi europei riguardo a una cosiddetta “social challenge” diffusa soprattutto sui social, nella quale adolescenti assumono quantità elevate di paracetamolo per mettere alla prova la propria resistenza o cercare effetti alteranti che il farmaco, in realtà, non produce.

Secondo l’analisi italiana, al momento non emergono prove di una diffusione strutturata della challenge nel nostro Paese. Ma i dati raccolti mostrano comunque un aumento dei casi di sovradosaggio intenzionale dopo la pandemia, fenomeno che preoccupa tossicologi e farmacologi.
L’indagine dell’Aifa dopo i casi segnalati in Europa
Il punto di partenza dell’approfondimento è stato un trend osservato in diversi Stati europei. Negli ultimi mesi episodi collegati all’assunzione eccessiva di paracetamolo tra adolescenti sono stati segnalati in Belgio, Spagna, Svizzera, Francia e Regno Unito.
In alcuni casi i ragazzi avrebbero assunto dosi elevate del farmaco nell’ambito di sfide social condivise online. Da qui la decisione dell’Aifa di verificare se segnali simili fossero presenti anche in Italia. L’agenzia ha quindi analizzato i dati nazionali relativi alle intossicazioni intenzionali da paracetamolo nella fascia adolescenziale, coinvolgendo specialisti e centri antiveleni.
“La social challenge non sembra presente in Italia”
Secondo quanto spiegato da Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia ed ex presidente della Società Italiana di Tossicologia, il fenomeno della challenge social non risulta attualmente diffuso nel nostro Paese.
“Abbiamo analizzato i casi relativi alle intossicazioni intenzionali da paracetamolo in ragazzi tra i 12 e i 17 anni scoprendo che il fenomeno della social challenge al momento non sembra interessare l’Italia”, ha dichiarato all’Ansa.
La valutazione viene considerata rassicurante solo in parte. Gli specialisti sottolineano infatti che il problema resta comunque serio, perché i casi di assunzione volontaria eccessiva del farmaco risultano aumentati dopo il periodo pandemico e continuano a mantenersi su livelli elevati.
I sovradosaggi intenzionali tra i teenager
Secondo l’Aifa, molti degli episodi registrati riguardano comportamenti impulsivi o dimostrativi. Alla base ci sarebbe spesso la convinzione che il paracetamolo non possa provocare danni gravi, proprio perché è uno dei medicinali più diffusi nelle case italiane.
Il farmaco viene comunemente utilizzato contro febbre e dolore, può essere acquistato senza prescrizione medica ed è percepito come estremamente sicuro. Una percezione che, secondo gli esperti, rischia però di trasformarsi in sottovalutazione del pericolo. L’aspetto più preoccupante riguarda proprio la fascia adolescenziale, nella quale impulsività, disagio emotivo e uso distorto dei social possono contribuire a comportamenti potenzialmente molto rischiosi.
Perché il paracetamolo può diventare pericoloso
Il paracetamolo è considerato uno dei medicinali più sicuri e utilizzati al mondo. È inserito anche nella lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è impiegato anche in gravidanza.
Tuttavia, il quadro cambia radicalmente in caso di sovradosaggio.
“Il rischio principale è a carico del fegato”, ha spiegato Armando Genazzani, presidente della Società Italiana di Farmacologia.
L’intossicazione da paracetamolo rappresenta infatti una delle cause più frequenti di insufficienza epatica grave e, nei casi estremi, di trapianto di fegato, anche tra bambini e adolescenti. Il danno può diventare irreversibile soprattutto quando il sovradosaggio non viene riconosciuto in tempo o quando vengono assunte dosi elevate in più momenti ravvicinati.
Uno degli aspetti più insidiosi dell’intossicazione da paracetamolo è che i sintomi possono inizialmente essere lievi o addirittura assenti. Nelle prime ore possono comparire nausea, vomito, sudorazione o malessere generale, ma il danno epatico vero e proprio tende a svilupparsi successivamente. Questo porta molte persone a sottovalutare il problema o a ritardare la richiesta di aiuto medico.
Per questo motivo l’Aifa invita a rivolgersi immediatamente a un pronto soccorso o a un Centro Antiveleni anche in assenza di sintomi evidenti, quando esiste il sospetto di un’assunzione eccessiva del farmaco. La rapidità dell’intervento viene considerata decisiva per evitare conseguenze permanenti.
Le regole da seguire secondo l’Aifa
Nel documento diffuso dall’agenzia vengono ricordate alcune indicazioni considerate fondamentali per un uso corretto del paracetamolo.
Fra le principali raccomandazioni:
- rispettare sempre le dosi indicate nel foglio illustrativo o dal medico;
- mantenere l’intervallo minimo previsto tra una somministrazione e l’altra;
- evitare l’assunzione contemporanea di più farmaci contenenti paracetamolo;
- prestare attenzione ad altri medicinali potenzialmente tossici per il fegato;
- contattare immediatamente un Centro Antiveleni in caso di sospetto sovradosaggio.
Molti farmaci da banco contro febbre, influenza e dolore contengono infatti paracetamolo come principio attivo, e il rischio di assumerne quantità eccessive involontariamente non è raro.
Il ruolo dei genitori e della scuola
L’Aifa sottolinea anche la necessità di un coinvolgimento diretto degli adulti. Secondo l’agenzia, genitori, insegnanti e figure educative devono avere un ruolo attivo nella diffusione di informazioni corrette sull’uso dei farmaci.
La consapevolezza del rischio, spiegano gli specialisti, non nasce spontaneamente negli adolescenti e deve essere costruita attraverso educazione sanitaria, dialogo e prevenzione.
L’obiettivo indicato dagli esperti non è creare allarmismo attorno a un farmaco largamente utilizzato e generalmente sicuro, ma contrastare l’idea — sempre più diffusa tra alcuni ragazzi — che medicinali facilmente reperibili siano automaticamente innocui.

Il disagio giovanile dopo la pandemia
L’aumento dei sovradosaggi intenzionali viene letto anche all’interno di un quadro più ampio di fragilità adolescenziale emerso dopo il Covid. Negli ultimi anni istituzioni sanitarie e società scientifiche hanno più volte segnalato una crescita dei disturbi psicologici, dell’autolesionismo e delle richieste di supporto neuropsichiatrico tra bambini e adolescenti.
La stessa Aifa aveva già evidenziato nei mesi scorsi un forte aumento delle prescrizioni di psicofarmaci in età evolutiva. In questo contesto, il tema del paracetamolo diventa per gli esperti non soltanto una questione tossicologica, ma anche un indicatore di disagio giovanile e di vulnerabilità emotiva che continua a preoccupare il sistema sanitario.