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Usa-Iran, accordo possibile: Trump ottimista, anche le Borse (in salita) ci credono

Secondo la Cnn la risposta di Teheran sulla bozza dovrebbe arrivare in giornata

Usa-Iran, accordo possibile: Trump ottimista, anche le Borse (in salita) ci credono

Le Borse festeggiano, il petrolio crolla e Donald Trump parla apertamente di un’intesa “molto possibile” già entro la prossima settimana. Sul tavolo c’è una bozza americana in 14 punti che potrebbe rappresentare il primo vero tentativo concreto di chiudere la guerra tra Stati Uniti e Iran dopo mesi di escalation militare, attacchi incrociati e tensione globale.

La giornata del 7 maggio 2026 si è aperta con un clima completamente diverso rispetto a quello delle ultime settimane: meno paura di un allargamento del conflitto, più attenzione alla diplomazia. E soprattutto con un’attesa precisa: la risposta ufficiale di Teheran alla proposta americana potrebbe arrivare già nelle prossime ore (secondo la Cnn).

Usa-Iran, accordo possibile: Trump ottimista, anche le Borse (in salita) ci credono

La Cnn: “Risposta iraniana attesa già oggi”

Secondo quanto riferito dalla Cnn citando fonti informate sui negoziati, l’Iran dovrebbe rispondere alla bozza americana già nella giornata di oggi, giovedì 7 maggio 2026. Si tratta di un dettaglio importante perché nelle ultime ore si era parlato di tempi più lunghi, con alcune fonti che indicavano una possibile risposta entro 48 ore o comunque prima della visita di Donald Trump in Cina prevista il 14 e 15 maggio.

L’emittente americana descrive però un clima molto più accelerato, segno che i contatti diplomatici tra le parti si sarebbero intensificati sensibilmente nelle ultime 24 ore.

L’attesa per la risposta iraniana viene considerata decisiva non solo sul piano politico e militare, ma anche su quello economico. I mercati finanziari stanno infatti reagendo come se una svolta fosse realmente possibile.

Il piano americano per fermare la guerra

Secondo indiscrezioni filtrate da fonti diplomatiche, Washington avrebbe inviato all’Iran un piano articolato in 14 punti con l’obiettivo di mettere fine alle ostilità e creare una base stabile per negoziati successivi più dettagliati.

Il cuore dell’intesa ruota attorno a tre pilastri: una moratoria iraniana sull’arricchimento dell’uranio, la progressiva revoca delle sanzioni americane e lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero. Fra i punti più delicati ci sarebbe anche la questione dello stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale e snodo fondamentale per l’equilibrio dei mercati internazionali.

L’amministrazione Trump starebbe cercando di costruire un compromesso pragmatico: congelamento del programma nucleare iraniano in cambio di un alleggerimento economico immediato per Teheran. Un approccio che punta a ottenere una de-escalation rapida senza pretendere, almeno in questa fase, una resa totale da parte del regime iraniano.

Trump accelera: “Accordo molto possibile”

A spingere sull’ottimismo è soprattutto Donald Trump. Dalla Casa Bianca il presidente americano ha parlato di “colloqui molto positivi” nelle ultime 24 ore e ha lasciato intendere che l’accordo potrebbe arrivare rapidamente, forse addirittura entro la prossima settimana.

“È molto possibile che possa essere raggiunto un accordo”, ha dichiarato, respingendo anche le indiscrezioni secondo cui Teheran avrebbe già respinto il piano statunitense. “Perché mi dite che hanno rifiutato? Non lo sapete”, ha risposto ai giornalisti.

Trump continua però a utilizzare un doppio registro: apertura diplomatica da un lato e forte pressione militare dall’altro. Il messaggio rivolto all’Iran resta infatti molto duro: se Teheran accetterà il piano, la guerra finirà; in caso contrario, gli Stati Uniti sarebbero pronti a colpire ancora più pesantemente. Una linea che conferma la strategia della Casa Bianca: utilizzare contemporaneamente negoziato e deterrenza per accelerare una conclusione del conflitto.

Teheran prende tempo

Nonostante il clima più disteso, dall’Iran non è ancora arrivato un via libera ufficiale. Ambienti vicini al regime hanno fatto sapere che alcune clausole della proposta americana sarebbero considerate “inaccettabili”, soprattutto quelle legate ai limiti sul programma nucleare e ai controlli internazionali richiesti dagli Stati Uniti.

Tuttavia, il fatto stesso che Teheran continui a discutere il piano viene interpretato dagli osservatori come un segnale importante. Solo pochi giorni fa l’ipotesi prevalente era quella di un allargamento della guerra in Medio Oriente, con il rischio di un coinvolgimento diretto di altri Paesi della regione. Ora invece la diplomazia sembra aver riconquistato spazio.

Israele resta allineato agli Stati Uniti

Anche Israele, almeno ufficialmente, continua a mostrarsi in pieno coordinamento con Washington. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che non esistono divergenze strategiche con gli Stati Uniti e che l’obiettivo comune resta quello di eliminare le capacità iraniane di arricchimento dell’uranio.

“Condividiamo obiettivi comuni”, ha affermato durante la riunione del gabinetto di sicurezza, aggiungendo che Israele resta pronto “a qualsiasi scenario”.

Dietro le dichiarazioni pubbliche, però, resta una questione decisiva: Israele accetterebbe davvero un compromesso che non porti allo smantellamento completo dell’infrastruttura nucleare iraniana? È il grande interrogativo geopolitico di queste ore. Se Washington sembra orientata verso una soluzione negoziale, parte dell’establishment israeliano continua infatti a considerare Teheran una minaccia esistenziale.

I mercati credono alla tregua

A reagire con maggiore velocità sono stati i mercati finanziari. Le Borse europee hanno chiuso tutte in forte rialzo, segnale evidente che gli investitori stanno iniziando a scommettere concretamente su una de-escalation.

Milano ha chiuso a +2,35%, Londra a +2,15%, Francoforte a +2,12% e Parigi addirittura a +2,94%. Anche Wall Street ha aperto in deciso rialzo, con i principali indici sopra l’1%.

Il prezzo del petrolio è precipitato. Il Brent è sceso a circa 102 dollari al barile, con un calo del 7% in una sola giornata e del 13% rispetto alla settimana precedente.

La spiegazione è chiara: i mercati stanno iniziando a credere che il rischio di chiusura dello stretto di Hormuz si stia ridimensionando. Quel passaggio marittimo rappresenta uno dei punti più delicati del pianeta dal punto di vista energetico, perché attraverso di esso transita una quota enorme del petrolio esportato dal Golfo Persico. Anche solo il timore di un blocco aveva spinto le quotazioni verso l’alto nelle ultime settimane. Ora invece il possibile accordo sta producendo l’effetto opposto.

Scende anche il gas naturale: alla Borsa di Amsterdam il prezzo è calato del 6%, attestandosi intorno ai 44 euro per megawattora.