L’Italia, nazione storicamente pioniera grazie all’esperienza secolare di Larderello in Toscana, si posiziona oggi come un attore strategico nel mosaico del Green Deal Europeo.
La transizione energetica dell’Unione, accelerata dal piano REPowerEU, richiede una diversificazione immediata delle fonti termiche per ridurre la dipendenza dal gas naturale. In questo contesto, la geotermia a bassa entalpia emerge non più come una nicchia, ma come una risorsa ‘baseload’ fondamentale per gli obiettivi di decarbonizzazione del pacchetto Fit for 55.
Il recente intervento normativo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) allinea l’Italia alle direttive europee sulla semplificazione dei processi autorizzativi (Renewable Energy Directive – RED III). Si impone agli Stati membri di accorciare drasticamente i tempi per il ‘permit-granting’ delle energie rinnovabili. Sfruttare il calore costante del sottosuolo (solitamente sotto i 90°C) tramite pompe di calore geotermiche permette di riscaldare e raffrescare edifici con un’efficienza che risponde pienamente ai nuovi standard della Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), la c.d. direttiva ‘Case Green’.
Il nuovo quadro regolatorio italiano mira a ribaltare il vecchio paradigma burocratico. Equiparando l’installazione di sonde geotermiche di piccola taglia a interventi di edilizia libera, l’Italia recepisce lo spirito del Net-Zero Industry Act (NZIA), che identifica la geotermia come una delle tecnologie strategiche per l’industria a zero emissioni. Ridurre i tempi e i costi di istruttoria rende il tempo di ritorno dell’investimento (ROI) molto più attraente, incentivando l’autoconsumo termico in linea con il modello dei Prosumer europei.
In ambito industriale, la geotermia a bassa entalpia offre alle filiere produttive una risposta stabile alla volatilità dei mercati energetici internazionali, rafforzando la Strategic Autonomy dell’Unione. La semplificazione dei monitoraggi ambientali, resi più snelli e digitalizzati, garantisce la tutela delle risorse idriche senza duplicazioni di competenze, un principio cardine della Better Regulation promossa dalla Commissione Europea.
Meritocrazia Italia chiede, affinché questa tecnologia sia efficace, che la semplificazione burocratica sia accompagnata da investimenti per una crescita delle competenze professionali e da una corretta informazione e formazione. Il mercato ha bisogno di progettisti, geologi e installatori qualificati che sappiano interpretare le nuove regole e tradurle in impianti efficienti. Se l’Italia riuscirà a trasformare la ‘burocrazia ostacolo’ in una ‘burocrazia facilitatrice’, il sottosuolo delle nostre città potrebbe diventare la più grande batteria termica a disposizione del Paese, contribuendo in modo decisivo al raggiungimento degli obiettivi del PNRR e degli impegni climatici europei.
La sfida finale resta finanziaria. È imperativo agevolare l’accesso ai fondi e agli incentivi affinché queste norme non rimangano solo sulla carta. Stop war.