La 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dal titolo “In Minor Keys” di Koyo Kouoh, artista prematuramente scomparsa a maggio 2025, sarà aperta al pubblico da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 ai Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. Gli artisti partecipanti, selezionati dalla curatrice, saranno in totale 111, provenienti da contesti geografici differenti, mentre ricco sarà anche il programma delle performance.
“È una Mostra permeata di spirito, di una sacralità che rimette al centro la persona, che ritrova il senso dello stare al mondo riprendendo le misure, rispetto agli elementi della terra, e guardando di nuovo il cielo” ha riferito il Presidente Pietrangelo Buttafuoco sul sito della Biennale.
Da mercoledì 6 a venerdì 8 maggio 2026, invece, si svolgerà la pre-apertura riservata agli addetti ai lavori, cioè giornalisti, critici e operatori del settore.
Il caso del padiglione della Russia
Ma i giorni che hanno anticipato l’apertura della Biennale d’Arte sono stati tutt’altro che tranquilli. Al centro delle polemiche c’è stata la decisione di aprire anche i padiglioni degli Stati coinvolti in conflitti internazionali, cioè Iran, Israele e Russia. Il Presidente Buttafuoco aveva sostenuto questa scelta affermando che la Biennale sarebbe dovuta restare uno spazio di incontro e confronto anche tra paesi in guerra.

Ma mentre l’Iran ha deciso di non partecipare, lo spazio di Israele aprirà regolarmente e quello della Russia sarà visibile solo nei quattro giorni che anticipano l’inaugurazione al pubblico. Ricordiamo che gli artisti di Mosca non partecipano all’esposizione dal 2022, cioè dal momento in cui è iniziata la guerra contro l’Ucraina.
La contrarietà all’apertura del padiglione russo è stata manifestata all’inizio dai ministri della Cultura di 22 stati europei tra cui Francia, Germania, Spagna e Ucraina, che avevano firmato una lettera per chiedere la revoca della Russia. Ma anche 73 artisti e curatori avevano scritto un documento alla Biennale per chiedere di escludere Russia, Israele (e addirittura gli Stati Uniti). A loro si è aggiunta infine la Giuria internazionale, la quale, lo scorso 30 aprile 2026, ha deciso di dimettersi, tenendo fede alla volontà di escludere Russia e Israele dall’assegnazione dei premi (la Biennale ha così istituito due “leoni dei visitatori”).
La questione ha tirato in ballo anche Alessandro Giuli, ministro della Cultura, il quale fin da subito ha fatto sapere che non avrebbe partecipato alla cerimonia inaugurale dell’esposizione.

Giuli aveva inviato alla Biennale quattro ispettori del ministero per raccogliere informazioni sulla partecipazione della Russia. Nella loro relazione, pubblicata dal Corriere, viene riportata una precisazione nella quale la Biennale dice che “la Federazione Russa, in base alle sanzioni vigenti, non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico e, dunque, questo non può essere accessibile nel periodo di apertura al pubblico della mostra“.
Ad aggravare il quadro per la Biennale ci ha pensato infine l’Unione Europea:
“Posso confermare che l’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura (Eacea) ha inviato una lettera per informare la Fondazione La Biennale di Venezia della nostra intenzione di sospendere o revocare una sovvenzione in corso pari a 2 milioni di euro” ha riferito all’Ansa il portavoce della Commissione Ue Thomas Regnier.
Proprio nei giorni di pre-apertura, è arrivata una nuova condanna dell’UE alla partecipazione della Russia alla Biennale, scritta in una lettera indirizzata al governo italiano:
“La Biennale apre sabato. Ironia della sorte, sabato è la Giornata dell’Europa. E la Giornata dell’Europa dovrebbe essere un giorno per celebrare la pace, non un’occasione per la Russia di mettersi in mostra alla Biennale” ha dichiarato Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione Europea.
Buttafuoco: “L’unico veto è l’esclusione preventive”
Il presidente Pietrangelo Buttafuoco, aprendo la conferenza di presentazione al Teatro Piccolo dell’Arsenale della Biennale Arte 2026, ha dichiarato:
“Grazie al ministero della Cultura, nella persona di Alessandro Giuli, a tutte le istituzioni del territorio, alla città di Venezia e a ogni singolo cittadino di questo territorio, alla Regione del Veneto, alla soprintendenza e ai nostri vicini di casa, la Marina Militare. Andare avanti, avere audacia, sviluppare in libertà i vostri progetti. Questo lo raccomanda il presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto ha detto quale è il mandato dell’arte e della cultura: libertà e audacia. Ebbene eccoci”.
Poi in merito al padiglione della Russia, Buttafuoco ha aggiunto:
“Non intendiamo barattare 30 anni di storia che hanno sempre raccontato così il mondo. Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l’unico veto è l’esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna”.